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Siamo (io e mio marito) arrivati ad Hanoi il 19 gennaio 1993, nel mezzo
della festa dei Tet (il Capodanno Buddista), quindi in un certo senso
ospiti scomodi In un periodo, ed è l'unico dell'anno, in cui i vietnamiti
non lavorano e si raccolgono in famiglia.
L'impatto è stato piuttosto duro: per le condizioni climatiche (7° C senza
riscaldamento), l'alimentazione, la mancanza di acqua potabile, i numerosi
topi (i gatti vengono esportati in Cina per alimentazione) ed infine per
il modo di rapportarsi un po' distaccato così diverso, dall'estroverso e
caloroso italiano, dei vietnamiti. Devo essere sincera che dopo la prima
settimana di
permanenza, se non ci fosse stato mio marito, sarebbe stata anche l'ultima
e questo non ci avrebbe permesso in un secondo tempo di capire apprezzare
e mare questa gente così fiera ed umile nello stesso tempo, che con un
sorriso riesce a compensarti di tutti i disagi ai quali noi "comodi
occidentali " non siamo abituati.
Abbiamo vissuto due mesi all'interno dell'istituto Nazionale di Agopuntura
e Ospedale del Vietnam nella casa dei "massaggi non terapeutici", in due
stanze che per loro erano sicuramente una reggia.
L'Istituto consta di due palazzine a due piani dove si svolgono in
ambulatorio: agopuntura, massaggio terapeutico ed interventi
chirurgici. Per i degenti tre costruzioni in legno: reparti uomini, donne
e pediatrico. Più distaccate due costruzioni, una adibita a mensa per i
dipendenti e preparazione cibo per i bambini e le loro madri, l'altra ad
uso lavanderia e servizi.
La maggior parte dei degenti sono bambini che arrivano all'Istituto da
tutte le parti del Vietnam (un po' come il nostro Gaslini) che hanno
patologie senza speranza quali: sordomutismo, paraparesi, tetraparesi da
encefalite, meningite e traumi cranici, cecità. Arrivano con le loro madri
e a volte con altri membri della famiglia, rimangono ricoverati anche per
mesi, finché guariti o ad un livello di miglioramento oltre il quale non è
possibile andare. Il 70% dei casi ha risultati positivi.
Il ricovero è gratuito (è l'unico ospedale di Hanoi dove i pazienti non
pagano) e mentre per gli adulti i pasti vengono portati da casa dai
parenti, per quanto riguarda i bambini e le loro madri se ne fa carico il
prof. Tai Thu.
Nell'Istituto lavorano 120 medici ed 1 infermiere alla paga mensile di $.6
(una lattina di Coca Cola cos a $.1 ) e nonostante che in Vietnam la casa
sia gratuita ed il cibo a basso prezzo devo dire che è veramente poco.
Lavorano dalie 7.30 alle 16.30 (i medici di turno di guardia continuano).
Visitano e trattano ambulatoriamente fino a 500 persone al giorno.
La paga mensile del prof. Tai Thu è di $.10
Lo Stato provvede al pagamento del solo stipendio ai medici ($. 6). A
tutto il resto provvede il prof. Tai Thu con la sua instancabile opera in
giro per il mondo, dove è molto conosciuto e stimato. Egli organizza
convegni, conferenze, corsi di agopuntura e grazie alla sensibilità di
Organizzazioni umanitarie, oltre a provvedere alle cure degli ammalati
ricoverati nel suo Istituto, egli riesce a integrare la misera paga dei
dottori che giornalmente lavorano nel suo Istituto. Sta lavorando altresì
per costruire una nuova palazzina per migliorare le condizioni di degenza.
Bisogna vedere le condizioni di povertà del paese per capire bene quali
siano le difficoltà che incontra quest'uomo nel portare avanti il suo
impegno.
Durante il mio soggiorno l'Ambasciatore francese ha donato all'Istituto un
depuratore d'acqua per i bambini ...... ce ne vorrebbero tante di
donazioni. L'ospedale è carente di ogni attrezzatura utile per analisi e
controlli preliminari. Quando sono partita dall'Italia ho portato con me
parecchio filo per sutura interna, cosa introvabile in Vietnam, per il
quale non finivano mai di ringraziarmi.
Dopo due mesi di permanenza, al momento del ritorno a casa ho pianto .....
non so dire perché... ma laggiù abbiamo lasciato, io e mio marito, un po'
del nostro cuore e il desiderio di tornare anche perché per imparare bene
l'agopuntura ce ne vuole ..... Con il prof. Tai Thu abbiamo preso
l'impegno d'aiutare il suo lavoro umanitario, con ogni mezzo. Questo è il
primo contributo.
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