"Papà
Mekong"
Papà Mekong ha il merito non
solo di raccontare terre e personaggi lontani, ma anche di aprire la
nostra mente e il nostro cuore a popoli che crediamo estranei, a
uomini e donne che non abbiamo incontrato e non incontreremo.
Corrado Ruggeri ci parla di villaggi e orfanotrofi; ci ricorda che i
poveri della terra esistono, e non sono soltanto le migliaia di Lampedusa,
ma i miliardi che restano a casa, o cercano di costruirsela sulla propria
terra. E ci spiega che loro certo hanno bisogno di noi; ma anche noi
abbiamo molto bisogno di loro". (Aldo Cazzullo)
Corrado
Ruggeri (Roma, 1957), giornalista da trent'anni, è il capo della cronaca
romana del Corriere delia Sera. Ha pubblicato per Feltrinelli (Farfalle
sul Mekong, II canto delle lucciole e Bambini d'Oriente), Mondadori (Sì,
viaggiare. Come, quando, con chi, perché, con Folco Quilici), e Sitcom (II
Drago e la Farfalla, racconti di viaggio in Vietnam, con cui ha vinto la
XIII edizione del premio letterario internazionale Città di Gaeta per la
letteratura di viaggio e d'avventura). È volto televisivo di Marcopolo
(pacchetto Sky, canale 414) e cura la rubrica Viaggi del settimanale "A".
Ha scritto reportage da tutto il mondo e visitato più di 70 Paesi.

Parte dei diritti d'autore di questo libro sono
devoluti
a Ecpat Italia per sostenerne i progetti in Cambogia
a favore dei bambini vittime dello sfruttamento sessuale.
Introduzione
di Aldo Cazzullo
Nell'ora in cui il nostro Paese appare rattrappito su se stesso, e molti
di noi faticano ad alzare lo sguardo dalle deprimenti vicende domestiche,
leggere una storia che si apre nell'Africa Nera e si chiude in Cambogia è
come spalancare una finestra sul mondo, fare entrare nelle nostre vite una
ventata d'aria, una lama di luce; e non soltanto per il tempo breve della
lettura di un romanzo avvincente.
Papà Mekong ha il merito non solo di raccontare terre e personaggi
lontani, ma anche di aprire la nostra mente e il nostro cuore a popoli che
crediamo estranei, a uomini e donne che non abbiamo incontrato e non
incontreremo.
Conosco molto bene, e da anni, l'autore dì questo libro, e so quel che il
lettore attento percepirà fin dalle prime pagine: Corrado Ruggeri non è un
turista; è un viaggiatore.
Quando parte - e parte almeno tre volte l'anno, diretto ogni volta in un
continente diverso, ma con una passione particolare per il Sud Est
asiatico - non pensa già al ritorno, ma si predispone all'ascolto, allo
studio, alla ricerca; al piacere ma se necessario anche alla sofferenza.
Papa Mekong è il frutto di almeno trent'anni trascorsi da viaggiatore. E'
una storia cui non manca nessuno degli ingredienti forti del romanzo
classico: l'amore e la morte, la passione e il suicidio, l'agnizione
e il finale a sorpresa. Rivelarlo ora sarebbe un dispetto che il lettore e
l'autore non meritano. Basti anticipare che nessuno resterà deluso: non
l'appassionato dei racconti di viaggio, né chi ama le storie d'amore, né
chi apprezza le vicende di famiglia; in particolare il legame con un padre
che non c'è più ma in realtà continua a vivere sino all'ultima pagina del
libro, sino alla rivelatrice lettera finale.
Tra i
personaggi più luminosi di Papà Mekong ci sono una prostituta e una suora.
Ci sono pagine dì erotismo anche acceso, ma il più sfrenato degli amori si
spegne di fronte a una frase sbagliata, quando lui pensando al passato di
lei rifiuta di fare l'amore e si lascia sfuggire: "Non abbiamo il
preservativo".
Storie che Corrado racconta con il suo linguaggio di ogni giorno, chiaro e
diretto; al punto che chi lo conosce e quindi lo stima avrà, mentre legge,
l'impressione di sedere al suo fianco, e di sentirlo parlare.
A ben guardare, Papà Mekong è anche, al di là delle intenzioni
dell'autore, un romanzo politico. Non che sia mai nominato un partito, o
un leader, fosse pure Obama. Ruggeri ha avuto una formazione politica ben
precisa, ma non credo che oggi si riconosca appieno nelle categorie di
destra e sinistra. Ruggeri è tra quelli che dividono il mondo semmai tra
individualisti e comunitaristi, e si colloca senza esitazioni tra i
secondi.
Tutta la storia è il costruirsi, il perdersi e il ritrovarsi di comunità,
sino all'improbabile e dolcissima "banda dei quattro" delle ultime pagine.
E così fin dalla dedica, che vale la pena rileggere: "A mia moglie Carla,
che in Cambogia ha conosciuto la sofferenza; a nostra figlia Eleonora, che
vuole combatterla; ai miei genitori, che mi hanno insegnato a credere in
un mondo migliore".
Nel libro c'è l'eco di questo attaccamento fortissimo di Ruggeri alle sue
donne, alla sua famiglia. Ma c'è anche, altrettanto forte, l'esigenza di
aprirsi agli altri, allo straniero, di farsi carico delle "lacrymae
mundi": le sofferenze del mondo.
Papà Mekong ci parla non solo di luoghi esotici e affascinanti, ma di
villaggi e orfanotrofi; ci ricorda che i poveri della terra esistono, e
non sono soltanto le migliaia di Lampedusa, ma i miliardi che restano a
casa, o cercano di costruirsela sulla propria terra. E ci spiega che loro
certo hanno bisogno di noi; ma anche noi abbiamo molto bisogno di loro.
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