Il fiume Mekong prosciugato dalla dighe cinesi


Il fiume Mekong attraversa o tocca sei diversi Stati (Cina, Vietnam, Birmania, Laos, Thailandia e Cambogia) dell’Asia sud-orientale e il suo corso - in una regione la cui economia è fatta quasi esclusivamente di pesca ed agricoltura - influenza la vita di più di 20 milioni di persone che ne traggono acqua per l’irrigazione e lo utilizzano come via di comunicazione.
Thailandia e Vietnam sono tra le nazioni che chiedono alla Cina di migliorare la gestione del flusso delle acque del Mekong. Secondo questi Paesi, la costruzione di numerose dighe idroelettriche cinesi nella porzione iniziale del fiume ha causato l’abbassamento del livello fluviale. La Cina respinge le accuse.




 

Mekong Lungo le rive del Fiume Maestoso soffocato dalle grandi dighe cinesi
Repubblica — 09 marzo 2010 pagina 55 sezione: POLITICA ESTERA

CHIANG KHON (confine Thailandia-Laos) - Da gennaio i capi dei villaggi assieme a tutti i contadini e i pescatori tra Chiang Saene e Chiang Khong avevano iniziato a scrutare con allarme sempre crescente il livello del Mekong. Dopo tre mesi senza pioggia le pompe per innaffiare i campi piazzate sugli argini cominciavano a incepparsi col fango, le reti dei pescatori tornavano nelle barche semivuote e gli affluenti diventavano giorno dopo giorno poco più che rigagnoli.
Quando raggiungiamo Chiang Saeng è in corso un'animata assemblea di uomini e donne delle comunità locali organizzata dalla sezione thailandese di International Rivers per spiegare la loro agonia e quella del Mekong, il Fiume Maestoso, già culla delle civiltà khmer, siamese, vietnamita.

I dati aggiornati alla fine di febbraio parlano di un ulteriore calo di un metro e mezzo rispetto a inizio anno: senza contare la scomparsa di numerose specie come il Pesce gatto gigante. Potrebbe essere normale nella stagione secca, ma la memoria dei vecchi vale qui più di qualunque statistica. «Nessuno dei nostri pescatori ottantenni ricorda una carestia d' acqua come questa», spiega Sawat Pun, capo del villaggio di Wat Luang, indicandoci le lingue di sabbia bianca trasparente e le isole di rocce ricoperte di muschio. Normalmente sono adagiate sul fondo.
A rendere il paesaggio ancora più inquietante e lunare, nonostante il cielo libero da nuvole dell' inverno tropicale, sono i fumi che si alzano dalle colline circostanti e dai campi sulla riva già essiccati per la lunga assenza di piogge. La foschia generata dall' incendio degli alberi per l' antica e contestata pratica di "pulizia" del sottobosco, fa somigliare questo tratto del fiume agli scenari di Apocalipse Now, film ispirato proprio al Mekong e alle sue guerre, dall' invasione francese al tentativo americano di impedire il comunismo in Laos e Vietnam. Ma è la mancanza d' acqua a cambiare più drasticamente di tutto i leggendari connotati lussureggianti di questa vena vitale del Sudest asiatico che nutre e ospita 65 milioni di esseri umani tra le sorgenti e il delta vietnamita. Perfino un monumento buddhista finora sconosciuto dell' antica città di Souvannakhomkham è riaffiorato pochi giorni fa dall' oblio di almeno sette secoli nel quale l' aveva relegato il fiume.

Al suo ingresso nell' ex Siam, oggi  Thailandia, appena mezz' ora dal celebre Triangolo d' Oro dei traffici d' oppio, l' acqua del Mekong è costituita per più dell'80 per cento dal flusso del corso principale, che in Cina si chiama Lacang, il Fiume tumultuoso.

Ma per sapere che cosa succede a monte «è più facile consultare un oracolo che avere risposte dalle autorità cinesi», ironizza Nimat Roykaet, responsabile di un comitato per la conservazione del Mekong. La Cina che ha bisogno di elettricità per le sue industrie e le sue campagne è infatti anche la custode, secondo tutti gli abitanti dei Paesi a valle, del segreto di questo minimo storico registrato da 100 anni a questa parte.
Non già il surriscaldamento globale, e il conseguente scioglimento dei ghiacci. Come per le maree, anche i flussi del Mekong che scendono dalla sorgente sull' Himalaya tibetano possono essere sfruttati dai contadini e dai pescatori per decidere dove e cosa piantare.
Ma secondo Insom, leader della comunità di Ban Po Khong, l' acqua è da tempo custodita gelosamente nelle zone di riserve delle tre dighe realizzate dalla Cina dalla metà degli anni '90 in poi. Circondato da un coro di consensi, dice che l' acqua viene rilasciata di tanto in tanto secondo le decisioni prese dalle autorità comuniste. «Se non ci dicono niente, come facciamo a sapere quando potremo irrigare i campi? Come possiamo regolarci», è il coro che ha accompagnato una imponente petizione al primo ministro thailandese per chiedere a Pechino un intervento urgente. Ma come succede spesso in queste regioni, l' influenza politica del gigante cinese ha impedito ogni protesta formale da parte non solo delle autorità thailandesi, ma dagli stessi cambogiani, laotiani e vietnamiti, a loro volta alle prese con problemi analoghi se non peggiori, come dimostra la progressiva salinizzazione del delta a Sud di Saigon.
«Con queste premesse - dice Pianporn Deetes, attivista di International Rivers - il rischio di un collasso totale dell' economia del bacino del Mekong è una certezza, visto che la stagione secca durerà ancora fino a maggio».
Non c' è soltanto la pesca e l' agricoltura. Da due settimane a questa parte le barche che portano i turisti lungo il Mekong non viaggiano più - come succedeva da vent' anni - tra Houayxay a Luang Prabang, l' antica capitale del Laos, e quindi non partono nemmeno le gite dal porto di Chiang Khon, con la conseguente chiusura di parecchie attività commerciali sia di qua che di là dal confine.
Non solo. Il Mekong divide il Laos dalla Thailandia, ma anche (per più di 200 chilometri) dalla Birmania dei generali. E' lungo questo tratto spesso vietato a ogni sguardo esterno che 21 barche provenienti via fiume dalla Cina cariche di mele, cipolle e piselli per i mercati di Bangkok sono ferme senza poter andare né avanti né indietro.
Secondo Deetes, le autorità dello Yunnan cinese devono aver rilasciato ultimamente parecchia acqua per tentare di farle ripartire. «Infatti negli ultimi giorni abbiano notato un rialzo notevole del livello - ha detto - senza altra giustificazione se non l' apertura delle paratie nelle zone-riserva delle dighe cinesi, visto che non piove ormai da più di 5 mesi». Alle accuse la Cina risponde che la siccità non è solo un problema del bacino inferiore del fiume, e che nemmeno le riserve create dalle contestate dighe bastano alla sussistenza dei suoi contadini.

Così lo scarica barile si ripercuote a valle di distretto in distretto, come a Phrae dove i contadini minacciano ritorsioni contro gli abitanti di Song accusati di deviare e trattenere l' acqua, o come a Phrom Phiram dove altri disperati hanno chiesto l' aiuto della polizia per distribuire nei loro campi assetati qualche tonnellata di prezioso liquido senza incappare nelle ire dei villaggi più a sud. Il tutto in assenza di un' autorità sul fiume.
L' unica legalmente riconosciuta, la Mekong River Commission, è formata solo da Laos, Thailandia, Cambogia e Vietnam. La Cina non c' è. E senza di essa, nessuno con cui prendersela. -