Mister

THAI  NGOC

che non dorme da
33 anni

 

C'è un signore in Vietnam che mi piacerebbe conoscere. Ha 64 anni, vive nella comune agricola di Que Trung, è sposato, padre di sei figli e si occupa di allevare maiali e polli. Ma questa, rilassatevi, non è l'ennesima storia sull'influenza delle galline. Un uomo perfettamente ordinario che conduce un'esistenza ordinaria, se non fosse per un dettaglio. Thai Ngoc, o Ngoc Thai,(°) non so bene quale sia il cognome e quale il nome, sostiene, e i medici della città di Saigon confermano, di soffrire di insonnia. Non dell'insonnia banale, quella che invano cerchiamo di combattere guardando Porta a Porta. Il signor Thai (o Ngoc) afferma di non avere chiuso occhio dal 1972. Di non avere dormito una sola ora negli ultimi trentatre anni.
Qualunque medico vi giurerà che non dormire per 33 anni è assolutamente impossibile, perché la mancanza totale di sonno conduce alla pazzia e alla morte nell'arco di pochi giorni. Ma l'edizione in inglese del più importante quotidiano di Saigon (oggi ufficialmente chiamata città Ho Chi Minh), il Thanh Nien, gli ha dedicato un lungo articolo, ha intervistato l'ospedale dove lui si fa periodicamente visitare, ha chiesto conferme alla moglie, ai figli e ai colleghi che lavorano nella stessa fattoria, e, con tutto il doveroso rispetto per la inattendibilità dei giornalisti di ogni razza, sesso e nazionalità, la storia del signor Thai Ngoc sembra autentica.
Da quando una misteriosa febbre lo consumò nel 1972, facendolo dormire ininterrottamente per giorni e giorni, non ha più dormito. Ha provato con sonniferi moderni, pozioni tradizionali, incantesimi di sciamani, sedute di psicoterapia: niente lo fa addormentare.
Mi piacerebbe dunque conoscerlo, perché con il signor Ngoc simpatizzo molto, e con me simpatizzerebbero i milioni di persone, maschi e femmine, ricchi e poveri, anziani e giovani, che in quantità sempre più gigantesche soffrono di insonnia. Nessun altro disturbo, disfunzione, sindrome, patologia, la si chiami come si vuole, sta diffondendosi con tanta rapidità e tanta virulenza come l'incapacità di addormentarsi, di riposare ininterrottamente per le sette ore canoniche, di svegliarsi come ci si svegliava da bambini, freschi e con la sensazione di avere appena chiuso gli occhi.
Dall'anno Duemila alla fine del 2005, le ricette mediche scritte negli Stati Uniti per tarmaci ipnotici sono passate da 28 milioni a 46 milioni, cioè quasi raddoppiate, e questo oceano di pilloline non tiene conto dei prodotti da banco, delle tisane, degli estratti di erbe varie e delle cerimonie rituali per favorire l'arrivo di quel dio carogna e inafferrabile chiamato Morfeo. Né delle pillole trafficate sotto banco, come le droghe.
Ogni anno ormai, soltanto negli Stati Uniti, si vendono sonniferi dietro ricetta, dai vecchi barbiturici alle benzodiazepine figlie del Valium ai nuovi sonniferi con nomi dolci e teneri come Lunesta, Sonata. Ambien, studiati per nascondere il ruvido nome della molecola attiva chiamata zopiclone, per quasi quattro miliardi di euro. Il solo Ambien è stato usato in 12 miliardi di notti per colpire un certo recettore "Gaba", quella porticina nel nostro cervellino che decide se far entrare o lasciar fuori il dio del sonno.
Leggo che la vendita di sonniferi è schizzata dopo l'11 settembre 2001, e non vorrei incoraggiare i dietrologi e i complottisti a pensare che il massacro di Manhattan sia stato segretamente ordito dai fabbricanti di benzodiazepine e di zopiclone.
Le radici della micidiale pandemia di insonnia, che può avere effetti letali come si sospettò in due casi di incidenti stradali e marittimi provocati da guidatori di bus e di traghetti che facevano uso regolare di sonniferi, sono comprensibili: orari e ritmi di vita innaturali, eccessi di stimoli,  stravolgimento del ciclo circadiano fra luce e buio, veglia e sonno, alimentazione, stress, le solite spiegazioni un tanto al chilo da talk show televisivo.
Ma ce ne è un'altra. Cosi come le aziende che producono cibo spendono fortune per convincerci che abbiamo continuamente fame e sete, altrettanto fanno i fabbricanti delle pillole del sonno, per incoraggiare la nostra ansia e quindi persuaderci ad adottare la miracolosa soluzione offerta dalla loro molecola, identica a tutte le altre, ma confezionata con un nome diverso. Dopo averci bombardato per tutto il giorno con promesse di atroci morti nel caso non consumassimo i loro medicinali, quando sbarchiamo sulla sponda della notte con gli occhi sbarrati dalla paura, ecco scendere dal cielo le compressine che rimboccano i recettori cerebrali e ci cullano, come mamme chimiche, per almeno sette ore.
Meno il signor Thai Ngoc, che da trentatre anni non dorme, insensibile a tutte le carezze ipnotiche delle multinazionali americane del sonno. Non sarà mica, essendo vietnamita, un comunista?
Vittorio Zucconi - "D" di Repubblica - 4 marzo 2006


(°) in genere i vietnamiti usano prima il cognome. Questo il dr. Zucconi, al quale piace ironizzare, dovrebbe saperlo bene, in quanto ha avuto numerose occasioni di occuparsi a scrivere del Vietnam.

Per qualche utile informazione sul come vengono assegnati in nomi in Vietnam (tradizione del clan), vi rinviamo al capitolo sulla vita sociale: NOME DEL CLAN e NOMI PERSONALI