|
Edizione PONTE ALLE GRAZIE – Milano © 2003 Traduzione di Francesco Bruno
"Un abile romanzo poliziesco, certo, ma anche una chiave per entrare nella complessità di un mondo sconosciuto e affascinante come quello del Vietnam del XVII secolo." - Andrea Camilleri NUOVA EDIZIONE ECONOMICA - APRILE 2005 - Edizioni TEA
LEGGI
››
CAPITOLO 1 -
APPENDICE
|
|
CAPITOLO 1 Appoggiato al bastingaggio, Lam guardava sfilare le ombre della foresta: cime zigrinate di palme acquatiche, massa compatta di arboscelli le cui radici tessevano inestricabili intrecci neri. Le sponde del fiume risonavano di melodie brevi su un sottofondo di brontolii senza leggiadria e palpitavano di una miriade di lucine, altrettante pupille che, indolenti, seguivano il passaggio della giunca. Erano partiti a buio fatto, lasciandosi portare dalla corrente che,
infallibilmente, li avrebbe spinti nell'immensa Baia del Drago.
Villaggi, festoni di luci sgranate a fil d'acqua, si erano
materializzati in un'ansa del fiume e poi sciolti nel buio, lasciando in
gola al battelliere soltanto l'odore acre di un fumo di legna. Dato che
quel tratto fluviale era ben noto, gli uomini dell'equipaggio si erano
ritirati sottocoperta, buttandosi anima e corpo in partite a carte che
di sicuro li avrebbero consunti più del fuoco dell'alcol. Lam fece il
broncio: l'equipaggio si riduceva in realtà a dei ragazzetti attratti
dall'avventura di un'uscita in mare, pagati con una polpetta di riso in
quell'epoca di espansione commerciale. Purché si mostrassero all'altezza
della loro ambizione, quei ribaldi cresciuti troppo in fretta! «Prua sull'Isola delle Tombe!» urlò a Huy, che si affrettò a obbedire. Le vele incannicciate, aperte come ali di farfalla, sbatterono al vento, ed essi fecero rotta verso una protuberanza rocciosa a forma di teschio umano in mezzo a un campo d'ossa. «È pura follia avvicinarsi a quel posto schifoso, e di notte poi!» borbottò Huy, imbronciato. «Si direbbe un gigante morto in mare!» Lam agitò un indice riprovatore verso quel giovincello ricalcitrante i cui pregi erano da cercarsi più nel bel volto e nelle labbra sensuali che nell'obbedienza al suo superiore. «Gli ordini del vecchio Phung non si discutono! Preferiresti passare la notte con l'immondo carico che ci hanno accollato?» L'altro sputò in coperta e scosse il ciuffo ribelle. «Scherzate!
Tanto varrebbe baciare sulla bocca una donnaccia che ha appena sventrato
il suo uomo prima di staccargli la testa!» «Voglio crederti
sulla parola, tu che hai avuto esperienze di ogni sorta» replicò Lam.
«Non scordare che il signor Phung ha sganciato un compenso
consistente per questa missione». Ora che si erano avvicinati agli isolotti, Lam distingueva le anfrattuosità che scavavano negli scogli orbite vuote e bocche senza fondo. Più subdoli della rogna, filamenti di muschio nerastro rodevano la faccia dell'Isola delle Tombe. Sparsi attorno all'isolotto centrale, scogli sbilenchi ne impedivano l'accesso, e il battelliere abbozzò mentalmente una possibile traiettoria: tra due blocchi, poi al largo di quella sporgenza... D'un tratto, strinse le palpebre. Strano. La sua vista di vecchio battelliere gli giocava dei brutti tiri. Eppure, quelle forme sballottate dalle onde... «Huy, cosa vedi là, all'altezza di quella lingua rocciosa?»
Il gesto sospeso, il giovane si teneva la serica capigliatura attorta
sul polso. Rispose semplicemente:
«Ci sono sei barche, ciascuna con cinque uomini a bordo. Sono tutti
seduti, salvo il più alto che è in piedi e sta accendendo un braciere». Con gran trambusto i giovani si precipitarono fuori, non senza aver
prima travolto il vicino per arraffare la posta. «È l'Esercito delle Ombre!» esclamò Huy. «Proteggono l'Isola delle
Tombe. Dobbiamo scappare!» Lam si sentì venir meno. Con la quindicina di marinai ai suoi ordini, erano nettamente inferiori di numero a quei corpi defunti. E, anche se la giunca era più solida dei canotti che aveva di fronte, quale resistenza si poteva sperare che opponessero quei mocciosi, l'uno più fanfarone dell'altro? Lui stesso, con la sua vista debole e le ossa stanche, avrebbe saputo difendere la nave? Avvertendo la presenza dell'equipaggio radunato attorno a sé, si sforzò di riflettere. D'un tratto gli si affacciò alla mente l'immagine del putrido carico che aveva a bordo. E se i morti fossero venuti a prendersi quello? «Attenti! Ci attaccano!»
Era stato Soia a gridare, aggrappato al bastingaggio. «A me!» urlò Soia, il volto imbrattato di sangue. «Mi hanno colpito!
Vendicatemi!» Lasciata la testa di Soia, che ricadde con un tonfo, Lam si avvicinò a quattro zampe. Un sibilo acuto io fece balzare all'indietro. «State lontani! È un serpente!» Allora si udì un grido terribile e tutti si voltarono verso Binh, Alla
base del suo collo si era formato un gozzo della grossezza di un pugno,
sempre di quella consistenza gelatinosa e sanguinolento. E si muoveva! Lam appoggiò la mano sul busto del ragazzo cercando di seguire quel
tumore sussultante che macchiava la stoffa di sangue.
D'un tratto, con un rutto assordante, la cosa saltò via dal collo e
atterrò in coperta. «Inversione di rotta!» urlò con quanto fiato aveva in gola. «Dobbiamo allontanarci da questo luogo maledetto! Verso la foce del fiume! I ragazzi, rendendosi conto dell'urgenza, pur dominando a stento la
vescica, si avventarono sulle vele. Le ali spiegate sbatterono per un
momento e la giunca descrisse una curva elegante per poi filare verso
terra. Preferendo l'ignoranza menzognera alla realtà terrificante,
l'equipaggio non osava guardarsi alle spalle. Possibile che fossero
inseguiti da una macabra flotta che scivolava silente sull'acqua come
l'ombra di un'ombra? «I morti ci sono alle calcagna». Coloro che erano abituati a pregare si misero a salmodiare sottovoce,
gli altri s'inventarono divinità plausibili impetrandole con fervore. I morti viventi restavano impavidi e, occhi socchiusi e labbra grigie,
intrappolavano la giunca tra le loro imbarcazioni. E fu senza sorpresa che il battelliere Lam vide i pesciolini argentei affiorare alla superficie del fiume, strisce dietro strisce, file di ferro freddo che spuntavano dalle onde, mentre le sue orecchie rintronavano per lo scricchiolio della stiva che si fendeva col rumore secco di ossa spaccate. «Abbandonare la nave! » ordinò ai suoi ragazzi mentre, per accelerare la
loro fuga, i morti scoccavano tranquillamente verso il ciclo frecce
incandescenti che illuminarono la riva come una pioggia di stelle. All'epoca in cui si svolge questa storia, il Vietnam si chiama Dai Viet. Il potere si trova simbolicamente nelle mani della dinastia dei Le, insediata nella capitale Thang Long (l'attuale Hanoi). Cominciano però a farsi sentire le influenze straniere: il porto di Fai Fo (oggi Hoi An) accoglie mercanti portoghesi, poi giapponesi e olandesi, tutti attratti da prodotti esotici quali la seta, la ceramica, l'avorio, la cannella, il legno d'alce... E sarà sempre Fai Fo a vedere l'arrivo dei missionari francesi che introdurranno il cattolicesimo in un paese imbevuto di tradizioni confuciane, buddiste e taoiste, operando così cambiamenti culturali che non saranno privi di conseguenze. I raffronti tra la condizione della scienza in Cina e in Occidente, registrati da Hsiu-Tung, sono stati ispirati dagli studi di Joseph Needham, che ha messo in luce l'apporto della Cina alla scienza universale. Con un approccio storico che stabilisce le date delle prime innovazioni teoriche e tecniche - dall'astronomia alla matematica, passando per l'arte dell'ingegneria e le pratiche agrarie -, egli studia la diffusione delle idee e la migrazione dei procedimenti. Il libro nero del gesuita potrebbe essere l'origine ideale del volume Scienza e Società in Cina di Joseph Needham (Il Mulino, 1973) o The Genius of China di Robert Temple (Simon & Schuster, 1989). È interessante notare
il notevole anticipo dei cinesi nel campo delle osservazioni
astronomiche; essi studiavano e La composizione e gli effetti della Polvere nera di Maestro Hu sono studiati nei particolari in "L'Aconit et l'Orpiment" di Frédéric Obringer (Editions Fayard, collezione «Penser la médecine», 1997), che tratta delle droghe e dei veleni nella Cina antica e medievale. La teoria dello Shangqing è sviluppata da Isabelle Robinet in Storia del taoismo: dalle origini al quattordicesimo secolo (Ubaldini, 1993). I rimedi evocati dal dottor Porco provengono da Phuong Phap Bao Che va Su Dung Dóng Duoc di Pho Due Thanh, Van Due Dòn e Tràn Minh Chàu (Edizioni Y Hoc, Ha Nói, 2000), che dà conto della medicina tradizionale in Asia. Gli oggetti esotici che fanno sognare Dinh trovano la loro origine in The Golden Peaches of Samarkand di Edward H. Schafer (University of California Press, 1963). La pelle di salamandra è un tessuto d'amianto, materiale noto in Oriente da duemila anni per le sue straordinarie proprietà ignifughe. Tengo a ringraziare
Murielle Rambert e Jo per la loro lettura critica del manoscritto. |