BUGIE DI GUERRA

La NSA «fabbricò» l'incidente del Tonkino

MA. FO. - il manifesto del 03 Dicembre 2005

 

 

Nel 1964 la National Security Agency, il maggiore ente di spionaggio degli Stati Uniti, ha manipolato le informazioni su un famoso incidente, l'attacco della marina nord-vietnamita contro due incrociatori della marina americana nel Golfo del Tonkino: lo si deduce da centinaia di pagine di documenti della NSA a cui è stato tolto il segreto di stato, e in particolare dallo studio compiuto da uno storico della medesima agenzia statunitense, Robert J. Hanyok, che ha rimesso insieme le informazioni di allora.

L'incidente del Tonkino è famoso perché segnò l'escalation della guerra del Vietnam: denunciando l'aggressione l'allora presidente degli Stati uniti, Lyndon B. Johnson, ordinò di bombardare il territorio del Vietnam del Nord e il Congresso autorizzò il dispiegamento di un imponente forza militare nel Sud (la guerra, che ha causato la morte di 58mila soldati Usa e di oltre 2 milioni di civili vietnamiti, è finita dieci anni dopo con la sconfitta americana e la riunificazione del Vietnam).

L'aggressione del Tonkino però non è mai avvenuta. Molti storici lo sospettavano da tempo. Ora però la cosa è suffragata dai documenti messi ieri sul sito della Nsa (www.nsa.gov/vietnam/index.cfm) insieme allo studio compiuto dallo storico della Nsa: Hanyok dice che l'agenzia di spionaggio ha «deliberatamente» manipolato le informazioni in modo da far credere che l'aggressione fosse avvenuta. La Nsa intercetta le comunicazioni - radio, telefono, elettroniche, fax e e-mail, compresa la decriptazione di messaggi in codice: si chiamano signal intelligence, o «sigint». Hanyok scrive che in quel caso la Nsa trattenne circa il 90% degli elementi di sigint di cui disponeva, passando alla Casa Bianca solo quelli che facevano pensare a un attacco nord vietnamita.

 

Scrive lo storico: «La stragrande maggioranza delle informazioni, se usate, avrebbero detto che nessun attacco aveva avuto luogo».

Fare giustizia dei fatti del 1964 ha la sua importanza. Ma qui c'è di più: Hanyok ha consegnato il suo studio nel 2001 alla NSA, che lo ha subito classificato «top secret» anche se parlava di fatti avvenuto 37 anni prima. Solo più tardi altri storici, esterni alla National Security Agency, hanno avuto notizia che lo studio esisteva e nel 2003 hanno chiesto che fosse reso pubblico ai sensi della Freedom of Information Act, la legge sulla libertà d'informazione: ne dava notizia ieri il New York Times, che avanza un'ipotesi: «Alcuni funzionari dell'intelligence credono che la pubblicazione di quell'articolo sia stata ritardata perché l'agenzia temeva un confronto tra il ruolo che ebbero le informazioni manipolate nella guerra del Vietnam e nella guerra in Iraq».

Un portavoce della NSA ieri ha negato: l'agenzia ha aspettato solo per poter rendere pubbliche anche tutte le fonti originarie usate dallo storico. L'ipotesi del NYtimes però resta convincente.


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Fermata la pubblicazione del dossier

sull'attacco fantasma che nell'agosto 1964 innescò la guerra.

ALIX VAN BUREN - la Rebubblica 01-Nov-2005.

 

Imperversava l'uragano Cleo nei cieli sopra l'America il mattino del 5 agosto 1964 quando il presidente Lyndon B. Johnson, con un discorso lungo appena tredici paragrafi letto di fronte al Congresso, scagliò l'America nella bufera del Vietnam. Esordì con queste parole:  «Ieri sera ho annunciato al popolo americano che il regime nord vietnamita ha attaccato ancora una volta e deliberatamente navi della marina americana in acque internazionali..".

 

L'attacco, mai avvenuto, sarebbe passato alla storia come l'incidente del Golfo del Tonchino: la causa scatenante della Guerra dei Diecimila giorni, la più lunga nella storia degli Stati Uniti costata 200 miliardi di dollari, la vita di 58 mila americani e di tre milioni di vietnamiti, la devastazione del Vietnam martellato da 7 milioni di tonnellate di bombe, tre volte più della Seconda guerra mondiale, e lo spettro di una sconfitta che l'America avrebbe impiegato trent'anni ad esorcizzare.

 

Questa è una storia che l'intelligence di Washington conosce bene e non vuole raccontare. È racchiusa, rigidamente coperta dal segreto, nelle 400 paginette fitte di un fascicolo compilato nel 2001 da Robert Hanyok, storico della National Security Agency (NSA), l'Agenzia preposta a intercettare le comunicazioni e a decrittare i codici cifrati. E la ricostruzione di una inesorabile catena di errori, di depistaggi, di falsificazioni che, a detta di un agente, Matthew Aid, intervistato dal New York Times, ricalca da vicino la mistificazione operata dalla Casa Bianca per vendere all'America e al mondo la guerra all'Iraq.

 

Cos'accadde la notte del 4 agosto nel Golfo del Tonchino è rivelato - o piuttosto confermato - da chi ha letto le centinaia di trascrizioni riportate nel fascicolo segreto, intitolato Spartans in Darkness, Spartani nelle tenebre. Non a caso. Quella notte i due cacciatorpedinieri U.S. Maddoxe e Turnerjoy erano in missione clandestina per sostenere un'offensiva lanciata in simultanea dalla Marina sud vietnamita e dall'Aeronautica laotiana contro il Vietnam del Nord. Le ombre ingigantivano i fantasmi, il rombo dell'elica perseguitava l'addetto al sonar bersagliato da "freak weather effects", bizzarre manifestazioni del tempo atmosferico. Nell'incubo troppo reale, i cannonieri della Maddox e della Turnerjoy presero a esplodere munizioni nel vuoto: «Sparavano a obiettivi fantasma», raccontava già dieci anni fa James Stockdale, comandante della squadriglia della Navy in volo di scorta sopra le navi. «Io li vedevo bene dall'alto: laggiù non c'erano PT-boats, motosiluranti...c'erano soltanto l'acqua color di pece e il fuoco dei cannoni americani».

 

L'errore venne presto riconosciuto, ma -stando a chi ha letto il fascicolo segreto - solerti funzionari si prodigarono con altrettanta rapidità nel coprirlo, nel falsificare i documenti per fornire "le prove dell 'attacco". Johnson stesso si lasciò andare col sottosegretario di Stato George W. Bali, nel suo lessico texano: «Hell, diavolo, quegli imbecilli, stupidi marinai sparavano soltanto a pesci volanti!».

 

E tuttavia quelle cannonate nel buio regalarono al presidente il pretesto per realizzare un disegno già pronto: intensificare lo scontro aperto con il Vietnam comunista. Due giorni dopo, il 7 agosto, assieme ai voti del Congresso Johnson ottenne l'approvazione di un intervento illimitato. Scattò la campagna dei bombardamenti aerei. La Risoluzione del Tonchino nacque cosi: per "prevenire ogni aggressione contro l'America.... preservare la pace e la sicurezza internazionale". Espressioni che oggi risuonano familiari.

 

Da tre anni gli storici al servizio del governo reclamano la pubblicazione di quel fascicolo insabbiato. «Divulgare quei documenti è essenziale al dibattito in corso attorno all'Iraq e alla riforma dell'intelligence», rompe il silenzio Matthew Aid, ricercatore indipendente in contatto con la NSA e con la CIA. Invano: «II paragone sarebbe troppo sgradevole con l'intelligence manipolata impiegata per giustificare la guerra all'Iraq», ribatte anonimo al New York Times un funzionario dei servizi di sicurezza. Incalzata da tanto clamore, la NSA annuncia la pubblicazione del "dossier delle tenebre" entro la fine di questo mese. Si conosceranno allora tutti i dettagli di un'operazione iniziata con la caccia a una "pistola fumante" che, ieri come oggi, non esisteva. E il santo Graal dell' intelligence americana svaporerà ancora una volta agli occhi dei meno smaliziati.


«Noi americani siamo gli ultimi ingenui», avvisava Sidney Schanberg, premio Pulitzer del New York Times, l'eroe di "
Le urla del silenzio" che raccontava al cinema la storia dell'amicizia con l'assistente cambogiano Dith Pran, e l'abbandono dell'America. «Noi vogliamo sempre disperatamente credere che stavolta il governo stia dicendoci la verità».