Ad Hanoi i grattacieli divorano le risaie.
La città che resistette ai bombardieri americani durante la guerra del Vietnam
si apre oggi alle società immobiliari e ai loro progetti faraonici.

Il Manifesto - Le Monde Diplomatique - Aprile 2010
(Rassegna Stampa di Nguyen Van Danh)


dal nostro inviato speciale XAVIER MONTHÉARD

Nell'ufficio dal colore azzurro cielo vi sono piani futuristi, fotografie di realizzazioni e uno schermo video high-tech. L'architetto Hoàng Huu Phê mostra un grande ardore per convincere che l'avvenire di Hanoi risiede nello sviluppo urbano, in tutti i sensi. «Alcuni, al governo, continuano a percepire la città come un'entità amministrativa. Fortunatamente, questa visione passatista è in declino. Noi dobbiamo costruire una capitale attrattiva e tecnologica, a vocazione internazionale.
Gli americani hanno fatto sorgere Las Vegas da un deserto!» Il punto di vista di Phê conta molto. Il piccolo ed energico uomo sulla sessantina dirige il dipartimento ricerca-sviluppo di Vinaconex, la più grande società statale di costruzioni del Vietnam, emblema delle fiorenti aziende dell'epoca post-comunista. L'architetto sostiene di farsi beffe delle bolle immobiliari: «Noi dobbiamo servirci della speculazione come di una forza motrice sotterranea. È la nostra volontà che proteggerà questa città dal laissez-faire, che porta al cosmopolitismo di Bangkok e Manila, quella che voi potete chiamare occidentalizzazione. Io provo a utilizzare i meccanismi del mercato per trasformare i miei sogni in realtà (1).»

Nell'estate 2008, il negozio on line Smart travel Asia ha classificato Hanoi sesta città del continente per lo shopping, dopo Hongkong e Singapore, ma davanti a Shanghai, Tokyo, Pechino, Seul... Il Vietnam è di moda. Nel 2008, i progetti immobiliari hanno attratto più di 28 miliardi di dollari, vale a dire circa la metà degli investimenti diretti esteri (2). Nelle grandi città, i prezzi dei terreni s'impennano. È questo il paese straziato dalla guerra di cui Noam Chomsky diceva nel 1990 che, «avendo sofferto di un destino che non ha equivalenti nella storia europea a partire dalla Peste nera», avrebbe avuto bisogno di «un secolo prima di riuscire a rimettersi, ammesso che ciò sia possibile (3)»

Nel maggio 2008, dopo sei mesi di deliberazioni, il primo ministro Nguyên Tân Dung ha ottenuto l'assorbimento da parte della capitale della provincia di Hà Tây e di alcuni comuni limitrofi. Il primo agosto 2008, la superficie di Hanoi è dunque... triplicata. L'agglomerato supera i 3.300 chilometri quadrati. Secondo Laurent Pandolfi, dell'Institut de métiers de la ville, «anche se questa decisione è stata molto rapida e molto politica, ha una propria logica. Essa risponde all'avvio della metropolizzazione e coincide con i grandi progetti strutturanti che si collocano al di là del territorio di Hanoi, come la costruzione delle strade periferiche e delle linee della metropolitana».

Nell'impeto, il governo ha attribuito al consorzio americano-coreano Perkins Eastman - Posco Engineering and Construction - Jina (Ppj) l'elaborazione di un nuovo piano urbanistico, l'«Hanoi master plan to 2030 and vision to 2050».
Esso dovrebbe comprendere, nel 2010, lo studio di più di 700 progetti, residenziali e industriali. «il termine di scadenza è esageratamente breve» afferma un architetto del ministero della costruzione che vuole restare anonimo. «Sarebbero stati necessari almeno tre anni di lavoro. Sono previste più di 500 riunioni. Ciò è insostenibile. Non avremo mai un vero piano, ma solo una lista di proposte mal coordinate.» Cosa significa questo trambusto attorno alla «grande Hanoi»?

Per comprenderlo, è necessario tornare indietro di una ventina d'anni.
A partire dal 1986, il Vietnam ha adottato una politica di apertura economica (doi moi, «rinnovamento») sul modello cinese. Nel 1990 il Partito comunista ha riconosciuto la famiglia come «entità economica autonoma, di produzione e di impresa», prevedendo di affittare le terre ai nuclei familiari. È l'inizio della decollettivizzazione.

La legge approvata dall'Assemblea nazionale nel 1993 concede ai privati il diritto all'utilizzo del suolo, con contratti locativi di lunga durata rinnovabili (inizialmente dopo quindici anni): essi possono essere affittati, venduti, trasmessi in eredità ecc. Tuttavia, lo stato mantiene una posizione di prelazione, in teoria per opporsi alla captazione delle terre da parte della borghesia urbana. E restano nelle mani del partito, dell'esercito e delle organizzazioni comuniste di massa (Fronte della patria, sindacati...) anche importanti riserve fondiarie.

Non hanno osato toccare le pietre tombali dei cimiteri di villaggio. Nel 1993 il valore commerciale dei terreni era debole. Ma, con la quadruplicazione delle esportazioni in quindici anni, un tasso di crescita elevata e 10.000 imprese straniere presenti sul territorio, le antiche risaie si sono trasformate in miniere d'oro. L'eredità della storia - per esempio la concessione di confortevoli ville coloniali alle famiglie che si erano distinte durante la guerra contro gli americani, o la attribuzione di vasti possedimenti ai militari - mette in difficoltà le aspirazioni mercantili. Gli immobiliaristi esigono terreni che una città satura non è in grado di offrire.

Per i suoi sostenitori, come Phê, lo sviluppo della «grande Hanoi» passa per la costruzione di una rete di città satelliti. In questo modo, le zone di montagna dell'Ovest uscirebbero dal loro isolamento, e, nello stesso tempo, si ridurrebbe la densità abitativa della capitale; quest'ultima verrebbe connessa ai flussi commerciali transnazionali, dotandola di lotti residenziali moderni. Un nome riassume tali concezioni: Splendora.

Questo complesso in costruzione ha posato le sue fondamenta ad An Khanh nord, nella ex provincia di Hà Tây. Un'autostrada strategica vi passerà per portare alla futura tecnopoli di Hòa Lac, a 30 chilometri dal centro cittadino. In quella zona dovrà essere edificata la Silicon valley vietnamita. L'Università nazionale di Hanoi vi verrà trasferita e dotata di un campus. Anche i settori ad alto valore tecnologico aggiunto, «verde» in sovrappiù, sarà trasferito nell'area.

Per il momento, attorno ad An Khanh, è giunto il tempo della raccolta.
I contadini mietono il riso con l'accetta attorno all'autostrada in corso di costruzione; i bambini guidano i bufali con bacchette sottili e flessibili; cavalli e capre circolano tra i blocchi di cemento dei cantieri. Alcuni cartelloni segnalano i complessi residenziali, con diversi gradi di avanzamento: Splendora, ma anche le Tricon towers singaporiane, tre torri ultramoderne di 44 piani, comprendenti 732 condomini, con piscine e vasche idromassaggio...
I costruttori non hanno ancora osato toccare le lapidi dei cimiteri di villaggio. Incongrue, cospargono frammenti di lutto nel mare verde dei campi. È l'anima della nazione vietnamita tradizionale (quella delle risaie, ma quella anche della povertà endemica) che declina.
I videoclip promozionali delle società immobiliari presentano immagini tridimensionali di grandi agglomerati, aree verdi, laghi. Alcune superstrade, attraversando questi spazi, permettono una circolazione fluida verso un ambiente abitativo misto: grattacieli ed immobili di piccole dimensioni insieme a case individuali. Sullo schermo sfilano serene immagini di shopping in ipermercati lontani dal trambusto del centro e dalla rusticità dei sobborghi. «Ma voi vedete degli asili nido, delle scuole, delle strutture sanitarie?» fa notare il professore Pham Van Cu, geografo all'Università nazionale di Hanoi.

«Dove sono finite le persone, dove sono le attività economiche? In questi progetti, prevalgono gli interessi degli investitori. Lo stato si priva di risorse, i servizi vengono privatizzati e le persone più fragili diventano dipendenti dalle società di servizi.
In questo mondo del terziario, alcuni ricchi pagano altri ricchi: essi solo ci guadagnano.» I promotori trasformano i comuni agricoli in sobborghi borghesi Tutti questi progetti si rivolgono in effetti a una classe sociale agiata, composta da quel 10 % dei nuclei familiari che concentra nelle sue mani il 30% del reddito nazionale. Coloro i quali, la domenica, amano camminare intorno al grande lago dell'Ovest, lungo una passeggiata, simile alla Riviera, che si stende per 17 chilometri.

Gli immobiliaristi fanno affidamento sul fatto che questi soggetti lasceranno il centro cittadino per vivere in appartamenti più spaziosi, nella calma della «periferia», nel senso americano del termine.
C'è però un problema: tra questi lotti, autostrade e complessi industriali rimarranno incastrati terreni agricoli privi di accesso all'acqua di irrigazione. Inoltre, i nuovi agglomerati gettano le loro basi su terrapieni sopraelevati rispetto ai villaggi, il che aumenta per questi ultimi i rischi di inondazione. E piove molto a queste latitudini monsoniche, in questa piana densamente popolata... Certo, i protocolli che reggono la costruzione delle piattaforme urbane impongono ai costruttori l'organizzazione dei sistemi di drenaggio. Ma chi vi baderà, dal momento che lo stato si disimpegna a tal punto da trasferire agli investitori stranieri la regolamentazione del territorio? Per esempio, in cambio della costruzione delle infrastrutture stradali concede loro i terreni contigui. E delega alle stesse imprese l'espropriazione delle terre.

Questo è stato il caso di Hòa Muc. Quando, nel 1997, questo antico distretto rurale è stato riclassificato a livello amministrativo come dipartimento urbano di Hanoi, il valore dei terreni ha spiccato il volo. Tre anni più tardi, le autorità pubbliche iniziarono la costruzione del lotto di Nhân Chìn-Trung Hòa, attraverso la società Vinaconex. «Hòa Muc era uno dei numerosi villaggi che combinano l'agricoltura con l'artigianato di mestiere. Qui, c'era la fame - racconta la sociologa canadese Danielle Labbé. Quando lo stato ha costruito Nhân Chìn- Trung Hòa, ha esercitato il diritto di prelazione sugli appezzamenti agricoli degli abitanti del paese, lasciando loro la casa e un piccolo pezzo di terra per coltivare. Attraverso il comitato popolare (la municipalità) e le organizzazioni di massa, lo stato ha negoziato l'ammontare degli espropri. La gente sapeva che chi, negli altri nuovi dipartimenti urbani, aveva resistito non era stato trattato bene; quindi ha ceduto. A partire dal 2003, lo stato ha delegato l'espropriazione agli investitori privati. Ci sono state promesse di assunzioni e di riqualificazioni, generalmente non mantenute.

A Hòa Muc, l'indennizzo, comunque molto al di sotto del valore di mercato, è stato decente. Ma altrove i conflitti si sono inaspriti, e si sono verificate situazioni di blocco.» Il comitato popolare di Hanoi, di origine urbana, si deve bruscamente confrontare con spazi e problemi che non conosce - quelli dei distretti rurali.
I rischi sociali sono considerevoli. «Il passaggio da una società rurale a una urbana è sempre caotico, soprattutto se avviene velocemente, senza formazione - sottolinea la ricercatrice. È molto difficile trovare un nuovo impiego. E stiamo parlando di un villaggio situato a quattro chilometri dal centro cittadino, e legato a esso da diversi secoli.
Che ne sarà di quelli che si trovano nella lontana periferia?» La destabilizzazione degli spazi periurbani minaccia di destrutturare il centro città commerciale, la cui prosperità si fondava, a partire almeno dal XVII secolo (4), sullo scambio continuo con una densa cintura periferica (agricola, artigianale ed industriale). A partire dalla fine degli anni '80, la ricostituzione di questa organizzazione tradizionale, annientata dal periodo comunista e dalla guerra, ha permesso alla città di risollevarsi.

Il cosiddetto quartiere «delle trentasei strade e corporazioni», emblema di questa funzione polmonare, deve la sua fama alla sua vitalità commerciale. In un groviglio di costruzioni profonde dove si intrecciano corridoi interni e piani nascosti, un flusso di merci straripa dalle facciate delle abitazioni, sovraccariche di fiori, balaustre e colori.
Ogni strada ha la sua specialità. Quella del caffé e delle torrefazioni; quella dell'arredamento d'ufficio; della farmacopea dove si mescolano spezie - aroma di anice, di zenzero... - e ingredienti medicinali.
In una si vendono abiti usati, nell'altra l'acciaio tagliato a freddo.

La ristrutturazione fa vacillare il commercio. A dispetto del rumore e della promiscuità, gli abitanti di Hanoi non possono fare a meno degli innumerevoli ristoranti economici dove si prende posto su minuscoli sgabelli, per essere vicini al suolo. La via rumoreggia continuamente.
Essa è di chi se la prende, dato che la separazione tra marciapiede e strada è puramente formale. Ancora poco numerose, le automobili contendono alle migliaia di moto ogni metro di carreggiata.

L'emergere di microunità familiari impiegate nei servizi e nella vendita al dettaglio compensa al momento l'arretramento strutturale di molti dipendenti pubblici e agricoltori. Il reddito mensile medio è stimato in circa 2,4 milioni di dongs (circa 90 euro). Un'inchiesta condotta su diverse migliaia di nuclei familiari ha stabilito che «ad Hanoi il settore informale è il primo datore di lavoro (30 % dell'impiego totale). E opera come un'economia di nicchia, relativamente separata dai canali normali del commercio (5)».
Può trattarsi di questa anziana venditrice ambulante che cammina a passi rapidi per non piegarsi sotto il peso del bilanciere; o delle due donne che stanno passando in bicicletta, maestose, con il loro carico di frutta esotica; oppure di Qûyen. Qûyen ha 26 anni e fa il moto-tassista, una professione necessaria in una città dove i trasporti pubblici sono insufficienti. Egli passa dieci ore al giorno in un'atmosfera inquinata e pericolosa, considerando che i conducenti di Hanoi hanno un'interpretazione assolutamente personale del codice stradale.
Ad ogni pausa, Qûyen si concede una - una sola - profonda boccata dalla sua pipa, un oggetto elaborato e lungo una cinquantina di centimetri.
Una busta di tabacco scadente costa solo 3.000 dongs (6). Ma, come tutto il resto, anche questa è aumentata. «Riesco sempre a fare due pasti al giorno, ma devo fare attenzione. La mia compagna fa la manicure, non è certo più ricca di me. Non abbiamo abbastanza soldi per sposarci, così io fumo e bevo meno. Ma ci vorranno degli anni per mettere insieme la somma necessaria.» Per Qûyen, il problema principale, più ancora dell'inflazione che rincara il costo dei beni di prima necessità, è l'alloggio. Il suo consiste in un bugigattolo di 10 metri quadrati che affitta per circa 1 milione di dongs al mese (40 euro), acqua ed elettricità comprese.
Nato in provincia, Qûyen non ha nessuna speranza di trovare di meglio: tutto è appannaggio dei cittadini originari di Hanoi.

Stesso rompicapo per Lon, che, imbarazzata, mentre parla abbassa la testa: la sua situazione sociale contrasta troppo con le sue aspirazioni professionali. Mentre conclude la sua tesi di sociologia, Lon deve continuare a condividere un alloggio con la doccia e il bagno sul pianerottolo.
«Ho fatto dieci anni di studi, conduco delle ricerche per un istituto prestigioso, ma non si libera niente. Al contrario. Da due anni, non si trovano più alloggi. I convitti universitari sono stracolmi.

Non è normale che il governo non sostenga maggiormente gli studenti.» Secondo Nguyen Thi Thieng, direttrice aggiunta del Dipartimento popolazione dell'Università nazionale di Hanoi, «dagli studi emerge che i migranti attualmente si stabiliscono nei quartieri periferici, mentre, fino al 2007, si concentravano nei distretti centrali di Ba Dình e Hoàn Klêm. Essi non riescono più ad abitare nei quartieri dove lavorano».

Ironia vuole che, talvolta, i vecchi contadini, privati dei loro terreni agricoli, si riconvertano in affittacamere di fortuna: come sottolinea la sociologa Labbé, «gli abitanti di Hòa Muc hanno costruito sui loro piccoli pezzi di terra delle costruzioni semplici che affittano agli studenti e ai lavoratori che non hanno i mezzi per abitare nel centro cittadino. È un mercato molto grande».
La domanda cresce, nel momento stesso in cui i progetti degli immobiliaristi bloccano l'accesso alla terra provocando il rialzo dei prezzi.

E non è tutto. Secondo l'ultimo censimento decennale (aprile 2009), l'agglomerato conta ormai circa 6,5 milioni di abitanti - tanti quanto il vicino Laos!
«Per quanto riguarda la riduzione della povertà, il progresso del Vietnam è spettacolare. È semplicemente il più rapido del mondo, anche rispetto a quello cinese! Dal 58 % delle persone sotto la soglia di povertà del 1993, si è passati al 16 % del 2006, e la tendenza prosegue», si entusiasma Martin Rama, capo economista della Banca mondiale, durante un convegno organizzato ad Hanoi nel settembre 2009 (7).

Nguyen Nga, che dirige una galleria, la Casa delle arti, esprime (sulla scorta di un'esperienza ventennale di lavoro nel sociale e sui progetti di sviluppo economico) un giudizio più duro: «Per comprendere Hanoi, è necessario ricordare gli anni '80 e la loro miseria. Guardando i bambini, io mi dicevo che essi apprendevano l'ineguaglianza attraverso la fame, la assimilavano. È ciò che è successo. Quei bambini oggi hanno vent'anni e non hanno conosciuto che la mentalità del "ciascuno per sé". Loro vogliono la loro parte di possesso materiale, ma la loro sensibilità si è atrofizzata, i loro sogni si sono impoveriti.» Il tempo delle fratture ideologiche sembra ormai molto lontano...

Si dice che attualmente, nell'anno 4646 del calendario tradizionale, i dolci dell'hotel Sheraton siano i migliori regali adatti per ogni occasione: funerali, matrimoni, affari... Alla fine, trentacinque anni dopo la guerra, gli americani riusciranno a conquistare il cuore e l'anima dei vietnamiti? Ad ogni modo, il tempo delle fratture ideologiche è lontano. Il dollaro è il benvenuto, e costituisce una seconda moneta.
Il nazionalismo, una volta abbandonata l'eredità del comunismo, ritorna alle fonti più tradizionali. Secondo lo storico Nguyên Thê Anh, professore emerito all'École pratique des hautes études, «in una certa misura, il paese sta ritrovando i modi di fare dell'antica epoca monarchica, in particolare per quanto riguarda la struttura governativa. La casta dirigente, poco importa la sua etichetta, è paragonabile a un mandarinato autoproclamato, privo delle virtù del confucianesimo. Quanto al popolo, esso ritorna ai culti antichi».

Vicino al lago Hoàn Klêm, nel cuore di Hanoi, un pannello luminoso conta i giorni che precedono il 10 ottobre 2010, data in cui la città festeggerà ufficialmente i suoi 1.000 anni. Le cerimonie si annunciano grandiose. Due dragoni vegetali- omaggio al primo nome della capitale, Thang Long, «città del dragone che si solleva» - incorniciano la statua dell'imperatore Ly Thài Tô (974-1028). Attraverso queste realizzazioni simboliche, il Partito comunista intende innestare la più antica città del paese in una narrazione nazionale consensuale, e valorizza l'importanza storica di Hanoi, unica tra le capitali del Sud-est asiatico (8).
Non lontano, un gruppo di operai immigrati, provenienti dalla provincia, si occupa del restauro di un tempio del XVII secolo. A dispetto del fango e del rumore incessante della capitale, il loro accampamento di fortuna ha trovato il suo centro: la divinità del luogo, un eroe popolare venerato. Generazioni di occupanti abusivi l'hanno lasciato intatto. Oggi, fiori, frutta, piatti cucinati e bastoncini di incenso si ammassano ai suoi piedi.


note:

(1) Per un approfondimento di tali teorie, cfr. Hoàng Huu Phê, «North An Khanh satellite town and the search for a suitable urban structure for Hanoi», Journal of Construction, Hanoi, agosto 2008, e «Urban change from the individual standpoint: An Asian perspective», in Peter Hall (a cura di), Urban 21: Future Urban Lifestyles, Berlino, 2000.

(2) Ufficio nazionale delle statistiche, Hanoi Statistical Yearbook, Hanoi, 2009.

(3) Citazioni tratte da Noam Chomsky, Comprendre le pouvoir, Aden, Bruxelles, 2006.

(4) Si legga Philippe Papin, Histoire de Hanoï, Fayard, Parigi, 2001.

(5) Cfr. Jean-Pierre Cling, Lê Van Duy, Nguyên Thi Thu Huyên, Phan T. Ngoc Trâm, Mireille Razafindrakoto e François Roubaud, « Shedding light on a huge black hole: The informal sector in Hanoi», GS0-ISS/IRD-DIAL, Hanoi, aprile2009.

(6) 25.000 dongs = 1 euro.

(7) «Les journées de Tam Dao. Stratégies de lutte contre la pauvreté : approches méthodologiques et transversales», incontro organizzato dall'Accademia delle scienze sociali del Vietnam, l'Agenzia francese per lo sviluppo e l'Istituto di ricerca per lo sviluppo, dal 18 al 26 settembre 2009, i cui atti saranno pubblicati nel giugno 2010 presso le edizioni Thê Gioi (www.tamdaoconf.com).

(8) Bangkok, Phnom Penh e Vientiane sono emerse nel corso dei secoli XVII e XVIII: Manila, Jakarta, Singapore e Kuala Lampur, fondati dagli europei, sono anch'esse più recente apparizione.