"TRACHYPITECUS DELACOURI" - UN PRIMATE IN VIA DI ESTINZIONE

TrachypitecusE' una particolare specie di primati, vive nel Viet Nam e sulle sue abitudini si sa ben poco. Ora, per colpa della medicina cinese, ne restano appena trecento esemplari Hanno il corpo marrone e la testa più chiara, che in alcuni casi sfuma nell'arancione. Crescendo, però, i cuccioli subiscono una metamorfosi cromatica: i peli delle guance e del capo virano verso il bianco, mentre il resto del corpo si tinge di nero.
Come il futuro che li attende. Già, perché II declino degli esemplari di Trachyptthecus delacouri, che vivono in Vietnam, sembra ormai segnato: nelle foreste del Paese asiatico ne sopravvivono solo trecento, divisi in una ventina di gruppi. E il declino della specie è così rapido da aver messo in allarme la comunità scientifica internazionale. Secondo la Società primatologica internazionale, senza contromisure immediate, entro i prossimi dieci anni le scimmie bianche e nere dalla lunga coda del Vietnam saranno solo un ricordo.
Peccato, perché rischiamo di perdere ammali davvero singolari. A cominciare, appunto, dalla bizzarra colorazione dei cuccioli. «In realtà i piccoli, grazie alla loro pelliccia particolare, risultano meno appariscenti degli adulti, che sono di un lucentissimo bianco e nero», spiega Elisabetta Visalberghi, dirigente dell'Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Cnr. Il motivo? «In altre specie di scimmie», risponde la primatologa, «una serie di esperimenti ha dimostrato che una colorazione dai toni smorzati conferisce ai piccoli una sorta di salvacondotto: rendendoli ancora più distinguibili dagli adulti, limita i comportamenti aggressivi nei loro confronti».
Anche da grandi, comunque, gli esemplari di Truchypithecus delacouri si fanno notare per il loro aspetto nel panorama dei primati. Una silhouette slanciata, zampe sottili, una coda lunghissima. E per finire, quelle guance bianche, dagli angoli della bocca fino alle orecchie, che rendono questa scimmia un animale dall'aria decisamente simpatica. Meno visibili, ma fondamentali per la loro sopravvivenza, uno stomaco particolare e maxi-ghiandole salivari che aiutano le Trachypithecus delacouri a nutrirsi del cibo preferito: foglie e germogli di una grande varietà di alberi.
Questi animali erano praticamente sconosciuti fino al 1932, quando furono descritti per la prima volta. Ma anche dopo la scoperta sono stati in pochi a occuparsene: per i successivi 50 anni non sono state condotte ricerche o monitoraggi della specie per conosceme habitat e abitudini. Risultato: ancora oggi le informazioni su di loro sono frammentarie e incomplete. Tanto che molte delle teorie formulate si basano su studi comparativi fatti su specie simili.
Quello che è certo è che le scimmie del Vietnam hanno abitudini precise. «Vivono in gruppi poco numerosi, composti da tre, sei individui adulti al massimo, e trascorrono gran parte della giornata sugli alberi», dice la Visalberghi. Abbandonate le piante, durante la notte, trovano riparo nelle cavità calcaree delle pareti rocciose presenti nel loro territorio, alcune ristrette zone del Vietnam (quasi esclusivamente nella parte settentrionale del Paese). Gli animali raggiungono i loro ripari notturni
con l'arrivo dell'oscurità e sono pronti a ripartire poco prima del sorgere del sole.
Strade e autostrade, per il Trachypithecus delacouri, sono rappresentate dagli alberi: nell'avanzare, si lancia da ramo a ramo aiutandosi con i quattro arti. Tra uno spostamento e l'altro, per rinsaldare i rapporti sociali, gli individui del gruppo si tengono impegnati nella cura e nella pulizia reciproca del pelo, un'operazione che impegna molte ore della giornata. Le femmine partoriscono, generalmente, un solo piccolo. Che dunque va protetto con la massima cura dalle insidie della foresta.
Il problema è che il principale predatore della specie risponde al nome di Homo sapiens. La caccia al Trachypithecus delacouri non ha scopi alimentari. Le scimmie del Vietnam, infatti, vengono utilizzate per realizzare prodotti della medicina tradizionale.
Elisabetta Visalberghi, che è anche segretario generale della Società Internazionale di Primatologia dice: «abbiamo discusso a lungo del rischio di estinzione che
corrono molti primati ed è stata fatta la lista delle 25 specie maggiormente in pericolo. Fra queste, gorilla, oranghi, sifaka, tutte speciedi cui conosciamo abbastanza bene il comportamento. Nella stessa lista, naturalmente, c'è anche il Trachypithecus delacouri, di cui, invece, sappiamo ben poco».
Purtroppo, rimane poco tempo per conoscerne le abitudini fuori da una gabbia. Basti pensare che tutto quello che sappiamo di questi animali si basa sui pochi esemplari presenti in qualche giardino zoologico, mentre sul loro comportamento in natura esistono solo osservazioni preliminari.
Ma che cosa si può fare per limitare i danni? «Per esempio, si potrebbero mettere in campo una serie di aiuti economici destinati al governo vietnamita», risponde Massimiliano Rocco, responsabile del programma Specie e Traffic del WWF. «Lasciato da solo, il Vietnam difficilmente riuscirà a salvare questa specie in via di estinzione».
VALERIA ALOISIO - Venerdì di Repubblica - 17 settembre 2004