Fiabe della Tradizione Vietnamita

DOPO  IL  DILUVIO
 

 
Dopo alcuni giorni, così come aveva detto il rospo, il Dio dell’Acqua si scatenò come mai prima era successo. Si unirono a lui il Dio del Vento e quello del Tuono. Dal cielo scese una valanga d’acqua che sommerse ogni cosa raggiungendo le montagne più alte.
Molti animali affogarono, altri furono travolti dai flutti, altri ancora riuscirono a salvarsi rifugiandosi su tronchi che, divelti dalla furia, venivano trasportati dalla corrente.
La zattera vagò trascinata dalle acque ma il boscaiolo e i suoi due fratelli si salvarono. Quando smise di piovere, mentre i tre fratelli scrutavano la terra desolata ricoperta dalle acque, un grosso gambero saltò dentro la zattera. Il fratello maggiore lo prese e cercò il modo per cuocerlo, ma si accorse che non c’era più fuoco. L’unico fuoco visibile era quello del sole. I fratelli decisero allora di raggiungere il sole.
Remando con vigore giunsero alla porta del cielo, raggiunsero il sole e il fratello maggiore, entrato in cucina, vide il camino acceso e mise il gambero sul fuoco per arrostirlo.
Seduta accanto al fuoco, intenta a tessere, c’era Donna Sole. Aveva lunghi capelli dorati ed era talmente bella che quando il fratello maggiore la vide se ne innamorò perdutamente. Subito, dimenticato il gambero che ormai si era completamente bruciato, chiese a Donna Sole di sposarlo. Lei acconsentì e così lui divenne il Dio Sole.
Intanto l’acqua cominciò a ritirarsi. La zattera prese a scendere e i due fratelli si ritrovarono sulla terra. Si guardarono intorno e videro che la terra era desolata, un pantano infinito, e non c’era nulla da poter mangiare. Si
disperarono senza sapere che fare ma dalla sua casa sul sole il fratello maggiore li sentì e inviò loro un grosso tronco, alcune termiti e una coppia di lombrichi. Le termiti consumarono il legno facendolo diventare polvere e i lombrichi fecero la loro tana negli escrementi delle termiti e mangiandoli li trasformarono in terra, così che dopo qualche tempo ci fu abbastanza terra da coltivare.
Un giorno il fratello minore disse: “Caro fratello, è bene che uno di noi vada dalla Spirito dell’Acqua per sapere come fare a difenderci nel caso che dovesse venire un altro diluvio”. “Va bene”, disse l’altro fratello, “vai pure, io ti aspetto”. E così il fratello minore partì.
Rimase presso lo Spirito dell’Acqua per diverse lune ed apprese molti segreti. Poi partì per tornare a casa ricevendo in regalo dell’acqua magica.
Sulla strada del ritorno incontrò una vecchia. Si meravigliò perché pensava che sulla terra non ci fossero più donne, ma quando la vide se ne innamorò e le chiese di sposarlo. La vecchia non voleva perché diceva di essere troppo vecchia per il matrimonio, ma il fratello minore la spruzzò con l’acqua magica e la vecchia si trasformò in una giovane bellissima. Arrivati a casa si sposarono. Ma il fratello giovane, volendo imparare altri segreti dallo Spirito dell’Acqua, disse all’altro fratello: “Fratello, penso sia meglio che io torni presso lo Spirito delle Acque per finire il mio addestramento, ti affido mia moglie. Abbi cura di lei”. “Certamente”, disse il fratello.
Ma passata una luna, visto che il fratello minore non tornava, cominciò a desiderare la giovane cognata, così che alla fine i due giovani si comportarono come marito e moglie.
Trascorse che furono altre tre lune, il fratello minore, che nel frattempo aveva appreso dallo Spirito delle Acque ogni segreto, tornò a casa cavalcando un magico destriero.
Stanco del lungo viaggio, dopo aver salutato la moglie andò a riposare. “Ho tante cose da raccontarti”, le disse, “ma ora sono troppo stanco e voglio dormire”. E al fratello che ammirava il superbo destriero disse: “Se vuoi puoi cavalcarlo, ma stai attento a non farlo correre perché altrimenti vola e diventa pericoloso”.
Quando i due innamorati videro che si era addormentato, preoccupati per la situazione, discussero cosa avrebbero potuto fare.
Decisero che la cosa migliore sarebbe stata quella di fuggire e così saliti a cavallo, ignorando le raccomandazioni ricevute, lo frustarono per lanciarlo al galoppo. Il destriero sollecitato cominciò a correre velocissimo alzandosi anche da terra. Ovunque passava distruggeva alberi, boschi, campi, villaggi e dalle sue impronte scaturivano vampate di fuoco.
Quando il fratello minore si svegliò, non vedendo più né la moglie né il fratello e neppure il magico destriero, comprese cos’era successo e pianse disperato.
Il fratello e l’amata continuarono intanto la loro folle corsa. Dove il cavallo sfiorava il suolo si formavano fiumi e laghi, dove si fermava per riposarsi spuntavano monti, si inabissavano valli. Nell’ansia di far perdere le loro tracce i due innamorati salirono verso il cielo ed arrivarono sulla luna e lì rimasero. Infatti in certi giorni ancora oggi li si può vedere. Il cavallo, invece, scese di nuovo sulla terra e all’atterraggio aprì un fiume enorme, larghissimo, quello che ora è chiamato oceano.
Il fratello giovane, dopo aver pianto disperatamente per la scomparsa della moglie e dell’altro fratello, vedendo che tutta la terra era in fiamme cercò una soluzione. Con l’acqua magica che gli aveva donato lo Spirito dell’Acqua, inondò la terra e le fiamme si arrestarono. La terra tuttavia era desolata e arida, l’aria era impregnata da un acre odore di bruciato e lui era solo, senza nessun altro a fargli compagnia.
All’improvviso tuttavia da quella terra devastata spuntò una zucca che crebbe rapidamente e divenne enorme. Quando la zucca fu matura, il giovane cercò di aprirla. Ma la sua buccia era spessa e dura e per quanto provasse con pietre o con rami non gli riuscì di scalfirla.
Allora accese all’intorno grandi falò e finalmente la zucca si crepò e si aprì. Prese poi l’acqua miracolosa e la versò all’interno lanciando tre alte grida. Improvvisamente il cielo si fece chiaro, gli animali del bosco cominciarono a cantare e l’acqua zampillò dalle sorgenti. Una fresca brezza avvolse il bosco, le piante stormirono di piacere e i prati si cosparsero di fiori.
Poi dalla zucca cominciarono a uscire gli uomini. Dapprima uscirono i Ta Oi e poiché uscirono per primi, quando ancora la fessura era stretta e cosparsa di cenere, avevano un colore nero come la fuliggine. Poi vennero gli antenati dei Van Kieu che erano di carnagione grigiastra perché la fessura si era allargata e non si erano sporcati molto.
Uscirono poi, insieme, un Edé, un Sedang e un Banhar. Il primo e l’ultimo si sporcarono leggermente mentre quello di mezzo rimase pulito. Tutti e tre avevano però i capelli ricci, bruciacchiati dal calore che ancora si sprigionava dalla zucca.
Man mano poi uscirono i Khia, i Sach, i Dao e i Tay. Qundi i Khmer, seguiti dai Lao e dai Thai. Quando uscirono i Thai, la cenere che ancora volteggiava nell’aria avvolse alcuni di loro, per cui questi hanno la pelle più scura.
Infine, per ultimo, uscirono i Viet. Uscirono correndo e quindi non si sporcarono e anzi la loro pelle risultò leggermente giallognola in quanto, rimasti a lungo nella zucca, ne presero un poco il colore. Tutti questi uomini portavano cereali, frutta, verdura, arachidi, sesamo, manioca e tanti altri prodotti; i Viet avevano grandi gerle colme di riso.
Infine apparve il Dio della Terra. Li radunò e disse loro: “Siete tutti fratelli, cresciuti nella stessa zucca. Ora affido a voi questo territorio perché lo coltiviate e lo bonifichiate. I Ta Oi, i Dao e i Van Kieu andranno sulle montagne, dissoderanno i pendii e cacceranno nelle foreste.
Gli Edé, i Banhar e i Sedang andranno sulle montagne più alla destra del sole dove ci sono le foreste più grandi e fiumi profondi, gli altri andranno più in basso. Chi vorrà mangiare riso lo coltiverà, chi vorrà mangiare carne rimarrà nella foresta.
I Khmer, i Lao e i Thai andranno verso il sole quando tramonta, pescheranno nei grandi fiumi e mangeranno pesce.
Voi Viet, infine, che siete minuti e intelligenti, porterete verdura e semi con il bilanciere. A voi affido le pianure”. Ciò detto scomparve tra tuoni e lampi. I fratelli organizzarono allora una grande festa e si diressero ciascuno verso il territorio che era stato loro assegnato.