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Enrica Collotti Pischel
è scomparsa ieri a
Milano a 73 anni dopo una lunga malattia.
Il suo nome evoca a generazioni di studiosi la storia e la realtà dei
Paesi dell'Estremo Oriente. Per misurare il valore di cui godeva a
livello mondiale, basta questo episodio: quando negli anni Sessanta
l'editore Einaudi decise di pubblicare la traduzione del capolavoro di
Edgar Snow, fu lo stesso autore, grande giornalista statunitense, a
chiedere che l'edizione italiana di «Stella Rossa sulla Cina» fosse
curata da questa ancora giovane storica, che si era già fatta un nome
fin da quando, nemmeno trentenne, aveva dato alle stampe «Le origini
ideologiche della rivoluzione cinese», nel 1959.
E così, per oltre un quarantennio, le complicate, spesso drammatiche
vicende di quell'immenso Paese dell'Asia orientale troveranno nella
Collotti Pischel un'osservatrice costante e un'interprete sagace.
Nata a Milano nel 1930 , un'influenza decisiva nella sua formazione
l'aveva avuta dalla famiglia: figlia unica, il padre Giuliano, avvocato
e scrittore, era stato amico di Gobetti e dei Rosselli, prima di
diventare un esponente di spicco dell'azionismo milanese (con Paggi,
Valiani, Boneschi); la madre era una storica dell'arte, sensibile e
acuta.
Quell'ambiente, carico di "virtù civili", insieme all'impronta che le
aveva dato l'ambiente della Statale di Milano negli anni universitari
(specie con Antonio Banfi), avrebbe rafforzato in lei l'idea che il
lavoro dell'intellettuale va sviluppato anche con un forte impegno, a
fianco di quanti soffrono e lottano per il proprio riscatto.
In questa prospettiva, l'approfondimento del problemi storici, politici,
economici e sociali del mondo cinese - e più in generale, dei popoli
afro-asiatici - è diventata la "costante" dell'attività della Collotti
Pischel, dapprima come esperta dell'Ispi di Milano (l'Istituto per gli
studi di politica internazionale, dove ebbe un maestro in Giorgio Borsa)
e poi come docente universitaria (ha insegnato alla Statale di Milano,
dopo le esperienze negli atenei di Torino e di Bologna), e come autrice
di testi, che si sono segnalati nella storiografia contemporanea: «La
rivoluzione ininterrotta», «Storia della rivoluzione cinese», «L'India
oggi», «Dietro Tien An Men», «Storia dell'Asia orientale 1850-1945»,
«Capire il Giappone», fino a «La Cina».
Se molti hanno imparato a conoscere, fuori dagli opposti clichè di una
propaganda (arrogante) o di una polemica
(astiosa), la complessa figura di Mao, la sua politica, gli sforzi
compiuti, e i perché di una rivoluzione "epica e miracolosa", capace,
nonostante errori e contraddizioni, di «fare di un paese antico uno dei
protagonisti della vicenda politica contemporanea», lo dobbiamo alle
capacità e al coraggio intellettuale con cui Enrica Collotti Pischel ci
ha aiutato a guardare oltre i confini dell'Occidente.
Arturo Colombo - Corriere della Sera - 12.04.2003
Sergio Ricaldone - l'ernesto -
Maggio/Giugno 2003 |