PHU QUOC   –   L’isola esmeralda

Ha la forma di una lacrima, il colore della pietra verde, del mare e delle foreste vergini.
Ma ha anche la fortuna di essere passata indenne tra guerre e modernizzazione.
Ed è rimasta l’unica testimonianza di un passato d’oro.

(foto e testo di Stefano Torrione – Gente Viaggi © GIUGNO 2006)
 

Pochi lo sanno ma è la più grande isola del Vietnam. È adagiata nel golfo del Siam a 45 km da Ha Tien, nell'estremità sudoccidentale del Paese, ma non appartiene al Mekong, il delta più famoso del mondo. Dista soli 15 km dalla Cambogia e, nonostante in lingua khmer la si indichi con il nome «Ko Trai», è a tutti gli effetti un distretto vietnamita della provincia di Kien Giang.
In rete si fa chiamare anche «Emerald Island», isola smeraldo, per le bellezze naturali e per le infinite, inesplorate, potenzialità turistiche. E forse Phu Quoc è veramente un'isola del tesoro, se per questo si intende un luogo sconosciuto ai più, intoccato dai morsi voraci del turismo di massa.

La sua posizione geografica è all'origine del suo destino controverso e ignoto: contesa a lungo dai cambogiani, che ancora oggi ne rivendicano velatamente l'appartenenza, è rimasta esclusa dal celebrato conflitto cha ha attraversato il Sudest asiatico nel secolo passato. Scarsi i riferimenti storici degni della cronaca di guerra, basti pensare che la Prigione del Cocco (Nha Lao Cay Dua) tuttora operativa, presso la cittadina di An Thoi, è l'unica testimonianza del passato riconducibile alla dominazione francese prima e americana poi. Lontana dalle bombe di ieri e dai venti della rivoluzione economica del neocapitalismo alla cinese di oggi - che sta velocemente cambiando il Vietnam – Phu Quoc è rimasta terra a sé, un piccolo Vietnam in miniatura, fedele ai ritmi della natura e alle forze della tradizione.

Grande come Singapore, conta una popolazione di circa 50 mila abitanti per lo più pescatori e agricoltori. Questo numero tuttavia raddoppia nella stagione secca quando scendono da Da Nang numerose flotte di pesca, attirate dai ricchi fondali dell'isola, che attraccano nei porti di Duong Dong, An Thoi e Hon Thom.

Il pesce è il segno distintivo dell'isola dentro e fuori dall'acqua, perno dell'economia e della ristorazione. Il vero oro nascosto si chiama nuoc mam, una salsa di pesce che viene prodotta sull'isola e distribuita in tutto il Vietnam, in larga parte dell'Asia e ora anche in Europa e Stati Uniti. Cuore di tutta la cucina vietnamita e asiatica, il nuoc mam è una risorsa incredibile per gli isolani che ne producono 10 milioni di litri all'anno, ed è apprezzato da chiunque abbia occhi a mandorla e uno stomaco avvezzo a sapori forti.

Persino il Time di recente ha spedito sull'isola un proprio corrispondente per raccontarne la storia. Il più grande stabilimento di salsa di pesce è a Duong Dong, nella distilleria Hung Thanh. Là, in un ampio capannone, vengono messe a macerare, nel sale, le acciughe insieme ad altri tipi di pesce in grandi mastelli di legno per un periodo di fermentazione lungo quattro mesi. L'impressione è quella di una nostra cantina di invecchiamento del vino, non fosse per l'afrore penetrante di pesce fermo che impregna l'aria pesantemente e satura le narici. C'è per la verità anche in Italia un parente lontano della salsa vietnamita, una sorta di nuoc mam nostrano, tale «colatura di alici», prodotta nella Costiera amalfitana e riscoperta di recente anche da uno dei migliori ristoranti italiani, il Don Alfonso 1890 di Sant'Agata sui Due Golfi.

Allontanandosi dalle forti atmosfere di pesce, a Duong Dong, centro nevralgico dell'isola con aeroporto e alberghi, ci si tuffa letteralmente nel grande mercato che si allarga lungo le sponde del porto. Contadine dai cappelli conici vendono verdure colorate e oggetti di artigianato in un clima movimentato e brulicante tipico dei mercati asiatici. A ridosso del «souk vietnamita» il Castello di Cau, bizzarra combinazione tra un tempio e un faro, costruito nel '37 in onore di Thien Hau, la dea del mare protettrice dei pescatori e dei marinai.

La cittadina di Duong Dong è un immaginario parallelo divisorio dell'isola, tra nord e sud, e pertanto punto di partenza per qualsiasi esplorazione. Il nord montuoso è coperto da un'imponente vegetazione tropicale che forma una foresta pluviale di recente dichiarata Riserva naturale, forse l'ultima grande foresta di tutto il Vietnam del sud. A intervallare la rigogliosa natura come geometrici fazzoletti ritagliati, le numerose coltivazioni di pepe nero, prodotto molto stimato per la sua qualità e seconda risorsa economica dell'isola. Lungo la costa occidentale, raggiungibile in motocicletta, il sogno di ogni italiano seduto dietro la scrivania prende forma e un nome. Anzi due: Bai Dai e Bai Thom. Spiagge di sabbia finissima dove il solo rumore è quello delle onde che si rincorrono.
Panorama non meno invitante quello del sud, scendendo per 20 km lungo la striscia di sabbia da Duong Dong ad An Thoi. Bai Khem, Bai Sao e Bai Dam sono le perle del sud, spiagge di impalpabile sabbia bianca, macchiate qua e là dalle sagome rotonde dei baskets boats, i gusci di vimini usati dai pescatori.

Dalla cittadina di An Thoi, dal sapore non tanto vago di covo di contrabbandieri e neopirati, ci si può imbarcare su un peschereccio per una perlustrazione dell'arcipelago di isole e isolotti disseminati nel golfo. Isola del Cocco, delle Lampade, delle Nuvole e delle Ombre, abitate anche solo da una famiglia o da un eremita, rimandano alle letture d'avventura per mari dell'adolescenza.

A Hon Thom, l'isola degli Ananas, c'è una baia speciale dove attraccano centinaia di barche da pesca e da diporto. Ragazze nascoste sotto il grande cappello a cono e con il fazzoletto fino agli occhi, per ripararsi dall'accecante sole, remano in piedi su lunghe canoe e traghettano gli avventori fino alle sponde del villaggio. Rubare l'immagine dell'insolito taxiboat, lento e incessante durante le calde ore della mattina, equivale a osservare a rallentatore la magia di un Vietnam che sta scomparendo.

Tesori in cucina
L’isola di Phu Quoc è famosa in tutto il mondo per i suoi due prodotti tradizionali: il pepe e la salsa di pesce chiamata nuoc mam. Se l’eccellente pepe nero viene coltivato in numerose piantagioni che coprono un’area di 500 ettari, la salsa, quasi onnipresente nella speziata cucina vietnamita, viene prodotta in oltre 80 fattorie sparse sull’isola.
La piccante nuoc mam, analoga al “garum” degli antichi Romani, si ottiene dalla fermentazione di pesce di mare o di acqua dolce. L’ingrediente principale della salsa è un piccolo pesce, il “ca com”, assimilabile alla categoria del pesce azzurro.
Il pescato viene lasciato macerare e fermentare in salamoia in grandi tinozze di legno, spesso con l’aggiunta di spezie e peperoncino, per un periodo di un anno per raggiungere la migliore qualità.
Alla fine del ciclo, dai rubinetti posti in fondo ai tini si “mesce” il prodotto finito che viene imbottigliato o passato in piccole botti per la vendita al dettaglio.
GV