Brevi Cenni Storici

L'influenza Cinese
 I Francesi in Indocina - Il movimento per l'indipendenza
 Il dopoguerra - I Viet Cong - L'offensiva del Tet
 Il disimpegno americano
L’INFLUENZA CINESE
La storia del Vietnam fu caratterizzata dall'espansione verso sud e verso l'interno di popolazioni che provenivano dalla Cina meridionale, e che oggi costituiscono la maggioranza del paese, e dalla ritirata verso le montagne e le foreste delle genti originarie, legate etnicamente alle altre razze della penisola indocinese.
A queste popolazioni appartenevano gli uomini primitivi che diedero origine alla civiltà Hoa Binh (paleolitica) e Bac Son (mesolitica) ed infine alla civiltà Dong Song sviluppatasi nel Vietnam settentrionale, che già nell'era del bronzo raggiunse un alto livello tecnologico ed artistico. Le recenti scoperte etnologiche, storiche ed archeologiche confermano l'esistenza del regno di Van Lang, denominato più tardi Au Lac, risalente fino al secondo millennio a.C.. Questo regno dovette sempre affrontare un nemico potente, l'impero feudale cinese, e subì quindi moltissime influenze tecnologiche e sociali cinesi.
I vietnamiti praticavano lo stesso tipo d'agricoltura degli Han (ci fu sempre tra le due civiltà un continuo apporto di scambi di tecniche e di pratiche agricole), assimilarono e fecero propria la cultura cinese, adottando da essa anche le strutture originarie della loro lingua, adottarono e perfezionarono le forme istituzionali cinesi e se ne servirono per consolidare l'espansione ecologica e l'assimilazione etnica con efficienza anche maggiore degli Han, in Cina, ma si batterono sempre e con sostanziale successo contro l'assorbimento da parte della Cina.
Questa influenza divenne assai più intensa dopo il 111 a.C., quando l'impero cinese Han riuscì a conquistare le terre del Vietnam settentrionale che tenne per un millennio. In questo periodo vennero gettate le basi della fisionomia sociale e politica che il Vietnam avrebbe conservato a lungo anche dopo la riconquista dell'indipendenza, in quanto il protettorato cinese si basò in sostanza sull'alleanza con la classe dirigente locale, modellata su quella cinese.
Durante questo dominio si ebbero periodiche rivolte contadine a cui si aggiunsero di quando in quando episodi di rivolta a carattere anticinese, che in genere coincisero con i periodi di decadenza della Cina. Lo sviluppo delle tendenze separatiste dell'aristocrazia vietnamita ed anche un'accresciuta tensione sociale tra quest'ultima e i contadini segnarono, nel X° secolo, la fine del potere cinese sul Vietnam.
Il nuovo stato di Dai Viet (capitale Thang Long, attuale Hanoi), divenuto indipendente nel 939, fu agitato per quasi un secolo dall’alternarsi di forti sovrani con periodi di carenza di potere, nonché di tentativi cinesi di restaurazione. Questo periodo si concluse soltanto nel 1010 con l'insediamento della dinastia dei Ly, che sarebbe durata fino al 1225.
I Ly avviarono un processo di restaurazione sociale, amministrativa, militare e fiscale che trasformò il Vietnam in una monarchia feudale centralizzata, depositarla dei valori culturali nazionali. Sul piano militare respinsero un nuovo attacco cinese tra il 1075 ed il 1077 e nel 1044 e nel 1068 invasero la regione del Champa, riducendo i Cham a tributari. Tuttavia tra il XII° ed il XIII° secolo ci fu una grave crisi interna, che si concluse nel 1225 con l'ascesa al potere di una nuova dinastia, quella Tran.


EMERGE UNO SPIRITO NAZIONALE                                                                                                                    top del file
Sotto questa dinastia si ebbe il più rilevante episodio di resistenza generale contro un'invasione straniera nel periodo medioevale. Per tre volte Khubilai Kahn, già padrone della Cina, cercò con la sua potente armata mongola di conquistare il Vietnam per cercarsi una via di passaggio verso i mari del Sud, ma ogni volta fu respinto dall'indomita volontà di indipendenza dei Vietnamiti. Le dinastie Ly e Tran avevano potuto, sul piano politico, organizzare l'unione di tutti gli stati sociali. Lo spirito nazionale, forgiato durante secoli di lotte, si trovo considerevolmente rafforzato dalla instaurazione di un potere centralizzato stabile. Dal punto di vista economico erano stati fatti grandi progressi: importanti lavori idraulici, in particolare dighe e canali di irrigazione, che avevano permesso all'agricoltura di svilupparsi. La cultura nazionale, benché subisse ancora l'influenza cinese, continuava a svilupparsi, cosi come la cultura confuciana. I burocrati formatisi a quest'ultima scuola si opponevano all'aristocrazia ed ai consiglieri buddisti del re, disputando con essi le alte cariche amministrative. Queste lotte della classe burocratica, accompagnate da contraddizioni agrarie manifestatesi con la rivolta dei servi delle grandi proprietà e la lotta dei contadini proprietari contro la nobiltà detentrice dei feudi, accompagnate anche da una serie di sconfitte militari ad opera dei Cham, portarono, verso la fine del XIV° secolo, alla decadenza della dinastia dei Tran. L'ultimo dei Tran fu detronizzato nel 1400 da Le Qui Ly, che fondò la nuova dinastia degli Ho, impegnata in una serie di tentativi di riforme agrarie che finirono con l'aggravare la già misera condizione dei contadini. Un'invasione cinese, favorita dalle lotte interne, portò nel 1407 alla fine di questa breve dinastia ed al momentaneo ripristino del potere cinese in Vietnam.
La nuova dominazione cinese non ebbe né la durata né la stabilità della precedente, per la violenza repressiva, anche culturale ed etnica, adottata dai conquistatori e per il conseguente dilagare della rivolta agraria, soprattutto nel Sud. Questa lotta anticinese, animata da Le Loi, il grande eroe della storia vietnamita, e conclusa nel 1428 con la battaglia di Chi Lang, costituì una tappa non trascurabile nel processo iniziale di formazione della coscienza nazionale vietnamita.
La divisione tra nord e sud
La vittoria della resistenza anticinese non provocò profondi mutamenti sociali vagheggiati dalle masse perché Le Loi adottò e perfezionò le istituzioni dei Tran. Questa dinastia diede però un grande contributo all'espansione del paese anche perché accettò un vago legame tributario verso la Cina, per garantirsi la sicurezza verso la frontiera settentrionale. Dapprima vennero sottomesse le popolazioni Thai e Muong del Vietnam settentrionale poi, nel 1470, i vietnamiti diedero un colpo decisivo all'espansione territoriale attaccando e sbaragliando i Cham, che furono privati di tutti i territori dell’attuale Vietnam centrale e confinati, ormai vassalli del Vietnam, nelle terre meridionali.
Anche questa dinastia decadde rapidamente e nel 1527 Mac Dang Dung, grande burocrate e funzionario, usurpò il potere dei Le, a favore dei quali si levò ben presto un movimento capeggiato dalle due grandi famiglie aristocratiche dei Nguyen e dei Trinh. Questo movimento riuscì a giungere al successo reinsediando, nella capitale Hanoi, la dinastia Le che formalmente regnò sino al 1788, ma ogni potere reale passò in verità alla famiglia Trinh che controllava la vita economica e politica del paese sotto ogni aspetto. Di fatto i Trinh governavano solo nel Nord, mentre tutta la zona costiera centro-meridionale era nelle mani dei Nguyen. Per tutto il secolo XVII° imperversò una lotta tra questi due grandi poteri feudali e solo nel 1672 si instaurò una tregua tra loro, ed il Fiume Gianh fu scelto come linea di demarcazione.
La famiglia Nguyen, indipendente nel Sud sin dal 1620, riuscì ad eliminare definitivamente l'ultima base del regno di Champa ed a sottomettere dal 1658 in poi anche la Cambogia, alla quale fu gradualmente strappata tutta la zona ad est di Saigon. La "marcia verso il Sud" con la sua sistematica, inesorabile inclusione entro lo spazio messo a profitto dall'agricoltura vietnamita di territori in precedenza gestiti in modo meno efficace da popolazioni che non disponevano di una macchina statale del tipo di quella mutuata dai vietnamiti sul modello cinese, sarebbe stata inconcepibile senza le strutture istituzionali vietnamite.
Questa fu la grande diversità tra i vietnamiti e le genti Cham, ma ancora più tra i vietnamiti ed i cambogiani: la civiltà Khmer non aveva posseduto gli strumenti per dare al proprio popolo la compattezza e l'efficienza anche produttiva che le strutture dello Stato (e delle comunità contadine, in quanto incluse nelle più generali strutture statali) diedero ai vietnamiti, consentendo loro di fare della pianura del delta del Mekong una zona di intenso insediamento umano, di elevata produttività agricola e di precisa identità nazionale. Benché l'insediamento vietnamita nel Vietnam meridionale sia relativamente recente, la specificità vietnamita di quella zona fu alla base dapprima della violenta resistenza all'attacco francese, poi della resistenza contro gli americani.

I francesi in Indocina                                                                                                                                        top del file
Durante il periodo della divisione tra Nord e Sud iniziò anche la penetrazione straniera in Vietnam: mentre gli olandesi aiutavano i Trinh, i Nguyen stabilirono contatti con portoghesi e francesi.
In questo periodo di crisi della monarchia si aggravò anche la crisi agraria, che generò una crisi ideologica con la messa a nudo di tutte le debolezze del confucianesimo, dottrina ufficiale. Un succedersi di insurrezioni contadine sin dalla prima metà del XVIII° secolo, sfociarono poi nella rivolta dei Tay Son. Questo moto, partito nel 1771 dalla zone interne " del Vietnam meridionale, raggruppò tutti gli elementi di malcontento contro il regime dei Nguyen, i fermenti dei primi gruppi borghesi, le resistenze delle popolazioni minoritarie e soprattutto la spinta rivoluzionaria dei contadini da secoli compressa. I Tay Son riuscirono a conquistare tutto il Vietnam meridionale e centrale e travolsero anche il potere dei Trinh nel Vietnam settentrionale. I Tay Son, dopo aver liquidato i regimi feudali, riunificarono il paese raccogliendo attorno a sé il sentimento nazionale vietnamita, vinsero, con durissime lotte, tanto l'invasione cinese a Nord quanto quelle siamese a Sud e promulgarono riforme sociali e culturali che ben presto rivelarono tutte le loro carenze e contraddizioni. Le misure introdotte per risollevare l'economia finirono col gravare sempre più sia sui contadini che sui grandi proprietari.
Il regno dei Tay Son, perduto l'appoggio popolare, si indebolì sempre più e nel 1802 il re Nguyen Anh (denominato Già Long) riuscì a por fine al loro potere ed instaurò un regime monarchico profondamente reazionario e retrogrado su una società sempre profondamente lacerata.
Hue_Tomba di KHAI DINHIl nuovo regno, la cui capitale fu spostata a Hue, fu caratterizzato da estrema centralizzazione burocratica, da divisione tra contadini e ristretta classe dirigente, misure amministrative e fiscali rigorose per mantenere sotto ferreo controllo le masse rurali. Questo rigido conservatorismo e la conseguente frattura interna indebolirono sempre più il paese che non seppe difendersi dall'aggressione, dapprima economica e religiosa, di una potenza capitalistica occidentale: la Francia. Il re e la corte, attaccandosi ai loro privilegi, più desiderosi di reprimere le rivolte contadine che difendere il paese, sprofondati in una ortodossia confuciana ultra conservatrice, capitolarono davanti al nemico e poi collaborarono con lui.
La Francia fu indotta ad iniziare l'attacco al Vietnam dalle pressioni di forti interessi economici desiderosi di creare una stabile ed esclusiva piattaforma di penetrazione in estremo oriente. Su queste basi, forze francesi navali e terrestri attaccarono ed occuparono integralmente dapprima le regioni della parte meridionale dei paese, la Cocincina, che divennero colonia francese, poi attaccarono la regione del Fiume Rosso, il Tonchino, dove imposero l'apertura al commercio francese, e tra il 1882 ed il 1884, con un'ulteriore serie di operazioni belliche, imposero il protettorato sulle regioni centrali note con il nome di Annam, completando così l'assoggettamento dello stato vietnamita.
Il popolo, si sollevò fin dai primi giorni e, malgrado l'ordine di sottomissione alla corte, condusse una tenace resistenza armata contro l'aggressore. Ma al movimento mancava una direzione nazionale come solo la monarchia avrebbe potuto assumere: l'eroismo non fu sufficiente ed il movimento venne sconfitto.
Così diviso in tre regioni, il Vietnam, del quale le autorità francesi contestavano l'unità storica e la continuità nazionale, fu incluso a partire dal 1887 in una unione Indocinese insieme a Cambogia e Laos. Il governatore generale francese, nominato in quell'anno, dettava la politica e la linea economica in tutta l'Indocina. Dapprima l'accento fu posto sulla centralizzazione delle misure a carattere prevalentemente militare (costruzione di strade, ponti, canali, disboscamento della giungla, controlli personali e sanitari della popolazione); dal punto di vista economico venivano in prima linea lo sfruttamento fiscale e le prospettive commerciali per l'esportazione di riso cocincinese e di altri prodotti locali. Solo alla fine della prima guerra mondiale si installò, con la complicità dei feudali, un vero regno coloniale. Si passò allo stadio di sfruttamento diretto e sistematico della produzione mineraria e .cementifera, all'espropriazione delle terre di comunità di villaggio per istituire piantagioni francesi (caucciù e riso) ed al reclutamento forzato di manodopera cui era vietato troncare il rapporto di lavoro e che era costretta a condizioni di vita e di lavoro assai dure.

Il movimento per l'indipendenza                                                                                                                      top del file
Tutti questi fattori sociali contribuirono a creare le condizioni ed a determinare il carattere della lunga ed accanita lotta dei vietnamiti contro la dominazione coloniale. Il movimento nazionale rivoluzionario, rappresentato, dal 1927 in poi, dal VNODD (Vietnam Quoc Dan Dang). direttamente collegato al Guomindang cinese, scatenò un'insurrezione armata, nel febbraio 1930, a Yen Bay che fu immersa nel sangue, e la stessa organizzazione venne sterminata da numerosissime condanne ai lavori forzati e da una serie di esecuzioni capitali. L'insuccesso dei movimenti patriottici deriva dal fatto che la borghesia vietnamita, apparsa molto tardi, era economicamente e politicamente debole e quindi disponibile a compromessi con l'occupante. La mancanza di programmi radicali contribuiva alla mancanza di sostegno da parte delle masse e quindi l'ampiezza del movimento era per questo motivo molto limitata.
La sola forza che poteva ora levare l'insegna della lotta per la liberazione era la classe operaia. Questa, assieme ai settori più esasperati della popolazione rurale e ad alcuni intellettuali rivoluzionari, contribuì a mantenere l'intera ondata rivoluzionaria che era in espansione nel paese. Nel gennaio del 1930 era stato infatti fondato, raggruppando i movimenti di estrema sinistra, il Partito Comunista Indocinese, che ebbe fin dall'inizio il maggior rappresentante in Nguyen Taf Thanh, futuro presidente Ho Chi Minh (1890-1969), che culturalmente si formò in occidente. Infatti durante la rivoluzione russa del 1917, si recò per sette anni a Parigi e da qui nel 1919 inoltrò una petizione a Woodrow Wilson per l'autodeterminazione del Vietnam. Obiettivo del Partito Comunista Indocinese era creare una repubblica indipendente in Indocina. Anche l’azione dei comunisti fu, attorno al 1930, contraddistinta da gravi difficoltà, per la sproporzione tra le forze francesi e quelle della rivolta anticoloniale in Indocina: i vari scioperi e le insurrezioni contadine furono represse con l’intervento massiccio dell’aviazione francese.
Nel 1935 l’avvento in Francia del Fronte Popolare modificò la situazione politica del paese consentendo un minimo di prerogative politiche e di atmosfera di legalità alla popolazione locale. L’inizio del secondo conflitto mondiale e soprattutto la rovina della Francia nel giugno del 1940, mutarono profondamente la situazione indocinese: i giapponesi si accordarono con il governo di Vichy per controllare l'Indocina. Contro questo regime collaborazionista si delineò in modo sempre più marcato l'opposizione attiva dei vari gruppi politici vietnamiti.
Nel 1941 Ho Chi Minh fondò la lega per l'indipendenza del Vietnam, nota come Viet Minh, che, con un programma di democrazia politico-sociale progressista e contrario al colonialismo francese e all'imperialismo giapponese, iniziò una sistematica campagna di propaganda e di agitazione tra la popolazione per l’affiancamento della lotta sociale a quella anticoloniale nel quadro del conflitto mondiale. Questo movimento raccolse consensi sempre più vasti e riuscì anche ad ottenere la collaborazione della Cina nazionalista e degli Stati Uniti alla propria azione di guerriglia antinipponica. Quando i francesi tornarono dopo la guerra, trovarono nel nord del paese un Viet Minh particolarmente forte, mentre nel sud la popolazione era più portata a considerare inevitabile un dominio straniero, giapponese o francese che fosse, e fu facilmente indotta a collaborare. Nella primavera del 1945 i giapponesi eliminarono completamente il potere francese e cercarono l'appoggio dell'imperatore dell'Annam, Bao Dai. Ma lungi dal placarsi, la lotta politico sociale si intensificò ed il Viet Minh si trovò in pratica ad essere la sola forza efficiente e popolare presente nel Paese. All'atto dello sfacelo del Giappone, il Viet Minh riuscì ad assumere, il 19 agosto 1945, il potere in tutto il Paese ed a proclamare, il 2 settembre dello stesso anno, la Repubblica Democratica del Vietnam presieduta da Ho Chi Minh e retta da una coalizione che andava dai comunisti ai nazionalisti, fino a comprendere anche l'ex imperatore Bao Dai. Le successive elezioni generali confermarono l'adesione plebiscitaria del popolo al Viet Minh.

Il dopoguerra                                                                                                                                                       top del file
Di fronte alla Repubblica del Vietnam stavano però problemi gravissimi, tra i quali un accordo tra potenze alleate che prevedeva la spartizione del Paese tra la Cina e la Gran Bretagna. E mentre la prima non poté, stante la guerra civile, far valere i propri diritti, gli Inglesi occuparono la Cocincina cedendone poco dopo l'amministrazione alla Francia, che consentì a riconoscere la Repubblica Democratica a condizione che restasse sotto la giurisdizione francese. Nel 1946 Ho Chi Minh tentò di trattare con i francesi, ma senza esito. Ne conseguì il sorgere immediato della guerriglia che costò alla Francia un prezzo altissimo in uomini e mezzi, senza consentirle l'effettivo governo del paese. Si ebbero poi continui tentativi di negoziare per l'indipendenza del Vietnam, che scaturirono nell'accordo del marzo 1949 che decretava il Vietnam come "Stato Associato" all'interno dell'Unione Francese. La Francia in questo modo continuava a mantenere il controllo della difesa e delle finanze.
Nel 1950 il governo di Ho Chi Minh fu riconosciuto dalla Russia, dalla Repubblica Popolare Cinese e da tutto il blocco orientale, ottenendo da questi paesi appoggio e aiuto. Negli anni successivi le sorti della guerra cominciarono a volgere gradualmente ma inarrestabilmente a favore delle forze militari della Repubblica Democratica del Vietnam, finché nel 1954 i francesi furono costretti a capitolare nell’pica battaglia di Dien Bien Phu, condotta sotto l'abile strategia del generale Giap. :
Nel frattempo, tuttavia, le sorti del Vietnam si erano strettamente legate alla situazione internazionale e alla guerra fredda, cosicché le rattative finali furono condotte da una conferenza internazionale tenuta a Ginevra dall'aprile al luglio 1954 con la partecipazione della Francia, della Repubblica Democratica del Vietnam, dei tre Stati associati all'Unione Francese (Vietnam, Cambogia e Laos), dell'URSS, della Cina Popolare, della Gran Bretagna e degli Stati Uniti.
Dopo gravi difficolta si giunse ad un accordo in base quale le ostilità sarebbero cessate e la Francia si sarebbe ritirata dall'Indocina. Per il Vietnam venivano previsti il ritiro delle forze armate delle due parti belligeranti (Francia e Repubblica Democratica del Vietnam) rispettivamente a Sud e a Nord del 17° parallelo che tuttavia "in nessun caso" doveva essere considerato "alla stregua di una linea confinaria" - e la convocazione entro due anni di elezioni generali, controllate da una commissione internazionale designata a decidere l’unificazione e il regime del Vietnam. Ma gli Stati Uniti, che ritenevano conveniente per le loro esigenze di potenza mondiale, lo stabile inserimento del Vietnam meridionale nel loro dispositivo strategico economico, non sottoscrissero il trattato e le elezioni non si tennero mai.
Così, dagli accordi di Ginevra del 1954, nacquero di fatto i due Vietnam: la Repubblica Democratica al nord del 17° parallelo, riconosciuta e sostenuta da URSS e Cina, e lo stato del Vietnam a sud, che affidò la propria difesa alla Francia e fu subito appoggiato dagli USA.
I due Vietnam erano profondamente diversi: rigidamente comunista il Nord di Ho Chi Minh ed anticomunista il regime del Sud, a capo del quale c’era ancora l’imperatore Bao Dai; inoltre il primo era sempre stato il centro industriale del paese, mentre il secondo era in prevalenza agricolo. E' da questo momento che si verificarono i primi grandi spostamenti di popolazione da Nord a Sud, che divennero una costante delle successive vicende vietnamite.
La Repubblica Settentrionale si avviava decisamente sulla strada del socialismo con una serie di radicali riforme economiche e sociali. A sua volta il Sud passava gradualmente dalla sfera di influenza francese a quella statunitense, mentre si acuiva l'opposizione da parte dei Vietcong, guerriglieri comunisti sostenuti dal nord. Il governo del presidente Ngo Dinh Diem (1954-1963), deposto l'imperatore Bao Dai, si pose come obbiettivo la loro distruzione e man mano che la guerriglia si intensificava, ottenne dagli USA un sempre maggior numero di consiglieri militari e di truppe di appoggio. Iniziava così l'ingerenza americana nel Vietnam, mentre i francesi uscivano di scena.
Nel 1957 la Commissione Internazionale che aveva il compito di sorvegliare che gli accordi di Ginevra fossero rispettati, cominciò a denunciare le prime violazioni. Nel Vietnam del Sud cominciavano ad entrare armi ed equipaggiamenti americani, creando così i presupposti per un nuovo conflitto. Dapprima prudente, il presidente americano Kennedy decise infine di inviare alcuni reparti speciali, i cosiddetti "berretti verdi" in aiuto al governo ed alle truppe dell'esercito sudvietnamita (1962).

I VIET CONG                                                                                                                                                          top del file
La dura lezione subita dall'esercito sudvietnamita nell'attacco alla stazione radio dai "Vietcong" (così venivano denominati i guerriglieri che combattevano il governo di Saigon) e il malcontento che si era venuto a creare nelle popolazioni rurali contro il dittatore Diem convinsero gli Stati Uniti ad appoggiare il colpo di stato guidato da Duong Van Minh nel settembre del 1963, esattamente tre settimane prima dell'attentato a Kennedy. Il paese versava in condizioni disastrose, la corruzione dilagava, le riforme promesse da Diem non erano mai avvenute, erano inoltre iniziate le deportazioni dei contadini dai campi a villaggi fortificati.
Nelle maggiori città del Vietnam del Sud si succedevano le proteste degli studenti e della minoranza buddista, che culminarono nelle manifestazioni dei bonzi suicidi col fuoco nelle piazze. Van Minh durò molto poco e già nel gennaio del 1964 un altro colpo di stato guidato da Nguyen Khanh lo tolse di mezzo.
L'instabilità dei governi sudvietnamiti preoccupava gli Stati Uniti, che temevano una vittoria dei comunisti. Avviarono così un programma che prevedeva i bombardamenti delle città del Nord Vietnam nell'attesa di un pretesto che giustificasse gl'intervento delle truppe degli Stati Uniti nella guerra tra Sud e Nord Vietnam.
Nell'agosto del 1964 il pretesto fu creato da uno scontro navale avvenuto nel golfo del Tonchino tra un cacciatorpediniere della marina americana e alcune motosiluranti nordvietnamite, la rappresaglia fu scatenata con bombardamenti a tappeto sul Vietnam del Nord, infine l’8 marzo 1965 i "Marines" americani sbarcarono sulla spiaggia di Da Nang.
E' il primo contingente di soldati degli Stati uniti a partecipare direttamente e in modo ufficiale alla guerra. Da lì a tre anni saranno oltre mezzo milione i combattenti americani in Vietnam.
Inizia così una lunga guerra di logoramento fatta di guerriglia e di imboscate senza fronti ben definiti che dura per tutto il ’66 e il ’67, finché i vietcong e i nordvietnamiti rompono gli indugi all’inizio del ’68 iniziando una tremenda offensiva.


LA GRANDE OFFENSIVA DEL TET.                                                                                                                     top del file
La grande offensiva del Tet, orchestrata ancora una volta dal generale Giap, quello di Dien Ben Phu, viene preceduta da un poderoso attacco alla base di Khe Shan dalla quale gli americani controllano il "sentiero di Ho Chi Minh" ovvero la strada che passando per il Laos porta i rifornimenti dal nord Vietnam ai vietcong nel sud del paese. L'attacco di Khe Shan è però solo una manovra diversive che impegna per oltre 60 giorni gran parte delle truppe americane nel Vietnam.
Nel frattempo, approfittando della festività del Tet (Capodanno Buddista), migliaia di vietcong si infiltrano nelle aggiori città sudvietnamite scatenando contemporaneamente un attacco in tutte le città da Hue a Saigon. A Saigon oltre 5000 combattenti vietcong attaccano il quartier generale delle truppe americane e sudvietnamite, gli aeroporti, l'ambasciata americana, cogliendoli di sorpresa ed impegnandoli in una battaglia che, nel quartiere di Cholon, si protrae per oltre 20 giorni.
A Hue i vietcong conquistano quasi subito l'intera città sulla quale sventola la bandiera nordvietnamita, resistendo poi per oltre 25 giorni alla controffensiva americana che, con bombardamenti al napalm, distrugge l’intera città radendola al suolo e cancellando tutti i monumenti dell'antica capitale.
Ma l'offensiva del Tet diventa importante soprattutto per le reazioni che provoca nell'opinione pubblica statunitense. L'.America comincia ad essere stanca della guerra in Vietnam e la presenza americana nel sud-est asiatico viene riconsiderata. Fu proprio l'offensiva del Tet a togliere ogni speranza a Johnson di essere rieletto nel 1968 e ad aprire la via a Nixon che aveva promesso ai suoi elettori il ritiro indolore delle truppe americane dal Sud-est asiatico.
All'inizio del '69 americani e nordvietnamiti decidono di aprire delle trattative per giungere alla pace; ai negoziati partecipano anche i vietcong (FNL) e il governo dei Sud-Vietnam, ma la mancanza di disponibilità ad accettare il benché minimo compromesso fa fallire ben presto questo tentativo.
Gli Stati Uniti chiariscono ufficialmente quale sarà la "dottrina Nixon": le proprie truppe avrebbero avuto un ruolo meno attivo nel conflitto, gli aiuti economici e militari sarebbero drasticamente diminuiti pur continuando nella loro politica di sostegno al Vietnam del Sud, insomma Nixon ritiene che debba essere l'esercito sudvietnamita a combattere in prima linea questa guerra, cercando di limitare al minimo le perdite dei soldati statunitensi in combattimento.
I vietcong dal canto loro ritengono di favorire il disimpegno americano rinunciando ad ampie offensive e limitandosi ad azioni terroristiche limitate.

IL DISIMPEGNIO AMERICANO                                                                                                                            top del file
Negli anni a seguire l'impegno americano si limitò a supportare con i propri consiglieri militari e con la propria aviazione le truppe sudvietnamite impegnate in alcune offensive contro le postazioni nordvietnamite in Cambogia nel tentativo di rioccupare la base abbandonata di Khe San. Il secondo obiettivo si concluse in una disastrosa ritirata che diede inizio alla controffensiva delle truppe nordvietnamite verso il Sud del paese.
Nel 1972 iniziarono le trattative di pace a Parigi e si interruppero varie volte finché l’8 gennaio 1973 si giunse ad un accordo flrmato alla presenza dei rappresentanti degli Stati Uniti, del governo sudvietnamita, del governo nordvietnamita e del partito Rivoluzionario del Popolo del Vietnam del Sud, il nuovo nome dei Vietcong.
L’accordo prevedeva il ritiro delle truppe americane ed il rilascio da parte dei nordvietnamiti di tutti i prigionieri di guerra americani oltre all'istituzione di una commissione composta dalle quattro parti in causa e una commissione internazionale con il compito di sorvegliare che nessuno violasse gli accordi. La guerra per gli Stati Uniti era finita, ma il conflitto tra nord e sud vietnam era destinato a continuare.

LA CADUTA DI SAIGON
Nei due anni, seguenti i combattimenti furono irrilevanti, fatta eccezione per l'attività terroristica. La terza guerra iniziò rapidamente con la rapidità di un lampo.
Tra il dicembre 1974 e il gennaio 1975 i vietcong e le truppe nordvietnamite scatenarono la loro offensiva.
Con una decisione che stupì tutto il mondo Thieu, il presidente del Vietnam del Sud, invece di denunciare la violazione degli accordi ordinò alle truppe di ritirarsi dalle zone attaccate. Nel Vietnam del Sud si diffuse il panico e la maggior parte della popolazione sudvietnamita cercò di fuggire con qualsiasi mezzo per paura di rappresaglie da parte dei comunisti.
Gli Stati Uniti mandarono a Saigon aerei militari per l'evacuazione dei civili americani e di oltre 6.000 non americani, il presidente Thieu rassegnò le dimissioni e fuggì negli Stati Uniti.
Il 1° maggio 1975, Saigon e tutto il Vietnam del Sud si arresero alle truppe comuniste. La "terza guerra" del Vietnam era così finita, Saigon divenne Città di Ho Chi Minh, e il Nord e il Sud vennero riunificati sotto una sola bandiera.

Liberamente tratto da:
"Enciclopedia illustrata delle guerre moderne", Peruzzo Editore  - "Cronos", Vitagliano Editore   "Enciclopedia Universo", Istituto Geografico De Agostini


indice vietnam

 top del file