La velocità della luce
La scoperta (casuale) della parola Vietnam

FONTE: Rubrica "La mia Babele" di Corrado Augias - Venerdì di Repubblica - 21 luglio 2006

Questo romanzo di Javier Cercas, "La velocità della luce" (con l'ottima traduzione di Pino Cacucci) mi è sembrato superiore al precedente "Soldati di Salammo". Intendo più argomentato nelle complesse motivazioni che la vicenda ora nasconde ora rivela.
La storia infatti è semplice: un fresco laureato catalano, aspirante scrittore, va ad insegnare per un paio di semestri in una piccola università del Mid West americano. Suo compagno di stanza è un certo Rodney Falk, uomo di poche parole, di cui il protagonista viene a sapere che è tornato ferito nel corpo e nell'animo dal Vietnam. Per il nostro scrittore è una sorpresa: «La guerra del Vietnam allora per me era (sospetto) niente di più che un confuso rumore di fondo nei telegiornali dell'adolescenza...».
Il giovane catalano non riesce sulle prime a immaginare che dieci e più anni dopo quel maggio 1973, quando gli americani lasciarono finalmente la tormentata penisola, i ricordi (e le cicatrici) possano essere ancora così vivide. La realtà, che a poco a poco scopre, è che in quella guerra erano morti sessantamila soldati, ragazzi per la maggior parte sui vent'anni; che su quelle risaie erano state sganciate bombe per un tonnellaggio dieci volte superiore a quello caduto sull'Europa nell'intera seconda guerra mondiale.
L'iniziale diffidenza tra i due svanisce, subentra una specie di scontrosa confidenza; lunghe conversazioni durante le quali parlano di libri e di letteratura. Un giorno Rodney gli dice: «Nessuno muore per aver fallito, mentre è impossibile sopravvivere con dignità al successo... se proprio vuoi diventare scrittore rimanda il più a lungo possibile il successo».
Poi, il giovane scopre il segreto di Rodney. Durante quella sporca guerra, dopo la morte del fratello dilaniato da una mina, Rodney è entrato in un corpo speciale che si è macchiato di atroci massacri, mesi d'inferno dai quali Rodney Falk non s'è più ripreso anche perché il passato continua in modo subdolo a minacciare la sua vita.
Il giovane catalano rientra in Spagna, riprende a scrivere, ha un grande successo. Allora scopre che l'orrore non è prerogativa dei campi di battaglia, che un diverso orrore può macchiare la vita privata, lacerare gli affetti più profondi. Le pagine sull'esperienza vietnamita chiudono lo stomaco, l'analisi della psicosi da successo ha amaro sapore di verità.
In Soldati di Salamina, Cercas raccontava un gesto di generosità durante la guerra civile spagnola; qui racconta come un uomo normale possa arrivare a compiere, quando le circostanze lo sospingono, incredibili atrocità.