Vietnam, i diari di una generazione raccontati sugli Zippo dei marines
Un americano ha collezionato centinaia di accendinie li ha esposti a H.C.M.C.
di Seth Mydans - la Repubblica 8 dicembre 2006
 


HO CHI MINH CITY (VIETNAM)
"Detto tra di noi", afferma Bradford Edwards, "io sono un po' fissato con gli Zippo del Vietnam".
Colleziona centinaia di accendini in metallo. Li studia, li commemora come fossero dei piccoli simboli. Cerca significati profondi agli epigrammi che i soldati che se li sono lasciati dietro hanno inciso sui loro fianchi lucidi. Con solenne giocosità li trasforma in arte.
Dice che a partire dai primi anni '90, per dieci anni ne ha acquistati per le strade di Ho Chi Minh City. Qui, prima che andassero esauriti, venivano venduti come souvenir. "Ne ho avuti per le mani a migliaia; forse 10.000", dice.
Edwards, che ha 52 anni, è un artista americano che trascorre la maggior parte del proprio tempo ad Hanoi creando opere d'arte utilizzando per lo più oggetti e immagini di recupero.
Suo padre, Roy Jack Edwards - deceduto lo scorso anno - è stato pilota da combattimento in Vietnam: una figura che per il figlio rimane remota e mitica. "Il mio papà era un soldato superprofessionista", dice. "dice. "Era un tipo serio che insegnava all'Accademia Navale, lavorava al Pentagono e insegnava progettazione di armi. Era uno dei cento piloti del Corpo dei Marines, e si è fatto un paio di turni al fronte. Il Vietnam ha fatto parte della mia vita dal giorno in cui sono nato".
Se il Vietnam e il padre guerriero restano per lui per certi versi degli enigmi, la loro risposta può forse trovarsi sugli Zippo. Si legge su uno: «Ho attraversato la valle della morte. Io non temo il male perche sono il peggior figlio di puttana di tutta la valle». Su un altro: «La morte è il mio mestiere, e il lavoro mi sta andando bene». Ancora: «Non provo paura, ma solitudine». Oppure: «Per favore non parlatemi del Vietnam perché ci sono stato».
Lo Zippo è un oggetto oblungo e metallico, umile ed utile, placcato ottone, alto 5,8 cm e dal peso di 60 grammi, che con un po' di pratica può essere aperto e acceso con un veloce gesto della mano e produce un rumore gratificante quando lo si chiude. Ma in Vietnam gli Zippo non erano solo degli accendini: sorta di versione miniaturizzata dei cimieri dei cavalièri medievali, recavano i motti che definivano una missione che molti soldati sentivano nel loro intimo essere assurda. Erano per certi versi analoghi ai tatuaggi, e spesso le incisioni venivano fatte in piccole botteghe lungo la strada.
Edwards racconta di aver trovato più di cento modi per rappresentare gli Zippo con l'arte, utilizzando smalto, madrcperla, la serigrafia, l'incisione su metallo e su roccia, disegni a grafite, la lamina d'argento, la fotografia, tecniche miste ed altro. Con l'aiuto di alcuni vietnamiti esperti in queste tecniche, ha raggruppato gli Zippo in griglie, creandone poesie in lamina d'acciaio, fotografandoli in grande quantità riprendendoli da due piani di altezza, usandoli per costruire un abaco funzionante dalle dimensioni esagerate.
«Gli Zippo erano i testimoni», spiega, «e io non sono che colui che porta il messaggio».
Le sue opere di Zippo-art sono state esibite a Oakland, in Califomia (dove risiede) e in Vietnam. Un volume patinato dei suoi lavori è attualmente in fase di preparazione e sarà pubblicato l'anno prossimo per la Asia Ink di Londra con il titolo: "Vietnam Zippo". Sostiene: "Vi si trovano molte emozioni allo stato puro, roba forte". E snocciola esempi: "So che andrò in paradiso perché ho già trascorso il mio tempo in inferno: nel Vietnam".
E un altro che funziona bene da chiusa: "Se me l'hai fregato da morto spero che ti porti la stessa fortuna che ha portato a me".

(Copyright New York Times - la Repubblica - Traduzione di Marzia Porta)