Il Viet Nam "in pillole"

AMBIENTE GEOGRAFICO

    

IL DELTA DEL MEKONG

ETNIE A CONFRONTO

            

USI E COSTUMI

  


AMBIENTE GEOGRAFICO

Il paese

II Vietnam si estende nella parte orientale della penisola indocinese il suo territorio (329.000 Kmq.) e' in gran parte montuoso, colline e montagne coprono infatti i 3/4 della superficie. Il territorio vietnamita misura 1650 km da nord a sud. Nella parte più stretta, dalla frontiera laotiana a Dong Hoi misura 60 km in direzione est-ovest. Lo sviluppo delle frontiere terrestri e' di 3535 km di cui 1050 con la Cina a nord, 1560 con il Laos e 925 con la Cambogia a ovest, mentre quello delle coste e' di 3000 km; le coste si affacciano a nord sul Golfo del Tonchino, al centro-sud sul mar Cinese meridionale, mentre nel sud-ovest si specchiano nel Golfo del Siam.
Il Vietnam comprende a nord il Tonchino, regione geografica corrispondente al basso bacino del fiume Rosso e centrata nella piana alluvionale di Hanoi, a Sud la Cocincina, in gran parte occupata dal delta del Mekong, dalle foci del Dong Noi ed intersecata da una fitta rete di fiumi e canali, mentre la zona centrale appartiene al dominio della catena montuosa dell’Annam che si sviluppa parallelamente alla costa. 
Le cime maggiori superano i 2500 metri. Rapidi e brevi corsi d'acqua si gettano nel Mare della Cina meridionale, bagnando le strette pianure costiere Queste pianure sono collegate all'evoluzione morfologica della fascia costiera.
Originariamente le coste erano estremamente frastagliate interrotte soprattutto nella parte settentrionale, da ampi golfi; numerosi promontori che si dipartivano dalla catena Annamita. II mare le modellò in un primo tempo distaccando isole e isolotti rocciosi, come quelli che si trovano nella Baia di Ha Long. La costa cominciò successivamente a evolversi verso le forme attuali, prima ad opera dei fiumi, con risultati imponenti come alle foci del Fiume Rosso che costruì il delta del Tonchino, e del Mekong a cui si deve la pianura della Cocincina; in seguito cominciò a manifestarsi anche una lenta emersione della piattaforma sottomarina, e di conseguenza un sollevamento dei depositi alluvionali che vi si erano sedimentati fino ad una altezza leggermente superiore al livello marino. La formazione di dune e di cordoni sabbiosi litorali che si appoggiano ai promontori rocciosi, è legata ad una corrente marina proveniente da nord che ha cominciato a trascinare detriti verso sud, nonostante la presenza, durante l’estate di una corrente in direzione inversa.
Anche le uniche zone pianeggianti, di notevole estensione, costituite dai due grandi bacini alluvionali, presentano tra loro una certa differenza. Il Tonchino, completamente piatto, conserva la figura trapezoidale dell'antico golfo dove si evidenziano soltanto i profili dei terrazzamenti fluviali; la Cocincina invece è interrotta ai margini da dossi granitici alti fino a quasi 1000 metri.

Il Nord e la pianura del Tonchino                                                           top del file

II rilievo della regione è costituito generalmente da colline e montagne basse, in media 600 metri di altezza, interrotte da depressioni con orientazione NW-SE. Ad ovest del Fiume Rosso si innalzano siatemi montuosi con cime anche di 3000 metri, collegandosi ai rilievi dell'alto Laos e verso sud alla catena Annamita.
Il nord resta comunque una regione di altopiani. Lungo la frontiera con la Cina si estende l'altopiano calcare più elevato del Viet Nam; ad est si susseguono altri altopiani calcarei. Tutti questi altopiani hanno subito una generale evoluzione in Karst (forme gibbose, arrotondate) e sono oggi interrotte da profondi burroni e canyon.
La porzione di territorio che si affaccia sul Golfo del Tonchino presenta rilievi che raramente superano 1000 metri; questi proseguono lungo un crinale sottomarino, per riaffiorare in corrispondenza dell'isola cinese di Hainan. È questa una regione estremamente pittoresca, specialmente là dove le antiche montagne erose dai venti e dalle acque affiorano dal mare in prossimità della costa, formando circa 1200 fra isole ed isolette; tipica e' la baia di Ha Long, dominata da enormi faraglioni neri, erosi alla base e perforati dai mare che vi ha scavato un infinito numero di anfratti.
La regione più importante del Tonchino, specialmente dal punto di vista umano, e' la grande zona del delta del Fiume Rosso, che occupa un area di circa 15.000 km quadrati, in continua espansione verso il mare per l'apporto di enormi quantità di detriti (calcolati in 80.000.000 di metri³ all'anno). La città di Hanoi dista oggi 100 km dal mare, ancora quattro secoli fa era un centro marittimo.
Al bordo del bassopiano deltizio affiorano rilievi calcarei (colline Kini Au, Hai Phong e Hao Bac): sono gli ultimi resti visibili delle cime che si ergevano nella vallata prima che essa fosse interamente colmata dai depositi alluvionali.

Pianure costiere                                                                                      top del file

Ad ovest il Tonchino si allaccia direttamente alla dorsale montuosa dell'Annam, e qui si trovano le cime più elevate del Paese: il Fan Si Pan (3142 m.) ed il Phu Luong (2985 m.). Alcuni passi facilmente praticabili si aprono fra i rilievi montuosi: il più noto e' quello di Cao Bang, nell'estremo NW.
Verso sud le cime tendono ad abbassarsi fino alla cosiddetta "Porta dell'Annam" o Hoanh Son, un valico posto a soli 120 m. di quota, oltre il quale iniziano la grande curvatura della catena Annamita e il Viet Nam centrale, chiamato impropriamente Annam, denominato Trung Bo o "Regione Centrale" dai vietnamiti. Si tratta di una regione montuosa compresa entro i 2000 metri, solamente nella parte settentrionale; le linee di displuvio seguono generalmente un andamento parallelo alla costa ma, mentre a nord sono abbastanza definite e corrispondono allo spartiacque tra gli affluenti del Mekong e i corsi d'acqua che sfociano direttamente nel Mar Cinese meridionale, a sud del monte Atuat (2500 m.) si moltiplicano, separando valli fluviali aperte verso sud o isolando bacini intermontani difficilmente comunicanti fra loro e con la costa. In prevalenza a nord riscontriamo superfici calcaree, granitiche al centro e basaltiche al sud.
Dalla dorsale principale si dipartono verso la costa numerosi e complessi rilievi collinari, che a volte spingono i loro contrafforti fino alla costa, isolando brevi piane alluvionali in corrispondenza degli apparati di deflusso dei corsi d'acqua.
Questi ultimi sono particolarmente numerosi, con regime prettamente monsonico: pressoché asciutti durante la stagione secca, si gonfiano durante le piogge, e resi irruenti dalle forti pendenze, diventano estremamente pericolosi. 
I rilievi del Vietnam centro meridionale sono caratterizzati dal predominio di strutture tabulari. Fra Da Nang (Tourane) e Ho Chi Minh (Saigon) affiora un potente massiccio di terreni cristallini primari, spesso coperti di arenarie e di rocce eruttive, sotto forma di colate laviche e di apparati vulcanici. Nel complesso questi altopiani del sud presentano una notevole asimmetria. Molto alti ad est, precipitano bruscamente sul mar della Cina fra capo Batangan e capo Pedaran. Verso ovest, invece, scendono dolcemente con altopiani a gradinate quali l'altopiano di Kontum Plei Ku, occupato dai Bahuar e dai Tarani a sud; l'altopiano di Darlac (regione di Ban Ne Thuot) occupato dai Rhade; altopiano del Lang Bian che deve il nome al vulcano che lo domina (2163 m.) a nord di Da Lat; gli altopiani di Djiring, di Blao e di Ma, drenati dal Dong Nai e dal suo affluente Seng La Nga, e infine, a sud-ovest, l'altopiano dei Muong o altopiano Centrale, a nord del Dong Nai.

La Cocincina                                                                                             top del file

La catena annamita si abbassa gradualmente verso sud, fino a scomparire sotto la coltre alluvionale che forma la grande pianura della Cocincina. È questa un terrapieno estremamente uniforme, costituito dal delta del Mekong e del Van Co, esteso circa 40.000 Kmq. 
Il fiume Mekong attraversa la Cocincina per circa 220 km, e prima di inoltrarsi si divide in due bracci principali: il Tien Giang, o fiume anteriore, e l'Han Giang o fiume posteriore, i quali a loro volta si dividono in numerosi rami minori, per cui nel complesso il Mekong giunge al mare con nove bocche: per questa ragione sono rare le inondazioni del delta, grazie anche allo sfogo che più a nord il Mekong trova nel lago Tonle Sap. La piena annuale, che raggiunge il massimo in ottobre-novembre, e' quindi abbastanza graduale: la pianura viene ricoperta dall'acqua che però non interrompe il ciclo vegetativo delle colture, e che si arresta in corrispondenza dei banchi sabbiosi molto allungati, i quali testimoniano il lento ritiro del mare. Alcune volte gli argini naturali isolano vaste regioni che rimangono paludose per il resto dell'anno, come la cosiddetta Piana dei Giunchi, ad ovest di Ho Chi Minh Ville. Altrove il fiume scorre lentamente in meandri, tra fertilissime terre rosse lateritiche a nord, e tra terre grigie argillose nel resto della regione. Nel paesaggio predominano le risaie, raramente interrotte da colture di noci d'areca o caucciù, da piantagioni di tè e di caffè.
Altri fiumi scorrono più ad oriente e si congiungono a pochi chilometri dal mare, in un intricatissimo delta formato dal Saigon, dal Song Be, dal Dong Nai.
Il clima monsonico predomina in tutta questa zona bassa, con temperature uniformi intorno ai 25-26 gradi centigradi. Oggi, a causa del progressivo estendersi delle colture, non rimane più nulla dell'originale boscaglia che un tempo copriva tutta la Cocincina, e della ricchissima fauna. Resta tuttavia qualche limitata fascia boscosa sugli argini naturali e qualche zona costiera di foresta a mangrovia, generalmente allagata d'acqua salmastra, alle foci del Dong Nai e del Saigon, alle bocche del Mekong e nella penisola di Ca Mau.

Idrografia                                                                                                top del file

Il territorio vietnamita e' percorso da numerosissimi corsi d'acqua, che hanno inciso profondamente le coperture sedimentarie superficiali. Si tratta in genere ai fiumi brevi ma eccezionalmente erosivi i quali, trasportando abbondanti sedimenti, continuano ad ampliare le zone deltizie.
A nord il Paese e' attraversato dal Fiume Rosso (Song Cai), che nasce sull'altopiano dello Yunnan. Dei suoi 1200 km di lunghezza 510 scorrono in territorio vietnamita (di cui 50 km fungono da frontiera) nel quale entra attraverso la valle di Lao Cai, la "Porta della Cina". Qui il fiume comincia a raccogliere le acque di numerosi affluenti, che per le loro grandi quantità d'argilla trasportata, assumono colore rossastro, a cui deve il suo nome. Più a valle il Fiume Rosso riceve due grandi affluenti: da nord il Fiume Chiaro, cosi denominato per le sue acque limpide e tranquille ed a sud il Da (Fiume Nero, 543 km.) cosi chiamato per il colore scuro delle acque che attraversano terreni dove vengono sfruttate a cielo aperto miniere di antracite. 
Tutti i fiumi del Tonchino sono alimentati esclusivamente dalle piogge e presentano quindi notevoli variazioni stagionali tra le portate, minime e massime. Il Fiume Rosso al suo ingresso nel bassopiano tonchinese, ha una portata di 700 metri cubi al secondo nella stagione asciutta e di oltre 30.000 metri cubi al secondo nel periodo delle piogge. Nella pianura gli argini naturali del letto maggiore sono stati col tempo rinforzati e sopraelevati; ma nonostante le poderose opere di imbrigliamento, il fiume spesso straripa, provocando ingenti danni.
I fiumi costieri del Viet Nam centrale hanno bacini molto ridotti, inoltre, scendono da alture vicine al litorale, raggiungono assai rapidamente il mare; sono brevi ed il profilo longitudinale del loro corso e' in forte pendio, il loro regime torrenziale. I più importanti, a nord della porta dell'Annam - il Song Ma (460 km) e il Song Cha (500 km.) - hanno costruito le pianure di Thanh Hoa e di Vinh, che formano, insieme con il delta del Fiume Rosso, il vasto insieme delle pianure del nord. Lo Huong Giang è il "Fiume dei Profumi", bagna Hue a dodici chilometri dalla costa; il Sonh Cua Dai ha edificato la pianura del Quang Nam (Da Nang).Il Fiume dei Profumi a Hue
Nel sud il fiume più importante è il Mekong la cui lunghezza è di 4220 km di cui 220 scorrono in territorio vietnamita; la pianura della Cocincina è opera di questo fiume. Le alluvioni trasportate dal Mekong, stimate in un miliardo di metri cubi l'anno, vengono trascinate verso sud ovest da una corrente costiera e contribuiscono ad allungare di 80 metri l'anno il promontorio
di Ca Mau. Sulla costa depositi di fango vengono consolidati dalle mangrovie. Tra Ho Chi Minh e il Bassac, le terre sono ben drenate: ad ovest del Bassac le terre vengono ancora inondate regolarmente. La relativa calma di questo fiume ha facilitato anche la costruzione di canali navigabili e di irrigazioni nella zona deltizia, fungendo al tempo stesso da vie di comunicazioni e da elemento indispensabile per la risicoltura.

Il Clima                                                                                                     top del file

Posto immediatamente a sud del Tropico del Cancro, il Viet Nam e' nel suo insieme soggetto ad un clima caldo umido, e rientrando nell'area della circolazione monsonica presenta condizioni climatiche differenti nelle sue varie regioni, localmente influenzate anche dai rilievi.
L'inversione del monsone è il fenomeno meteorologico più importante nel corso dell'anno. In gennaio un regime di alte pressioni ristagna sull'Asia Centrale, mentre a sud-est, in corrispondenza del continente australiano, si genera un regime di basse pressioni. Nascono perciò dei movimenti di masse d'aria dalle zone anticicloniche settentrionali verso quelle cicloniche meridionali: è il ciclone invernale, un flusso d'aria fredda e secca, che va progressivamente riscaldandosi alle latitudini meridionali. In luglio la situazione barometrica si inverte ed il vento segue un andamento sud-nord: è il monsone estivo, caldo e umido, che provoca le grandi piogge.
La distribuzione generale delle piogge nel territorio vietnamita e' poi influenzata dai tifoni: essi si formano sull’Oceano e, muovendosi da est a ovest, investono con grande violenza tutta la fascia costiera orientale. La configurazione del territorio vietnamita (sviluppo in senso meridiano) fa sì che i tifoni interessino le sue coste in periodi diversi. Nel periodo giugno-luglio i tifoni investono le regioni settentrionali, in agosto interessano le zone centrali e in settembre-ottobre si manifestano nel Viet Nam meridionale.
Le piogge più importanti si registrano sia in alta montagna, nel nord, a Chafa, sia sulla costa del Viet Nam centrale e sulle alture della catena Annamita. La regione meno umida è quella di Phan Ri e di Phan Thiet.
Le temperature medie oscillano tra 20 gradi (minimo di gennaio) e 27 gradi centigradi (massimo di luglio); le precipitazioni passano da 3000 mm. annui a nord a 1000-1500 mm. a sud. L'umidità relativa supera l’80-90% durante la stagione delle piogge.
In relazione al clima, il Viet Nam appartiene, nel suo insieme al dominio della foresta sempre verde, e, dove la stagione secca si prolunga, a quella della foresta tropicale; al di sopra dei 1300 m. compaiono le conifere.
Nelle pianure, oltre al bambù (detto localmente truc), numerosi sono i tipi di palme e di essenze tropicali, dal legname duro e pregiato, come il san, il lim e il duoc, un legno durissimo molto usato per la costruzione di case e imbarcazioni. Nelle foreste a mangrovia delle zone più basse e umide, sono presenti altri tipi di piante tropicali, dal fusto spesso e alto: il mam, il coc e il su. Sui rilievi sono diffusi il coc, il palissandro, il mun (una specie d'ebano) e il kien-kien dell'Annam.

 

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IL DELTA DEL MEKONG

Il fiume

Il Mekong è chiamato dai Vietnamiti "Cuu Long Ciang" cioè: Fiume dei Nove Dragoni, riferendosi al suo delta; vi si riconoscono effettivamente otto grandi estuari. Inoltre, poiché secondo le credenze di quelle popolazioni il numero otto non porta bene, è stato aggiunto un nono dragone, cioè un altro estuario del fiume anche se molto piccolo, stretto e piuttosto corto. Per un vietnamita, un qualsiasi corso d’acqua rappresenta un'importante fonte di vita, una grande forza, un “dragone". Ecco perché, riferendosi al suo Delta è stato chiamato "fiume dei nove dragoni". 
Il Mekong è il fiume più importante dell'Indocina, e uno dei maggiori di tutta l’Asia Nasce nel Tibet orientale a 5000 metri di altitudine e, dopo un percorso di circa 4000 Km sfocia nel Mar Cinese Meridionale, dopo aver attraversato numerosi Paesi, tra cui il Laos, la Cambogia e lo stesso Viet Nam.
L’antica colonia di Cocincina fa oggi parte del Viet Nam ed è la zona dove la popolazione vive uno stretto rapporto con il delta del Mekong. Questo incomincia in prossimità di Phnom-Penh (Cambogia), dove il fiume è largo 3 Km; presenta una superficie di circa 22.000 km² (quasi quanto la Sardegna), che si è formato in seguito alle alluvioni del Mekong stesso, e che hanno colmato, in epoca recente, un antico golfo marino che si trovava tra la catena Annamita e la catena dell'Elefante. La grande massa alluvionale è, sotto l'azione di una corrente marina, responsabile della formazione della penisola di Ca-Mau, la cui punta è rivolta verso il golfo di Thailandia e che ogni anno si allarga di circa 60-80 metri.
A Phonm-Penh il fiume si divide in due corsi d'acqua minori: il Fiume Anteriore (orientale) a nord, che convoglia tre quarti delle acque; è il più profondo e più frequentato dalle navi. Si divide in vari rami sfocianti con sei estuari detti "cua". Il secondo corso è il fiume Posteriore o Bassac, che termina con due bocche.
I rami del Mekong comunicano tra loro attraverso una grande quantità di canali naturali detti "rach", ma anche per mezzo di canali interamente scavati dall'uomo. In questa zona la navigazione si basa molto sulla marea. La fitta rete di canali rappresenta la vita stessa del paese; molte "giunche" e "sampan" circolano avanti e indietro, costituendo il mezzo di trasporto e di comunicazione più frequente. La portata del Mekong oscilla tra i 15.000 metri³ al secondo nel periodo di magra, e i 60.000 metri³.
La pianura del delta del Mekong, situata in zone calde e bagnate da frequenti piogge, è infatti molto adatta alla coltivazione del riso che richiede, durante il suo ciclo vegetativo, di temperature elevate e molta umidità. A volte, in buone condizioni di coltura, si possono ottenere due raccolti durante l'anno. Il riso non è l'unica ricchezza agricola della regione. Sono state introdotte o incrementate altre colture come piantagioni di caucciù, caffè, juta, pepe, tabacco, cotone, palme da cocco; piuttosto importante e' la coltivazione della palma da zucchero. Non mancano però zone a foresta di una certa ampiezza. Estesi boschetti di palme Borassus orlano gran parte dei canali navigabili interni; esistono ancora foreste litoranee a mangrovia attorno alle bocche del Mekong e lungo la linea costiera della penisola di Ca-Mau.

La Fauna                                                                                                 top del file

Lungo le rive salmastre a mangrovia del delta non è difficile imbattersi in un tipo di fauna che merita di essere ricordata per la sua interessante biologia e per il comportamento. 
Tra i «pesci, per esempio, è tipico il perioftalmo, che ha abitudini praticamente anfibie e popola in gran numero le zone costiere, soggette al gioco delle maree, ed i corsi d'acqua in piena. Le sue pinne pettorali allungate e modificate assomigliano a due piccole braccia; gli occhi sporgenti e ravvicinati sono posti sulla sommità del capo. Questo pesce, di modeste dimensioni, è in grado di uscire dall'acqua per saltellare sul terreno fangoso ed addirittura arrampicarsi sulla base emersa delle mangrovie. Durante la loro permanenza fuori dall'acqua i perioftalmi vanno a caccia di cibo: insetti, vermi, piccoli crostacei e molluschi. L'esposizione ai raggi solari non sembra nuocere alla loro pelle, che è rivestita da uno strato corneo protettivo; inoltre, mediante espansioni interne delle camere branchiali, ricchissime di capillari, sono in grado di effettuare scambi gassosi direttamente con l'aria atmosferica. Tuttavia, una buona parte di scambi respiratori avverrebbe anche tramite la coda, fortemente vascolarizzata e tenuta a contatto dell'acqua o immersa nella melma durante le ore di permanenza fuori dall'acqua del perioftalmo.
Anche l'anabate arrampicatore, che abbonda nelle acque più interne del Mekong, ha un comportamento curioso. Spesso, durante le ore di pioggia notturna o quando il clima si fa più umido, questo pesce lascia l'ambiente acquatico e si inerpica sulle rive verso la terra ferma, superando argini e massi che si trovano sul suo percorso. La coda e le robuste pinne pettorali e ventrali, pur non essendo sviluppate come quelle del perioftalmo, gli permettono di percorrere, strisciando al suolo, distanze di qualche centinaio di metri. Un particolare organo respiratorio consente al pesce di assumere ossigeno atmosferico anche fuori dall'acqua.
Un altro singolare abitante delle lagune salmastre di mangrovie e delle acque dolci di fiumi e canali è il cosiddetto pesce arciere. Lungo circa una ventina di centimetri, il corpo a forma romboidale e appiattito ai lati. Il capo è dotato di grandi occhi mobili e di una bocca affusolata. II pesce arciere è un predatore dalla mira infallibile: adocchiata la preda (in genere insetti in volo o posati sulla vegetazione sovrastante l'acqua), il pesce la colpisce con un violento spruzzo d'acqua emesso dalla bocca; caduta in acqua la vittima viene subito mangiata.
L'ambiente acquitrinoso della valle del Mekong e in genere della Cocincina, offre un habitat ideale a varie specie di uccelli pescatori, proprio in virtù dell’abbondanza di pesci e invertebrati acquatici. Le ramificazioni del delta e le coste sono spesso meta di voli di starne e dei curiosi becchi a forbice; questi ultimi si nutrono in volo rasentando e fendendo l'acqua con la mandibola inferiore per catturare i pesci in superficie.
Altri uccelli come gli aironi, bianchi e purpurei, e le aniughe dal lungo collo serpentino, preferiscono appostarsi per lungo tempo tra la vegetazione marginale di paludi e risaie per sorprendere le prede e trafiggerle a colpi di becco. Non mancano naturalmente varie specie di anatre e oche, mentre cormorani e grossi trampolieri come i tantali e l’ibis gigante frequentano di preferenza gli acquitrini e le mangrovie costiere. Tra i predatori di pesci più spettacolari si devono ricordare infine alcuni rapaci, come l’aquila pescatrice e la civetta pescatrice con abitudini di pesca nettamente diurne.
Ma è' il bufalo domestico l'animale più caratteristico di tutta la sconfinata area coltivata a riso del delta, aiuto insostituibile dell'agricoltura vietnamita per i pesanti lavori agricoli e preziosa riserva di latte e di carne.                                                                                                                              

ETNIE A CONFRONTO                                                 top del file  

Generalità

La conformazione del territorio e le vicende storiche hanno contribuito ad ostacolare l'unità del Vietnam.
Etnicamente, invece, il paese si presenta assai più omogeneo di altre nazioni del Sud-Est asiatico, almeno da un punto di vista quantitativo; circa il 90% della popolazione globale è rappresentata da Kinh, i vietnamiti, uniti nella lingua, nella cultura, oltre che nell'appartenenza ad una sola nazione, ora che e' caduta la divisione politica tra Nord e Sud.
Il Viet Nam è l'unica regione del Sud-Est asiatico ad essere stata dipendente per secoli ad uno stato straniero. La Cina ha occupato buona parte del territorio corrispondente all'attuale Viet Nam del nord ininterrottamente per oltre un millennio, dal III° secolo a.C. al 939 d.C. e ancora, in seguito, nel XV° secolo. L'influenza cinese ha lasciato segni profondi nella maggioranza vietnamita, plasmandone la cultura, determinando la storia di quella società e definendo persino la distribuzione degli insediamenti. Il Confucianesimo assimilato appunto dalla Cina, fu la regola di vita dominante nei rapporti, domestici così come nell'organizzazione dello Stato, dall’XI° al XX° secolo. 
Disinteressata ai problemi dell'al di là, la dottrina confuciana predicava una rigida disciplina all'interno della famiglia, il rispetto verso il re e i suoi rappresentanti, l'osservanza degli obblighi sociali, la ricerca della pace e di buoni rapporti con gli altri. Alla base della concezione di vita confuciana vi era l'idea dell'uomo come essere sociale, non come individuo provvisto di un proprio destino autonomo, in questa vita come dopo la morte.
Una tale dottrina, come e' comprensibile, favorì l’affermarsi di un forte stato centralizzato, quale fu il regno del Vietnam con la dinastia dei Leh. Oltre al Confucianesimo, dalla Cina giunse anche il buddismo, che offrì alla popolazione locale un sistema di pensiero, credenze e pratiche di vita sotto molti aspetti alternativi.
I tratti somatici dei vietnamiti sono la risultanza degli incroci tra le stirpi proto-indocinesi di razza melanesiana e le stirpi mongoliche scese dalla Cina meridionale; il mongolismo, comunque, è notevolmente attenuato, specialmente nelle zone centrali e meridionali dove emergono più chiaramente i caratteri indonesiani. La culla di questa stirpe è il Tonchino, ma oggi essa domina nettamente anche lungo tutta la costa della penisola; durante la secolare marcia verso Sud, spinti dall'invasione cinese, i vietnamiti hanno rapidamente amalgamato gli altri gruppi etnici minori, dando ad essi la propria cultura, la propria religione, la propria lingua che è tuttora un miscuglio di voci proto-indocinesi, indiane (di origine sanscrita) e, soprattutto, cinesi. Va rilevato comunque che i vietnamiti hanno da tempo abbandonato la scrittura cinese, per adottare l'alfabeto latino importato dai colonizzatori francesi: in tal modo il vietnamita e' l'unica lingua agglutinata del mondo che non usa i caratteri ideografici o della scrittura pali in uso in Thailandia e in Cambogia; per rendere l'estrema varietà dei suoni, di cui è ricca la lingua vietnamita, si ricorre ad una grande quantità di segni diacritici posti sopra o sotto le lettere dell'alfabeto latino.
La grande maggioranza dei vietnamiti vive oggi nelle campagne e basa la propria sussistenza sul riso, che viene coltivato in risaie irrigate grazie ad un complesso sistema di canali e corsi d'acqua. L'unica città di notevoli dimensioni. Ho Chi Minh, che aveva visto crescere rapidamente la popolazione per immigrazione interna durante la guerra tra Nord e Sud, ha ora tendenza a ridimensionarsi attorno ai tre milioni di abitanti. Si è andata accentuando l'espansione dei vietnamiti verso le zone di montagna, dove tendono a rimanere nelle vallate, ben distinti e separati dai montanari, anche se i villaggi degli uni e degli altri sono spesso adiacenti. Oltre a coltivare riso in immersione (mentre i montanari lo coltivano all'asciutto), i vietnamiti controllano il commercio. Dispongono di conoscenze e di tecniche utili nelle attività economiche e nella vita quotidiana, (in parte assimilate di recente dagli occidentali), che sono ignote alle popolazioni di montagna; ciò crea un nuovo motivo di antagonismo, che si aggiunge a tensioni che risalgono ad antica data.


Le minoranze etniche del Viet Nam                                                       top del file

Delineare una geografia umana del paese, che conta oggi più di 60 milioni di abitanti, e' impresa ardua poiché numerosi disordini, guerre e calamità naturali hanno modificato il territorio d'insediamento delle varie etnie. Tuttavia, come nel passato, la ripartizione del territorio tra i vari gruppi etnici e' determinata dalla conformazione fisica del Paese, in quanto da sempre esistono gruppi insediati nelle pianure e gruppi che si dividono i territori montuosi.
Le pianure, sia che siano vasti delta come quelli del Fiume Rosso o del Mekong, o minuscole pianure costiere come quelle del centro del Paese, sono occupate dai vietnamiti, che rappresentano l'88% della popolazione attuale. Essi vivono ammassati su meno di 50.000 kmq. di pianura, raggiungendo in certi luoghi densità rurali straordinariamente alte, lasciando il resto del paese (più di 250.000 kmq.), coperto da altopiani e da montagne, abitato da poche migliaia di persone appartenenti ad una moltitudine di tribù e di gruppi etnici diversi.

Le minoranze del Nord

Sulle montagne intorno al Fiume Rosso, ai confini con la Cina, vivono popolazioni appartenenti a quattro gruppi etnolinguistici principali: Viet-Muong, Thai, Meo e Man. I Viet-Muong sono considerati gii ultimi discendenti diretti degli abitanti della zona settentrionale del Vietnam. Sono circa 400.000 persone, e rappresentano un gruppo omogeneo, isolato dagli altri, dedito alla coltivazione di riso su terrazzamenti ricavati dai fianchi delle montagne. Più numerosi, dispersi e culturalmente eterogenei sono i Thai, che comprendono numerosi gruppi, tra loro differenziati per molti aspetti, anche se culturalmente affini, di cui i principali sono i Tho, i Thai Bianchi, i Thai Neri, i Nung e i Nyang. La loro organizzazione sociale tiene in scarso conto i confini nazionali e ognuno di questi gruppi mantiene stretti contatti con le corrispettive comunità stanziate in Laos e nella Cina meridionale. I villaggi Thai fanno capo ad una struttura più ampia, denominata "muong", che rappresenta una sorta di unità politico - amministrativa locale. Secondo la tradizione, la terra di un "muong" appartiene tutta al capo di una famiglia nobile, a cui i singoli contadini sono legati da una sorta di vassallaggio. Se non coltivano la terra, i contadini perdono ogni diritto su di essa e il capo "muong" la ridistribuisce tra i suoi sudditi. A est del Fiume Rosso, in un territorio che degrada verso le pianure, vivono i Tho, assai più aperti ai contatti con i vietnamiti. Una parte di essi si è vietnamizzata a tal punto da da formare una elite ben definita e distinta dal resto della popolazione. Sono i Tho-ti, una aristocrazia ereditaria che risale alla fusione di alcune famiglie mandarine, i cui capi erano stati inviati in quelle regioni dal governo con funzioni amministrative, con i Tho locali. Acquistato lo stesso prestigio dei mandarini, i Tho-ti hanno rappresentato un costante veicolo di contatto e di influenza da parte vietnamita. A parte questa classe eredjtaria, i Tho mancano di una struttura sociale tradizionale di tipo comunitario, cosi come di villaggi. Preferiscono abitare isolati accanto ai campi che coltivano e che considerano loro esclusiva proprietà.
Meo e Man (chiamati altrove Yao) sono i rappresentanti in territorio vietnamita dei corrispondenti gruppi insediati in Cina meridionale e nel resto del Sud-Est asiatico nelle zone di montagna. Come gli altri, anch'essi vivono ad altitudini elevate, dove si trovano le condizioni migliori per la coltivazione del papavero da oppio, che rappresenta la loro attività economica principale. I Man abitano in zone comprese tra i 400 e gli 8000 metri d'altitudine; i Meo più in alto ancora. I loro insediamenti sono relativamente recenti, successivi a quelli dei Thai e dei Muong che vivono più in basso. Meo e Man intrattengono intensi e regolari contatti con i membri dei loro gruppi fuori dal Vietnam. All'interno mancano invece di una struttura sociale rigida sul tipo dei Muong e anche i villaggi hanno una scarsa coesione interna, essendo il gruppo sociale principale la famiglia.

Le minoranze del Centro e del Sud

II secondo raggruppamento di minoranze in Vietnam è compreso negli altopiani centro-meridionali: secondo dati rilevati dall'etnologo francese Georges Condominas una trentina d'anni fa, gli abitanti erano circa ottocentomila divisi in un gran numero di gruppi etnici: Bahnar, Jarai, Sedang, Mnong. Sotto l'spetto linguistico, essi appartengono a due gruppi principali, mon-khmer e maleo-polinesiano. I Jarai e i Rhadé' parlano una lingua maleo-polinesiana, mentre i Bahnar, i Mnong e i Sedang, cosi come la maggioranza degli altri gruppi, parlano lingue mon-khmer, in alcuni casi molto affini tra loro. Ma l’affinità' linguistica non significa affatto, in questa situazione, affinità culturale e meno ancora sistemi collegati di organizzazione sociale, anche se abitanti di villaggi relativamente lontani tra loro possono talvolta comprendersi reciprocamente. 
Sotto l'aspetto linguistico, comunque, i principali sottogruppi sono quattro: Jarai, Rhadé, Koho e Hre, che insieme raccolgono circa la metà degli abitanti dell'altopiano centro-meridionale. La loro organizzazione sociale non supera le dimensioni del villaggio e mancano raggruppamenti più estesi che colleghino i membri dispersi di uno stesso gruppo etnico, nell'economia e nei riti religiosi. Il livello di conoscenze tecniche, cosi come emerge da sistemi di agricoltura e dalle costruzioni, è arcaico. In molti casi un semplice panno rappresenta tutto l'abbigliamento, attorcigliato tra le gambe per gli .uomini, aperto a formare una gonna per le donne. Georges Condominas, che trascorse lunghi periodi di ricerca tra queste popolazioni, descrive lo stato estremamente primitivo di vita dei Mnong Gar, cosi come egli l'ha osservato: 
“Uomini e donne vivono seminudi, con bracciali, collane e grandi dischi d'avorio infilati in fessure praticate nei lobi delle orecchie; portavano i capelli raccolti in uno chinon, ma gli amministratori coloniali hanno poi costretto gli uomini a tagliarsi i capelli. Alcuni uomini portavano, con segno di distinzione, un turbante bianco o di seta nera. Si limano i denti incisivi, rendendo aguzzi quelli inferiori e quasi fino alle gengive quelli superiori; gli altri denti sono ricoperti di lacca. Ne deriva un aspetto aggressivo, che concorda con la fama di questo gruppo".
L’organizzazione sociale è basata su clan patrilineari, chiamati mpool, che rispettano la regola esogamica (la quale prescrive che i matrimoni avvengano tra membri di clan diversi) gli uomini aggiungono al proprio nome quello della moglie, dato che è quest'ultimo che individua la sua appartenenza a un clan, una volta che egli è stato accolto nel gruppo della moglie. Spesso un uomo aggiunge al proprio nome anche quello del proprio figlio primogenito, anch'esso appartenente al clan della moglie, così da poter essere meglio collocato in quel clan dove egli rimane sempre un po’ estraneo.
L'agricoltura viene praticata seguendo il sistema della rotazione e dell'incendio dei boschi per rendere fertili i campi: una roncola per liberare i campi coltivati dalle erbacce e una gerla per raccogliere i prodotti della terra sono gli unici strumenti dell'uomo mnong.
Così come i Mnong, anche i Rhadé e i Jarai hanno sistemi di parentela matrilineari. Le case, i terreni e i loro prodotti, gli utensili e gli animali domestici sono trasmessi per via femminile. Tutti questi gruppi degli altopiani mancano di una organizzazione su vasta scala e concentrano tutte le relazioni sociali all'interno del proprio villaggio. Le decisioni più importanti sono prese dal consiglio degli anziani, formato generalmente dagli uomini che sono capofamiglia; tra costoro viene eletto un capo villaggio, che ha funzioni amministrative e che assolve anche compiti rituali, organizzando le cerimonie e le feste tradizionali.
In alcuni gruppi, come presso i Rhadé, le donne anziane del villaggio hanno anche un ruolo pubblico; come "po lan", o proprietarie della terra, concedono o ritirano a loro volontà il diritto a coltivare la terra ai mèmbri del loro villaggio.
La credenza dell'esistenza degli spiriti é costante in tutti i gruppi. Il timore di offenderli e di dover poi sopportare le conseguenze è presente in ogni momento della giornata; una serie di tabù regola le principali attività sociali e lavorative, cosi da propiziarsi, con il rispetto dei divieti, un buon raccolto. L'importante funzione di entrare in contatto diretto con questi spiriti è affidata a degli stregoni la cui influenza è riconosciuta su un'area assai estesa.
Tutti gli abitanti degli altopiani credono poi nella presenza in ogni individuo di una forza vitale, "ae", che determina le attività degli uomini ma può essere condizionata dagli spiriti.

USI E COSTUMI                                                          top del file

La famiglia

I vincoli familiari sono molto sentiti tra i vietnamiti che per secoli si erano ispirati al rigidissimo codice di Gia Long che fissava, nell'ambito della famiglia, rapporti di dipendenza assoluta della moglie e dei figli dal padre che aveva diritto di vita e di morte su tutti i suoi dipendenti. 
II genitore poteva vendere la moglie o i figli darli in prestito o persino ucciderli senza con ciò incorrere in alcuna infrazione del codice. Il codice di Già Long e ormai solo un ricordo ed i sacrifici umani che esso autorizzava o prevedeva non si attuano da almeno mezzo secolo. La vecchia famiglia si va quindi disgregando man mano che si restringe la base feudale su cui poggiava e si instaurano rapporti famigliari dove l’elemento essenziale non è più la disciplina ma l’affetto.
Un tempo i rapporti umani dipendevano dai rapporti materiali: chi era padrone di un campo era anche padrone degli uomini, degli animali, dei prodotti che esso dava. Di quiqui la struttura accentrata di tipo patriarcale della famiglia e l'unione di più famiglie in un unico "ho” o “comunità di sangue”: ogni “ho” aveva un capo indiscusso (l’uomo più" ricco della comunità), dal quale dipendevano tutti i consanguinei fino alla quinta generazione. Ogni "ho” aveva un suo tempietto centrale, installato nella casa del capo della comunità, che simboleggiava l'unità della comunità , i suoi beni e il suo legame diretto con gli antenati. Oggi il sistema del "ho" sopravvive solo in alcune regioni della Cocincina, anche perché qui ha sempre avuto un carattere meno dispotico: capo del "ho", infatti, é l'uomo più anziano, che viene eletto in un'assemblea degli uomini ma non in base alla ricchezza.
Con il disfacimento del sistema del "ho" e il ripudio virtuale del codice di Gia Long, la famiglia vietnamita ha cambiato volto: la donna, ad esempio, un tempo nasceva schiava del padre e non aveva altra prospettiva che quella di diventare schiava del futuro marito; se restava vedova non acquistava la libertà, ma diventava schiava del figlio maggiore o, in mancanza di figli maschi, del parente maschio più stretto. Naturalmente tutto ciò oggi é vietato dalla legge ed i Vietnamiti non hanno ormai della famiglia una concezione molto diversa da quella occidentale.

Il dinh e la vita sociale

Oltre alle comunità di sangue "ho", le famiglie vietnamite sono legate anche da vincoli territoriali, amministrativi ed economici, che trovano la loro espressione tradizionale nel "dinh" o casa comune, che spesso assolve funzioni analoghe a quelle dei nostri municipi, ma che ha un posto molto più importante nella vita del popolo vietnamita, conservato ancor oggi. La spiccata inclinazione dei vietnamiti all'associazione e al collettivismo aveva determinato, già molti secoli fa, la formazione di collettività territoriali (o "comuni") chiamate "lang": accanto alla proprietà individuale privata esistevano vaste proprietà pubbliche dei "lang", che venivano date in affitto e i cui proventi servivano per l'esecuzione di opere pubbliche (il grandioso sistema di dighe e irrigazione artificiale del Tonchino e della Cocincina é dovuto a questo particolare metodo di gestione collettiva della terra); le proprietà del "lang" erano inalienabili e consistevano in risaie e in terre asciutte destinate a colture diverse. Il "dinh" era sede di discussione per la gestione delle proprietà del "lang" e per l'utilizzazione dei fondi sociali disponibili.
Le inclinazioni dei Vietnamiti alla vita associativa non si limitano al campo economico e politico, ma abbracciano, si può dire, ogni attività.

Il matrimonio                                                                                           top del file

Un tempo i matrimoni avvenivano in età molto giovane e accadeva spesso che gli sposi non si conoscessero nemmeno perché le rigide regole di Gia Long imponevano la segregazione totale delle donne sino al matrimonio. Lo stesso rito nuziale veniva a volte ridotto al minimo necessario e cioè ad un accordo tra i genitori degli sposi, che veniva ufficialmente sancito con il versamento di alcuni doni da parte dei genitori dello sposo a quelli della sposa: da quel momento i due giovani erano uniti in matrimonio e il nuovo marito si portava a casa la moglie che diventava sua proprietà personale. 
Più frequentemente, però, il matrimonio avveniva in forma pubblica: fermo restando che la scelta degli sposi spettava comunque ai genitori e che gli sposi avevano solo il dovere di obbedire alla volontà paterna, si aveva in tal caso un vero e proprio fidanzamento ufficiale: i genitori dello sposo si recavano nell'abitazione del padre della sposa, al quale offrivano betel, noce d'areca e bastoncini d'incenso che venivano collocati sull'altarino degli antenati. Le formalità erano sbrigate molto rapidamente perché il matrimonio era di fatto già concluso tra i due capofamiglia.
Oggi il matrimonio, almeno nelle città, si svolge spesso alla maniera occidentale, con una semplice cerimonia davanti alle autorità religiose o civili. Moltissime e diverse sono invece le usanze connesse al rito nuziale tra le varie minoranze del Viet Nam.
Una singolare cerimonia precede il matrimonio dei Meo; anche qui, secondo la tradizione, i due sposi vengono prescelti dai genitori, ma non in base a calcoli di interesse economico, bensì sulla base del responso di un gallo e di una gallina che vengono lungamente interrogati da una specie di stregone: dal comportamento del gallo e della gallina si deduce se i due giovani sono fatti l'una per l'altro. Ma i Meo hanno saggiamente introdotto un'abile scappatoia per dare possibilità ai giovani di fuggire a questo tipo di matrimonio: se, infatti, un giovane rapisce la sua innamorata, è necessario che il matrimonio avvenga al più presto senza interrogare il gallo. Il rapimento è spesso inscenato ad arte, con il consenso degli stessi genitori, nel caso che approvino l'unione dei rispettivi figli.
Non meno singolare è una vecchia abitudine in uso tra alcune tribù Kna, le meno evolute di tutto il Vietnam, che abitano sulla cordigliera annamita: dopo che i genitori hanno scelto i due sposi da unire in matrimonio, la sposa viene imbrattata nel modo più sconveniente possibile: le si fanno indossare gli abiti più laceri della famiglia e le si annerisce il viso con del carbone; come se non bastasse la sposa viene fatta rotolare nel fango e a volte addirittura cosparsa di sterco di cavallo o di bufalo. Quando e' ridotta in stato pietoso, viene accompagnata dai fratelli e dalle sorelle davanti alla casa dello sposo, il quale, appena vistala le rivolge parole di profonda ammirazione per la sua bellezza e le promette amore eterno: la credenza popolare vuole che tanto più grande è 'amore tra i due giovani, tanto più lacera e imbrattata appare la futura sposa agli occhi dello sposo e quante più belle parole egli sa trovare per decantare la sua gentilezza e la sua avvenenza.

Il culto dei morti                                                                                      top del file

Il nucleo famigliare vietnamita è costituito non solo dai vivi ma anche dai morti, che continuano a costituire una comunità reale e legata da vincoli inscindibili. La morte è considerata un semplice ritorno momentaneo all'eternità, in attesa di una nuova incarnazione sotto altra forma che sarà condizionata dalla qualità e quantità delle azioni compiute nella precedente esistenza terrena.
Il culto dei morti era praticato in Vietnam sin da tempi antichissimi, molto prima dell'arrivo delle prime ondate immigratorie dalla Cina meridionale, ma il confucianesimo ha dato senza dubbio una visione organica ai rapporti tra la generazione vivente e gli antenati, rapporti dai quali dipende non soltanto la pace e la tranquillità delle anime dei defunti, ma anche la felicità e la fortuna dei vivi.
Secondo le credenze popolari legate al confucianesimo, ogni essere umano possiede un numero considerevole di anime: dieci per gli uomini e dodici per le donne; tra queste anime ci sono gli hon (in numero fisso di tre tanto per gli uomini quanto per le donne) che si stabiliscono nel corpo umano al momento della concezione, e i via (sette per ogni uomo e nove per ogni donna), che si insediano nel corpo umano al momento della nascita. Gli hon e i via, che sono puri e semplici geni personali, restano in contatto permanente con gli antenati e con le forze della natura, dotate esse stesse di spiriti.
Il prevalere degli spiriti buoni su quelli cattivi determina la felicità o l’'infelicità di un uomo: ecco perché bisogna sempre tenersi amico tanto gli hon quanto i via; se essi infatti prendono di mira una persona per qualsiasi torto subito, questo non può trovare la felicità e la tranquillità se non placando gli spiriti stessi.
Al momento della morte, i via sono richiamati dagli dei, ma gli hon rimangono sui luoghi di esistenza terrena del defunto e sono oggetto della venerazione popolare. Quando una persona muore, si compone una specie di scapolare che viene deposto sull'altarino degli antenati ed in esso si trasferiscono gli hon del defunto per continuare ad abitare sotto lo stesso tetto dei famigliari ancora vivi. La presenza degli antenati nel sacello famigliare è quindi reale e non soltanto simbolica perché gli hon continuano a partecipare delle gioie e dei dolori dei vivi, i quali ricorrono ad essi per chiedere consigli, per offrire doni e per rivolgere preghiere di ringraziamento.
Gli hon continuano ad abitare la casa del defunto per cinque generazioni e per tutto questo periodo i loro scapolari vengono conservati sull'altare famigliare: dopo la quinta generazione, lo scapolare viene tolto e gli hon di quel defunto vengono venerati soltanto come antenati generici.
La profanazione della memoria di un antenato è cosa che un vietnamita non riesce nemmeno a concepire. Gli antenati sono venerati da tutti, non soltanto dai loro famigliari stretti; le tombe sono oggetto di frequentissimi pellegrinaggi, mentre i sacelli famigliari sono continuamente adornati di fiori e da lampade o candeline accese.

Medicine e stregoni                                                                                 top del file

L'enorme quantità di anime e spiriti che si trasferiscono dagli uomini agli animali ed alla natura in un processo di reincarnazione continua hanno favorito sin dall'antichità la creazione di leggende secondo cui la salute e le malattie, la felicità e l’infelicità, la prolificità e la sterilità, dipendessero esclusivamente dalla maggiore o minore buona disposizione di questi esseri soprannaturali nei confronti dei singoli. È così fiorita una ricchissima mitologia, ma si è pure diffusa come regola generale la pratica di rievocare (tramite veri e propri medium) gli spiriti degli antenati e di esorcizzare uomini e cose per scacciare gli spiriti del male.
Queste pratiche, naturalmente, vanno oggi scomparendo ma sono state un tempo uno degli aspetti più comuni della vita quotidiana dei vietnamiti. Per far crescere sano e intelligente il proprio bambino, ad esempio, la madre, dopo il parto, non doveva lavare né sé stessa né il piccolo per almeno un mese per non spaventare gli spiriti buoni; si sa quali conseguenze ciò comportasse dal punto di vista dell'igiene (la mortalità infantile raggiungeva punte del 40%); il tracoma, una delle vecchie piaghe del vecchio Viet Nam veniva curato con una rana legata viva, sull’occhio del malato finché questa moriva; si riteneva che così l’animale portasse via con sé gli spiriti maligni che avevano fatto ammalare l’occhio. Per diventare immuni da lacune malattie bastava annusare alcuni fragranti grossi fiori simili a mele e per essere fortunati bastava acquistare qualche magico amuleto.

  Il Capodanno

Il Capodanno vietnamita, come quello cinese, cade a metà strada fra il solstizio d'inverno e l'equinozio di primavera cioè fra l'ultima decade di gennaio e la prima decade di febbraio. L'inizio dell'anno solare passa quasi inosservato perché ha poco significato per il contadino vietnamita: l'inizio dell'anno lunare è invece il simbolo della comunione profonda che esiste tra l'uomo e la natura, perché il tet (nuovo anno lunare) rappresenta il risveglio della natura, il rinnovarsi di speranze e auguri. Per questo il Capodanno vietnamita è una festa più contadina che cittadina; e siccome i contadini sono il 90% della popolazione, il tet e' la festa più importante di tutto l'anno.
La festività comincia sette giorni prima dell'anno nuovo, quando, secondo la tradizione, il genio del focolare o Taoquan lascia la casa per recarsi in cielo dall'imperatore di Giada al quale fa un rapporto sulla condotta tenuta nel corso dell'anno dai membri della famiglia da lui protetta. 
La vigilia del nuovo anno vede raccolti intorno al focolare domestico tutti i componenti della famiglia, anche quelli che abitano lontano; le donne preparano per questa occasione cibi e dolci speciali, tra cui il tradizionale banh chung (specie di polpettine di riso, fagioli pelati e carne di maiale grassa), la cui cottura richiede lungo tempo.
La sera del trentesimo giorno del dodicesimo mese lunare vengono accuratamente chiuse le porte di tutte le case: non si vede più una sola persona in giro per le strade: il capofamiglia accende allora i bastoncini d'incenso sull'altarino degli antenati e depone su una apposita mensoletta alcuni bicchieri d'alcool di riso, tazze di tè, un vaso di fiori e una ciotola di acqua pura. A fianco dall'altarino vengono sistemate alcune lunghe canne di zucchero, che secondo la tradizione servono alle anime più vecchie degli antenati come sostegno per compiere gli ultimi passi del loro lungo viaggio dell'al di là. Nessuno dorme la notte per essere sveglio all'arrivo del nuovo anno. 
A mezzanotte precisa, il capofamiglia intona le preghiere tradizionali, le mani giunte e il capo incline in avanti, mentre subito dopo un frastuono indiavolato da il via agli scoppi dei petardi e dei fuochi d'artificio che non mancano mai in nessuna festa vietnamita. L'ingresso del nuovo anno viene quindi celebrato tra abbondanti libagioni e la consumazione delle tradizionali cipolle in salamoia, di carne grassa di maiale e dei ghiotti banh chung; il nuovo anno comincia con le visite ai parenti e alle pagode, cui partecipano anche i non credenti, per i quali l'aspetto religioso della festa lascia il posto alla semplice soddisfazione di iniziare un nuovo anno che tutti sperano più felice.
 

L'artigianato                                                                                            top del file

Ricerche archeologiche condotte nel villaggio di Dong Son nella provincia di Thanh Hoa, nel nostro secolo, riportarono alla luce rovine di un'antichissima e progredita civiltà che oggi viene tradizionalmente chiamata civiltà dongsoniana.
Le scoperte di Dong Son hanno dimostrato che esisteva nel Viet Nam un artigianato raffinato ed abile, che provvedeva la società di tutto l'occorrente. L'artigianato vietnamita conobbe periodi di grande splendore durante l'indipendenza feudale, epoca in cui vennero costruiti gran parte dei lussuosi palazzi che ancora oggi sono una delle meraviglie del paese; è andato quindi decadendo, in un primo tempo durante l'occupazione francese che con l'importazione di prodotti industriali inferse un duro colpo all'artigianato locale, in seguito, specialmente nella parte sud del paese, fu sensibilmente ostacolato dalla crescente presenza di prodotti statunitensi.
Il primo posto nella produzione artigianale e' sempre spettato alla lavorazione del cotone e della seta, con i complicatissimi ma efficienti metodi di colorazione con estratti di cay sim, cu nau, vang ed altre piante; cappelli, parapioggia, stuoie, borse e tappeti vengono costruiti spesso con rifiniture molto artistiche, con bambù vimini, ed una pianta locale dal fusto lungo e resistentissimo chiamata song.
Questi oggetti dell'artigianato sono spesso completati con bande di seta o altra stoffa su cui vengono ricamate soprattutto figure di draghi, liocorni, fenici, oppure fiori o piante. IL ricamo è sempre stato un’arte altamente apprezzata e sin da tempi remotissimi il Viet Nam esportava, nei paesi vicini, tele variamente ricamate. Con il tempo è si è sviluppato considerevolmente l’uso della lacca, una volta riservata quasi esclusivamente per ricoprire gli oggetti destinati al culto. Oggi l’artigianato fornisce moltissimi oggetti laccati, dai vasi per fiori alle scatolette per gioielli, dalle bomboniere ai vassoi e altro ancora. Abilissimi pittori di lacca hanno portato quest’arte ad un livello elevatissimo di precisione, perfezione e raffinatezza. 
La preparazione della lacca è molto laboriosa: la resina viene deposta in ampi panieri impermeabilizzati per mezzo di grandi fogli dove, nel giro di alcune settimane, essa forma cinque strati di differente densità, destinati ad usi diversi: la lacca migliore è quella formatasi nel secondo e terzo stato. Mescolando a caldo la lacca con olio estratto dal sonthep (pianta locale assai comune) si ottiene un colore rosso vivo; l’aggiunta di estratti vegetali o animali permette di ottenere colorazioni diverse e una lucentezza più o meno intensa, a seconda dell’uso a cui il prodotto è destinato. Per laccare un oggetto di legno è necessario che il legno sia molto poroso; la prima operazione consiste nel ricoprire l’oggetto con una miscela di lacca, segatura e mastice che penetra all’interno del legno riempiendo tutti i pori. Successivamente si dà all’oggetto una mano di lacca mescolata ad acqua e polvere d’argilla. Soltanto allora si vernicia l’oggetto con lacca pura, scegliendo indifferentemente il colore.

La religione                                                                                              top del file

Il popolo vietnamita è profondamente religioso, ma la loro è una religiosità immanente, che permea soprattutto i gesti degli uomini, il loro comportamento e la loro quotidianità. È una filosofia che si intreccia con la scelta ideologica e che, come questa, affonda le sue radici nelle tradizioni dei villaggi, dove i contadini mettevano in comune i raccolti e in comune pagavano le tasse e sceglievano gli uomini da mandare nell’esercito. 
A simbolo di questa religiosità vi e' la Pagoda, una costruzione a più piani introdotta in Viet Nam, in Cina ed in altri paesi sulla scia del buddismo. È la discendente sud-orientale ed estremo-orientale dello stupa indiano. Edificato con scopi precisi ma differenti, è il monumento sacro dei paesi nei quali è diffuso, in varia misura e in tempi diversi, il buddismo. Può, infatti, accogliere una reliquia; oppure può assumere un significato di devozione e di commemorazione; può, anche, essere il simbolo di una richiesta di prosperità per una città, una regione, un regno.
Spesso le Pagode sorgono accanto ad un monastero e hanno forme diverse: quadrate, esagonali oppure ottagonali. I materiali impiegati nella loro costruzione possono essere di tipo molto diverso, umile o prezioso (è nota la particolareggiata descrizione delle torri d'oro e d'argento che ci ha trasmesso Marco Polo parlandoci della Birmania, nel suo Milione). La concezione architettonica delle pagode consente soluzioni ardite: se ne trovano, infatti a 7, 9 o anche 13 piani e oltre. La struttura portante e' costituita dai pilastri posti ai vertici della base geometrica, mentre le pareti laterali e interne hanno soltanto la funzione di chiusura e di protezione e sono frequentemente arricchite da belle decorazioni.
Il buddismo entrò in conflitto con l'induismo, i cui sacerdoti difendevano i privilegi derivanti dalla loro posizione. Cacciato dall'India, il buddismo seguì la Via della Seta, attraverso la quale alcuni monaci giunsero in Cina (60-70 d.C.) e vi fondarono una comunità. Nel corso del I° o del II° secolo, navigatori indiani dediti al commercio introdussero il buddismo nel Giao-Chi (corrispondente, grosso modo, al Bae-Bo, il cosiddetto Tonchino).
 Banconota votiva - fronte  Banconota votiva - Retro La nuova religione si diffuse rapidamente, tanto che la città di Lien-Lau (l'attuale Lung-Khe), stando ad una antica cronaca, contò ben presto più di venti templi e più di cinquecento monaci. Le ragioni della facile presa della predicazione operata dai monaci risiedono sia nel messaggio del buddismo, sia nelle condizioni di vita dei vietnamiti. La carità, l'amore per tutti gli esseri viventi, la rinuncia, esercitarono un'attrattiva profonda tra ampi strati di coltivatori poveri e umili.
Insediati in una natura ostile e oppressi da dominatori stranieri e locali, essi non traevano alcun conforto dalla morale confuciana della classe dirigente. L'etica di rinuncia e di fratellanza universale, propria del buddismo, traducevano invece le autentiche aspirazioni delle classi povere del popolo vietnamita.
Per la sua posizione geografica, poi, il Giao-Chi era una sorta di crocevia tra l'India e la Cina. All'incrocio tra due mondi e due civiltà profondamente diverse, i letterati del Giao-Chi conoscevano il cinese, il sanscrito e il giavanese. In virtù di questa loro specializzazione, la loro terra era meta frequente di pellegrini cinesi e indiani alla ricerca di monaci disposti a interpretare e tradurre i testi sacri del buddismo.
Nei secoli in cui il buddismo (e, più- in generale la cultura indiana) penetrarono nel Giao-Chi, dai confini settentrionali cominciò a penetrare l'influenza cinese. Questi diversi influssi, innestati sulla pre-esistente elaborazione culturale dangsoniana (età del bronzo) diedero vita a raffinate espressioni artistiche che costituiscono l’originale cultura vietnamita.
L'estensione della evangelizzazione buddista è testimoniata dalla notevolissima diffusione delle pagode, mentre il favore popolare che questa religione incontrò rivive in molte leggende tramandate oralmente che costituiscono patrimonio comune dei Vietnamiti.
II Viet Nam è quindi stato nei secoli luogo di incontro di religioni diverse, e questo ha fatto sì che si diffondesse nel Paese una grande apertura nei confronti delle diverse teologie.
II caudaismo, una religione eclettica che fonde in un unica fede cristianesimo, buddismo, confucianesimo islamismo, è un fenomeno tipicamente vietnamita, e deriva dal profondo senso di tolleranza religiosa (riscontrabile anche tra gli atei, che sono moltissimi) che caratterizza la vita spirituale del Viet Nam.


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