Il "made in Italy"
va a caccia in Vietnam

Missione di CONFINDUSTRIA,  ICE  e  ABI

4 novembre 2008 - Gallarate - Conferenza stampa dal ritorno della missione.


ROBERTO PETRINI  (inviato di la Repubblica) 6 novembre 2008


HANOI — Sono 160 imprese, 300 persone, quasi tutti del mondo delle piccole e medie aziende Italiane. Da tre giorni sono sbarcati in Vietnam, guidati dalla Confindustria, in stretta collaborazione con l'Ice di Vattani e l'Abi, l'associazione delle banche presente con 11 delegazioni e fortemente interessata alla zona.
Rimarranno tutta la settimana in Vietnam, nuova tigre dell'Estremo Oriente con un economia sostanzialmente al riparo dal big crash che investe il pianeta, e incontreranno "face to face", cioè a quattr'occhi, 600 operatori economici vietnamiti, per un totale di 1.700 opportunità di affari.

C'è da chiedersi perché il Vietnam. Lo spiega a chiare lettere il vicepresidente di Confindustria per i rapporti intemazionali PaoloZegna:«Qui siamo i primi, in Cina il processo è esploso già vent'annifa. Inoltre il sistema di piccole imprese vietnamite è un ottimo interfaccia per le nostre aziende», racconta e rivela di avere contatti per installare nel paese che fu di Ho Chi Minh una catena di negozi di alta gamma.

Del resto il vero miracolo del Vietnam, che sta per entrare nel WTO, si chiama distretti industriali, un po' come in Italia: tante piccole imprese che, a grappolo, si installano su un territorio e collaborano. Anche la nuova Piaggio inaugurata in questi giorni nei pressi di Hanoi sfrutta queste sinergie territoriali e affida la produzione delle scocche degli scooter ad un piccolo indotto locale.

Costo del lavoro naturalmente basso, voglia di fare e manodopera istruita completano il quadro. «Il passo successivo è quello della formazione: vogliamo creare in loco tecnici abituati a lavorare su macchine utensili italiane per far crescere l'immagine dell'Italia e la simpatia nei confronti dei nostri prodotti», racconta l'ambasciatore Vattani, presidente dell'Ice assai soddisfatto dei risultati della missione.

Se alcune imprese in Vietnam si sono già insediate, come la Mapei e la Ferroli, altre sono pronte a farlo.
«Il mercato ci interessa», ammette Leopoldo Destro, della Aristocavi di Vicenza. «Stiamo vagliando le opportunità», dice il proprietario della Clementoni di Recanati.
Persino una serie di avvocati d'affari si prenotata per gli incontri con i vietnamiti.
 

Gallarate

Alberto Ribolla e Michele Graglia, di ritorno dalla missione di Confindustria, raccontano le possibilità del nuovo paese asiatico su cui puntare.


Martedi 11 Novembre 2008
Stefania Radman
Varese News

 

Vietnam, una Cina per le piccole imprese
Più piccolo, meno complicato, più accogliente e ancora meno caro della Cina: la missione imprenditoriale di sistema che Confindustria ha appena concluso insieme all'Istituto per il Commercio Estero e Abi ha indicato quale sarà il prossimo paese di riferimento per gli imprenditori che cercano di lavorare nel mondo: il Vietnam.

Un paese dove il 58% dei suoi 80 milioni di abitanti ha meno di trent'anni, dove la burocrazia – alla faccia della tradizione comunista - fa ponti d'oro al capitale estero consentendo nuove attività sul loro suolo con capitali totalmente stranieri e pochi mesi di burocrazia dalla domanda alla realizzazione della azienda.

Ma soprattutto: “Un paese dove mi ha colpito la disponibilità della gente, e la loro dignità”. A parlare è Michele Graglia, presidente dell'Unione Industriali di Varese, membro del consiglio direttivo di Confindustria, tra gli imprenditori che hanno visitato il territorio e incontrato la realtà produttiva locale in una folta agenda di appuntamenti per tutti i partecipanti: nei tre giorni di missione i 300 imprenditori hanno infatti incontrato 600 omologhi vietnamiti in 1700 incontri business to business.
“Ho scoperto un luogo dove ordine e pulizia sono superiori a ciò che ci si attendeva. E dove ovviamente ci sono problemi di lingua: ma molti di loro parlano già l'inglese, mentre ancora risentono della dominazione francese e quindi di un contatto con la cultura occidentale”

Un paese gradevole, dove sembra più facile lavorare. Ma non è solo l'aspetto umano ad attrarre: “Si tratta di una eccezionale base logistica, nel cuore di un territorio che raggruppa 600 milioni di potenziali consumatori che stanno di anno in anno acquisendo maggiori capacità di spesa”.
Ad aggiungere questo non insignificante particolare è Alberto Ribolla, che della spedizione è stato organizzatore, vista la collaborazione operativa del Club dei 15, il raggruppamento delle associazioni industriali delle province più industrializzate d’Italia, di cui è coordinatore.

E che racconta come “La logica della missione è quella di dare al paese ospitante l'idea che ci sia un sistema che si sta muovendo verso di loro: e per questo è stato importante che il ministro Scajola, che ha seguito la missione per il Governo, abbia definito il Vietnam "nazione prioritaria" fino al 2010. Questi però sono i passi dal punto di vista politico: poi, ci vuole la voglia e la capacità degli imprenditori. Ai quali va però ricordato che è stato l'export a trainare l'italia in questi anni di mercato interno asfittico. E chi ha delocalizzato, ma sarebbe meglio dire rilocalizzato visto che di solito non si tratta di spostamenti ma di nuove sedi industriali aggiuntive, ha avuto come risultato una crescita media della propria azienda in Italia del 10%: il che significa che non è vero che la rilocalizzazione danneggia le industrie del paese”.


Le prospettive in Vietnam, per i varesini, sono “In ogni settore – spiega Michele Graglia - La nostra provincia, che è multisettoriale, ha molte opportunità in quel paese. La missione ha visto in primo piano i settori della meccanica, del tessile delle pelli e delle concerie, ma la Varese poliedrica saprà farsi venire in mente altri settori: penso anche alle costruzioni e alle infrastrutture, dove c'è ancora tutto da fare”.

Per quanto riguarda le materie che il paese offre, non manca l'energia: ma è soprattutto la natura ad essere generosa. “Hanno petrolio e carbone – spiega Alberto Ribolla – Ma soprattutto tutto ciò che si semina cresce a dismisura, e sono grandi le risorse nell'itticoltura”.

Stando ai dati Istat, l'interscambio commerciale tra la provincia di Varese e il Vietnam ha già elementi di interesse ed è in netta crescita: l'export, ad esempio, è passato dai 2.976.462 euro del 2006 ai 5.646.082 del 2008.
Numeri incoraggianti, in attesa che il paese venga scoperto per davvero: “Soprattutto da parte delle piccole e medie imprese – conclude Ribolla - che possono trovare nel Vietnam un paese decisamente più semplice e accessibile della tanto segnalata Cina”.

http://www3.varesenews.it/economia/articolo.php?id=111800