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La città del jazz,
nera e democratica per tradizione, sceglie un deputato repubblicano e
asiatico. Che correrà anche per fare il sindaco nell'America di Obama un
altro figlio di immigrati ha vinto la sua battaglia: guadagnandosi un
posto al Congresso, a dispetto dei sondaggi che davano per vincente il
suo avversario, un deputato così navigato da aver conquistato il seggio
nove volte consecutive.
No, questa volta non si tratta di un liberal dalla pelle nera che
sbaraglia un repubblicano Wasp, bianco, anglosassone e protestante.
In quella New Orleans che i francesi popolarono di schiavi
fuggitivi, la città del jazz immortalata dalla ballata House of the
Rising Sun, a conquistare il 2nd district, lo storico distretto
democratico abitato prevalentemente da afro americani è stato un giovane
cattolico e repubblicano. L'astro nascente che ha vinto il feudo
indiscusso di William Jefferson, (nel 1991 primo deputato nero eletto in
Louisiana) porta il nome di Anh «Joseph» Cao, ed è nato 41 anni fa in
quella che allora si chiamava Saigon e oggi Ho Chi Minh City.
«Mio padre era un ufficiale dell'esercito sud vietnamita» scrive
sul sito josephcaoforcongress.com
«Avevo otto anni quando, il 30 aprile 1975, giorno della caduta
di Saigon, con mia mamma e tre dei miei otto fratelli trovai spazio su
un elicottero americano.
Approdammo a Houston, Texas». A portare Cao in Louisiana fu però
la fede. Nel 1992, il giovane rifugiato era entrato in un convento
gesuita di New Orleans per farsi prete, ma aveva poi rinunciato alla
tonaca per amore di Hieu «Kate» Hoang, una farmacista conosciuta in
chiesa e sposata nel 1998 (hanno due figlie, Sophie e Betsy).
Laureatosi prima in teologia e poi in legge, Cao guida da un
decennio l'associazione Boat People Sos. Ma non è bastata certo la sua
popolarità fra le comunità asiatiche a farne il primo deputato
vietnamita a entrare in Parlamento.
La città, guidata dal democratico afro americano Ray Nagin, già
lo scorso anno aveva reagito allo scandalo del cattivo impiego dei fondi
per il dopo Katrina eleggendo un nuovo governatore senza badare né al
colore politico, né a quello della pelle. E aveva scelto il figlio di
due immigrati punjabi, un hindù convertitosi al cattolicesimo e fede
repubblicana, Piyush «Bobby» Jindal.
La sconfìtta di William Jefferson va letta in questa prospettiva.
Benché l'Fbi lo avesse formalmente accusato dì corruzione nel 2006, dopo
avergli trovato 90 mila dollari nel freezer, il deputato nero era ancora
ritenuto un uomo molto potente.
A dare la spinta decisiva al politico vietnamita è stato però un
altro ciclone, Gustav, che a settembre aveva nuovamente minacciato la
città. New Orleans era stata evacuata e i deputati non avevano potuto
condurre un'adeguata campagna elettorale. Le elezioni sono così slittate
di un mese: non coincidendo più con le presidenziali, molti afro
americani non hanno votato. Altri, hanno preferito dare una chance al
candidato vietnamita.
«La mia vittoria» ha affermato Cao «contiene lo stesso messaggio
di quella di Obama. Oggi la competenza conta più di lobby e colore della
pelle. Una lezione imparata anche dai repubblicani...». Prossima tappa:
la fascia da sindaco.
ANNA LOMBARDI - IL VENERDÌ - DI REPUBBLICA - 16 GENNAIO 2009 |