|
|
|
«Avevo paura a tentare la fuga: niente documenti né soldi, non parlo inglese, appena uscito da lì mi potevano arrestare», racconta Chang ad Al Jazeera. Ha 18 anni, ora, ma ha vissuto quattro anni in una fattoria di cannabis dopo essere stato ceduto dalla famiglia per ripagare i debiti, come molti altri ragazzi vietnamiti. Le cifre ufficiali sono scarne: solo 58 minori vietnamiti riconosciuti ufficialmente vittime del traffico e dello sfruttamento criminale negli ultimi 12 mesi, tutti trovati nelle fattorie della cannabis. Ma secondo gli esperti delle associazioni non governative, la maggior parte di loro, in genere fra i 13 e i 16 anni, viene arrestata e trattata come colpevole. Motivo per il quale non esiste una statistica a parte che li conti. Christine Beddoe di End child prostitution and traffiking (Eliminare il traffico e la prostituzione di minori) ha assistito a uno di quei processi. «Il tema era la droga - racconta - non il traffico e lo sfruttamento del minore. Erano tutti lì, procuratore, giudice, legali, a parlare di "boss della droga". Ma avevano davanti un ragazzino di 14 anni. Perché in genere la polizia trova solo loro, quando fa irruzione». Le fattorie sequestrate sono ormai fra le
due e le tre al giorno. Il traffico frutta, gli inglesi consumano
quotidianamente tre tonnellate di cannabis e le coltivazioni
proliferano, in vecchi siti industriali dismessi, nei depositi
abbandonati, negli scantinati e persine in stanze vuote delle scuole
elementari, come in quella scoperta una settimana fa a Londra. A loro non va un penny. Mangiano poco e male, dormono vicino alle piante, vivono per curare con prodotti anche pericolosi i germogli, poi le foglie. Eseguono alla perfezione le mosse per il processo di essiccazione. E non sanno quando finirà. Arrestati dalla polizia, accettano le accuse, il processo. C'è chi cerca di aiutarli, un'ong che prova a rivelare quello che tutti sanno, raccontando dei coetanei ancora in schiavitù, ma loro parlano molto raramente. Piuttosto, quando escono in libertà provvisoria si affrettano a tornare dai loro sfruttatori e riprendere il lavoro: li guida la paura. Hanna Bickers, portavoce del Child exploitation and ordine protection centre (Centro contro lo sfruttamento dei minori e la loro protezione online) spiega: «Siamo l'organismo governativo di collegamento fra le ong e le istituzioni. Le nostre ultime cifre parlano di 184 casi di traffico accertati fra gennaio e settembre, con 67 africani, 67 asiatici di cui 48 vietnamiti e 50 dell'Europa dell'Est». La Gran Bretagna ha firmato la
Convenzione europea contro il traffico e lo sfruttamento di minori, ma
la giustizia inglese segue i suoi metodi. Un documento firmato tra gli
altri da Amnesty international e Unicef denuncia: «Le autorità del
Regno Unito non considerano i minori chiusi nelle fattorie di cannabis
come vittime di traffico di esseri umani introdotti illegalmente nel
Paese. Un'interpretazione della legge estremamente preoccupante».
|