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Hanoi, 25 marzo (Velino) - Un progetto di ricerca italiano ha in questi
giorni dato avvio ad una serie di indagini etnobotaniche nel Vietnam
settentrionale per scoprire le proprietà terapeutiche dell’Artocarpus
Tonkinensis, una pianta impiegata da secoli nella medicina tradizionale
vietnamita come rimedio per le malattie reumatiche. Il lavoro di ricerca
etnobotanica si inserisce nel quadro di un pionieristico progetto di
ricerca diretto dal Prof. Domenico Delfino dell’Università di Perugia
(Sezione di Farmacologia, Tossicologia e Chemioterapia del Dipartimento
di Medicina Clinica e Sperimentale) in coordinamento con l’Institute of
Chemistry (Vietnam Academy of Science and Technology - VAST), diretto
dal Prof. Tran Van Sung, nel quadro dell’accordo di cooperazione
scientifica e tecnologica stipulato tra il Ministero degli Affari Esteri
e il Governo del Vietnam.
Le
ricerche nel campo dell’etnomedicina costituiscono una propaggine al
lavoro di ricerca dell’équipe italiana impegnata nello studio di
specifiche sostanze immunosoppressive presenti nelle foglie dell’Artocarpus
tonkinensis. In questo senso il lavoro mira all’identificazione di
sostanze capaci di agire in maniera mirata e selettiva, tale da impedire
– qualora impiegate come farmaco – il verificarsi di quella serie di
effetti collaterali che rischiano di pregiudicare l’efficacia stessa
della terapia e arrecare danni all’organismo. Le ricerche sono
attualmente finalizzate alla sperimentazione di nuove possibilità di
applicazione terapeutica, soprattutto verso tumori come linfomi e
leucemie. L’Artocarpus tonkinensis è una pianta endemica delle regioni
settentrionali del Vietnam, diffusa in maniera specifica nell’area di
Hanoi e nelle regioni delle Midlands settentrionali.
Le foglie di Artocarpus tonkinensis hanno un impiego relativamente
diffuso nella medicina tradizionale vietnamita ove sono utilizzate come
immunosoppressivo e nel trattamento di patologie dal carattere
reumatoide. La medicina tradizionale del Vietnam è, di norma, concepita
e organizzata secondo due grandi branche: la cosiddetta “medicina del
sud”, che raccoglie l’insieme dei saperi medici indigeni del Vietnam
(fondati, in gran parte, sull’uso di piante medicinali), e la “medicina
del nord” che, al contrario, è diretta espressione della medicina
tradizionale cinese, diffusasi in Vietnam a seguito delle perdurate
interazioni culturali tra le due civiltà. La “medicina del sud” assunse
una sua codificazione nel corso del XIV secolo, grazie all’opera di
sistemizzazione delle conoscenze e delle pratiche mediche vietnamite ad
opera del monaco buddista Tue Tinh. Grazie a Tue Tinh la medicina ebbe
modo di svilupparsi entro i monasteri, i quali divennero degli attivi
centri di cura, nonché luoghi di apprendimento, conservazione e
diffusione dei saperi medici. Le conoscenze raccolte da Tue Tinh vennero
ordinate all’interno di dodici volumi contenenti oltre 630 rimedi
fondati sull’uso di piante medicinali originarie del Vietnam.
Nel corso dei secoli la medicina tradizionale vietnamita ha continuato a
svilupparsi assorbendo ed elaborando elementi della cultura medica
cinese (la cosiddetta “medicina del nord”), di cui condivide molte delle
terapie e degli stessi principi fondamentali. Al di là di specifiche
differenze nell’ambito della applicazione pratica, entrambi i saperi
medici si fondano infatti su aspetti teorici comuni. Nucleo centrale
della medicina cinese e vietnamita è infatti la nozione di Qi, “vento”,
“energia”. La presenza del Qi garantisce la salute all’organismo,
favorendo le principali funzioni organiche e psichiche della persona. È
sempre al Qi inoltre riferita la capacità di movimento del corpo, nonché
la facoltà di favorire la crescita e lo sviluppo stesso dell’organismo.
Accanto alla nozione di Qi, la medicina tradizionale cinese e vietnamita
si sviluppano attorno ai concetti fondamentali di Yin e Yang, i due
principi complementari che si ritiene siano a fondamento di ogni singolo
aspetto del mondo fenomenico e dei suoi stessi processi dinamici.
Sebbene, in ambito teorico, Yin e Yang rappresentino rispettivamente
l’aspetto passivo (femminile) opposto a quello attivo (maschile) della
realtà, una volta intesi nella loro relazione dinamica e tangibile, Yin
e Yang si riferiscono alle caratteristiche di specifici organi del
corpo. Sebbene alcuni organi possiedano una prevalenza maggiore di uno
dei due aspetti, il buon funzionamento dell’organismo si fonda su di un
equilibrio tra i due principi e le loro rispettive caratteristiche.
Alla luce di queste premesse generali, la ricerca etnobotanica sul campo
ha permesso di rilevare l’uso della pianta di Artocarpus tonkinensis
come ingrediente somministrato nei medicinali usati nel quadro di una
serie di patologie connesse con l’apparato osseo. Attraverso una serie
di indagini presso terapeuti tradizionali della città vecchia di Hanoi è
stato infatti possibile rilevare come l’Artocarpus sia impiegato come
farmaco nelle patologie ossee connesse con squilibri degli elementi
“vento”, “caldo” e “freddo”. Mentre nel caso delle patologie connesse
con l’elemento “vento”, le malattie si manifestano nella forma di dolori
non localizzati e diffusi in tutto l’apparato osseo con particolare
riferimento alla schiena, le patologie connesse con l’elemento “caldo”
si manifestano come dolori localizzati sopratutto in corrispondenza
delle articolazioni. Qualora le patologie siano invece connesse con
l’elemento “freddo”, a questa specifica localizzazione del dolore si
aggiunge la manifestazione di ingrossamenti o deformazioni articolari
evidenti, tipici di alcune forme di artrite.
Sotto questo riguardo le ricerche scientifiche condotte hanno posto le
premesse concrete per la realizzazione di future ulteriori e più
approfondite ricerche nel campo dell’etnomedicina. Al tempo stesso
queste hanno creato i presupposti per un proficuo e fruttuoso confronto
tra le ricerche di ambito etnobotanico e gli studi specificamente
farmacologici del progetto, studi condotti simultaneamente
dall’Università di Perugia (Sezione di Farmacologia, Tossicologia e
Chemioterapia del Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale) e
dall’Institute of Chemistry (VAST) di Hanoi.
(Martino Nicoletti) 25 mar 2009
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