Quando Buddha decise di dare ordine al tempo, convocò gli animali e annunciò loro che l’indomani ci sarebbe stata una gara: i primi dodici che sarebbero giunti alla sua porta avrebbero dato ciascuno il proprio nome e carattere ad ognuno dei dodici anni che avrebbero costituito il ciclo temporale.
Gli animali più forti e possenti ne risultavano, ovviamente, avvantaggiati, ma l’astuto Topo trovò, come al suo solito, un metodo per ovviare alla sua limitatezza fisica. Il giorno della gara, al momento della partenza, si nascose tra le corna del Bufalo che, impegnato a contendersi il primato con la sua rivale, la Tigre, non fece caso alla presenza del piccolo ospite. Dopo una gara mozzafiato, in cui la Tigre e il Bufalo si alternarono al comando, fu quest’ultimo a dominare nell’ultimo tratto di corsa. Giunti quasi al cospetto del Buddha, quando ormai la vittoria sembrava assegnata, il Topo spiccò un balzo dalla testa del Bufalo, direttamente nelle braccia del Perfetto, conquistando il primato tanto ambito. Per questa ragione è l’anno del Topo ad aprire il ciclo di dodici anni che costituisce la base del calendario luni-solare Cinese e Vietnamita.
L’origine di questo metodo
di computazione calendariale risale, in realtà, ad
un’epoca assai più antica della diffusione del Buddhismo
in Cina e Vietnam (avvenuta a partire dal II secolo
A.D.): un altro mito assegna all’Imperatore Huangdi
questo merito, nel 2637 A.C. La capacità sincretica del
Buddhismo asiatico, però, unito al peso effettivo e al
ruolo preponderante svolto da questa religione
soprattutto nei territori confinanti col Celeste Impero,
ha portato, tra le infinite altre evenienze, a
sostituire la figura dell’Imperatore con quella più
dolce e sorridente del Perfetto.
Dal mito si rendono evidenti alcune caratteristiche del
Topo asiatico, che lo differenziano di gran lunga
dall’immagine gretta e sudicia in cui lo relega nostra
cultura: l’astuzia e la creatività, innanzi
tutto, l’intelligenza, il coraggio e la capacità di
districarsi anche nelle situazioni più complesse.
Socievole, carismatico e affabile, il Topo gode per
queste ragioni di grande popolarità. D’altro canto è un
gran calcolatore, che tende ad anteporre il proprio
interesse a quello di qualsiasi altra persona, condotto
dalla propria avidità a sfruttare persone e cose per
raggiungere i propri fini. Mitigando queste tendenze, il
Topo sa essere anche molto generoso e protettivo,
soprattutto nei confronti della propria famiglia e dei
propri amici intimi. In ogni caso è un abile affarista.
Il Principio Agente Terra è particolarmente consono alla
personalità del Topo: gli conferisce una maggiore
concretezza e pragmaticità, mantenendo le sue
caratteristiche mentali. La Terra elargisce un maggior
senso di stabilità al Topo, aumentandone, però,
l’avidità di beni materiali come base per la sua
tranquillità.
Connesso al medesimo mito,
la tradizione cinese inserisce, a mo di chiosa, un
ulteriore racconto. Il giorno dell’annuncio del Buddha,
il Gatto non era presente. Fu il Topo a comunicargli
della gara, indicandogli, però, a bella posta, una data
errata per il suo svolgimento. Il Gatto, con sua enorme
sorpresa, si trovò quindi a gareggiare da solo, e
solamente giunto al cospetto del Buddha gli fu
esplicitato l’inganno. Ormai impossibilitato ad entrare
a far parte del calendario, da quel momento il Gatto
diede la caccia al Topo per vendicarsi dell’affronto
subito. E così per l’eternità.
In Vietnam, invece, questa storia non trova narratori,
mentre il Gatto ha il suo posto d’onore nel Calendario,
nell’anno che segue quello della Tigre.
Non è ben chiaro il perché di questa differenza.
Di certo è che i gatti godono di maggior rispetto nelle
case di Hanoi che in quelle di Pechino.
