"Dispacci
Il Vietnam raccontato dallo sceneggiatore di  "Apocalipse Now"  e  "Full Metal Jacket"

traduzione di Margherita Bignardi

 

Guerra è sempre di Gianni Riotta
Mi capita, qualche volta, di leggere certa narrativa corrente e di provare vera tenerezza per gli autori che si affannano, nel tono e nel ritmo studiati in tinello, a scandire il presente che ci travolge tutti. Parolacce, gergo, sfondamenti nel linguaggio della TV e dei videogiochi, ancora parolacce e gergo, lamenti, cupezza: basta poco per creare la patina di noir che spera di mascherare la banalità della prosa da angoscia del vissuto.
Dispacci di Michael Herr è l'opposto dei romanzetti in voga, d'America o d'Italy. È sostanza pura, il dialetto dei militari è funzionale alla narrazione e la narrazione alla testimonianza della guerra in Vietnam, il calvario di chi vi ha sofferto e la maturazione dell'autore. Non da bamboccio dei videogiochi ad autore coccolato dai talk show, no: da reporter ingenuo e ottimista a uomo consapevole.
Come ammoniva Eschilo, il dolore si distilla in saggezza. È il percorso che rivedrete in queste pagine, definite da John Le Carré "il miglior libro del nostro tempo che io abbia mai letto sugli uomini e la guerra".
Dispacci ha una precisa morale, perché i libri senza morale, che non chiedono al lettore di essere all'ultima pagina diverso da com'era alla prima, servono solo ai club di recensori. La morale di Herr non concede scampo: anche a voi, lettori, competono questo viaggio e questa via crucis, perché, come insegnò il vagabondo Nahum a Primo Levi, "Guerra è sempre".
 
La guerra è eccitante, è palpitante.

Per coloro che la vivono, è una prova, un'iniziazione, qualcosa di orrendo e detestabile.
Io sono fondamentalmente un pacifista. Penso che non ci sia mai nessuna buona ragione perché delle persone si uccidano tra loro, ma al tempo stesso accetto il fatto che continui perché tutto questo è in noi, e deve esprimersi.
E quello che ogni giorno facciamo per strada attraverso milioni di piccole aggressioni.
E quando le aggressioni sono istituzionalizzate, si ha la guerra.


Michael Herr
in un'intervista del 1979 con Michel Ciment per "Positif"