indice news           Il Tesoro dell'Uomo   di Nguyen Khach Vien


Una sera di tanto tempo fa, quando gli uomini e gli animali parlavano ancora la stessa lingua e il manto della Tigre era di un bel giallo omogeneo, il Bufalo tornava dal bagno. Felice e lavato di fresco canticchiava sottovoce una canzoncina e camminava con il naso all'aria, perché, a quel tempo, il Bufalo aveva ancora un naso diritto del quale era molto fiero. Non si accorse di essere seguito sino a quando non udì un « buonasera » morbido e ronfante. Il Bufalo sussultò: in tutto il mondo c'era solo una persona con quella voce e quella persona era la Signora Tigre. «Posso accompagnarti sino al bordo del bosco?», domandò educatamente la Tigre. Non osando dire di no, il Bufalo fece un cenno con la testa; continuarono così insieme il cammino: la Tigre chiacchierava amabilmente tanto che il Bufalo si chiese se meritasse davvero la sua pessima reputazione.
«Non ti si vede spesso nella foresta! », ronfò la Tigre. «Suppongo che tu viva ancora con quell'animale addomesticato che si chiama Uomo». Il Bufalo annuì con la testa.
«Ho anche sentito dire che tu lavori per lui... È vero?». Il Bufalo annuì di nuovo.
«Davvero! Se non l'avessi sentito dalla tua bocca, non l'avrei mai creduto. L'uomo non ha zanne, non ha unghie, non ha veleno né forza e moltissimi animali corrono più forte di lui... e poi è cosi piccolo! Come puoi accettarlo come padrone?». «Penso sia per la sua intelligenza». «Intelli ... cosa?». «INTELLIGENZA», ripeté il Bufalo, compiaciuto di saperne più della Signora Tigre, «qualcosa che solo l'Uomo possiede e che l'aiuta a governare il Cavallo, il Cane e l'Anitra... e me! ».
«Proprio interessante », mormorò la Tigre che aveva seguito il Bufalo solo per fargli questa domanda, « molto, molto interessante... Vedi, se avessi un po' di questa intelli .. cosa la mia vita diventerebbe ben più gradevole. Tutti mi ubbidirebbero, non dovrei fare altro che starmene sdraiata nell'erba e scegliere gli animali più grassi per il mio pasto, invece di arrabattarmi per catturarli.»
"Credi che l'uomo me ne venderebbe un poco?". «Non... non so niente», balbettò il Bufalo. «Glielo domanderò domani! Non credo oserà rifiutare a ME questo servizio!», grugnì la Tigre e disparve.
Il Bufalo continuò il suo cammino a testa bassa, domandandosi se non avesse parlato troppo ma, dopo un buon pasto, ricordandosi che la Tigre non giungeva mai sino alla risaia, si sentì rassicurato.
L'indomani, arrivando nei campi con il suo padrone, vide la Tigre che li aspettava, con il suo bel discorso pronto.
«Non temere, Ometto», disse, facendo una riverenza, «sono venuta qui con le migliori, le più pacifiche intenzioni. Ho sentito dire che tu possiedi una cosa chiamata Intelligenza e vorrei comperarla. Fammi un buon prezzo e vendimela in fretta perché non ho tempo da perdere; non ho ancora pranzato e sarò costretta a mangiarti assieme al tuo Bufalo, se non mi dici subito di sì».
Il Bufalo era furibondo contro sé stesso. Se solo ieri non fosse andato a fare il bagno. Se solo non avesse chiacchierato con la Tigre! Tremava di paura, nonostante il sole caldo del mattino.
«Che grande onore!», esclamô il contadino. «La Signora Tigre che si degna visitare la mia umile risaia e mi offre l'occasione di servire un così magnifico Animale!». E si inchinò come se si trovasse davanti al re in persona.
«Non tare tante cerimonie con una semplice Tigre», rispose questa, molto compiaciuta; «sono venuta solo per comperare...». «Comperare? ... », interruppe il contadino, «Ma niente affatto! Insisto per offrirvi il mio Tesoro come ricordo della Vostra memorabile visita, che onora i miei campi!».
«Eccone uno veramente gentile! Non avrei mai pensato che i contadini fossero così educati», ronfò la Tigre, pensando tra sé: «Che splendida giornata! Mi salutano come fossi un re e mi offrono in regalo l'intelligenza; dopo di che mangerò l'Uomo come antipasto e il Bufalo come minestra».
Questo pensiero accese delle braci verdi nei suoi occhi, ma ad alta voce disse: «E... me la darai subito, vero, Fratello Uomo?». «Volentieri, ma vedete, la lascio sempre a casa quando vado nei campi», rispose il contadino, che aveva notato il verde brillio negli occhi della Tigre; « sapete, Signora, è una cosa troppo preziosa e ho paura di perderla nel fango e poi, non c'è ne proprio bisogno per lavorare. Ma la vado a prendere subito! ».
E il contadino si allontanò, ma ritornò subito di corsa. « Scusatemi, ma non avete detto, proprio poco fa, che non avete ancora pranzato? ». « Si... ma cos'è questa demanda? Va subito a prendere la mia Intelligenza! ». « È che non oso lasciare solo il Bufalo con Voi: rischierebbe di diventare il Vostro pranzo! ». « Ti prometto di non mangiarlo », rispose la Tigre, impaziente, « avanti, avanti,fa presto! ».
« Non dubito affatto delle Vostre promesse, Signora... ma la fame ci fa perdere persino la memoria. Se voi mangiate il Bufalo, chi mi aiuterà nel lavoro? D'altra parte è cosï lento che se lo conducessi con me, ci metterei ore e ore per andare al villaggio e ritornare e non vorrei fare attendere Vostra Altezza... Tuttavia, se Vostra Eccellenza mi permettesse di legarla a quell'albero, potrei lasciare qui tranquillamente il Bufalo per correre il più veloce possibile a cercare il Vostro regalo ».
La Tigre accettò quello che il contadino proponeva. « Lo mangerò dopo, ecco tutto », pensava, mentre il contadino la legava solidamente all'albero, e già aveva l'acquolina in bocca immaginando il sapore del grosso Bufalo, dell'Ometto e di quella cosa misteriosa che chiamano Intelligenza.
Ben presto il contadino fu di ritorno.
« Corri più in fretta di quanto pensassi. Hai portato il mio tesoro? ». « Eccolo! », rispose il contadino, mostrando una cosa luccicante in cima a un bastone di bambù. « Dammelo, dunque! », ordinò la Tigre. Il contadino obbedì. Passò la cosa brillante sotto i baffi della Tigre e questi si misero a fiammeggiare; le passò la cosa luccicante sopra le orecchie, la schiena, la coda e, subito, la bella pelliccia gialla s'incendiò. La cosa misteriosa era un carbone ardente, preso dal focolare.
« Brucia! Brucia! », ruggiva la Tigre. « È l'Intelligenza! », rispose seccamente il contadino, e, voltandosi verso il Bufalo: « Andiamo, torniamo a casa! ». Ma il Bufalo non poteva muoversi, preso da un accesso pazzo di riso: la Signora Tigre, il terrore della giungla, che brucia insieme all'albero al quale si è lasciata stupidamente legare ... era troppo buffo! Il Bufalo rise tanto da rotolarsi nell'erba, incapace di frenarsi fino a che, con la bocca aperta, urtò contro una radice che gli ruppe i denti e gli appiattì il naso: e ancora oggi se ne vedono i segni.
«Cosî imparerai a ridere delle disgrazie degli altri! », disse il contadino sospingendolo verso il villaggio, ma anche lui non poté fare a meno di sorridere.
E la Tigre? Urlò e si lamentò e ruggì e si dibatté; e solo quando le fiamme ebbero consumato le corde che la legavano riuscì a fuggire nella foresta. Ma nonostante le centinaia di migliaia di bagni nel fiume, non si poté mai più liberare delle strisce scure che le corde, bruciando, avevano lasciato sulla sua pelliccia.

 


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