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Questo
romanzo di Javier Cercas, "La velocità della luce" (con l'ottima
traduzione di Pino Cacucci) mi è sembrato superiore al precedente
"Soldati di Salammo". Intendo più argomentato nelle complesse motivazioni
che la vicenda ora nasconde ora rivela.
La storia infatti è semplice: un fresco laureato catalano, aspirante
scrittore, va ad insegnare per un paio di semestri in una piccola
università del Mid West americano. Suo compagno di stanza è un certo
Rodney Falk, uomo di poche parole, di cui il protagonista viene a sapere
che è tornato ferito nel corpo e nell'animo dal Vietnam. Per il nostro
scrittore è una sorpresa: «La guerra del Vietnam allora per me era
(sospetto) niente di più che un confuso rumore di fondo nei telegiornali
dell'adolescenza...».
Il giovane catalano non riesce sulle prime a immaginare che dieci e più
anni dopo quel maggio 1973, quando gli americani lasciarono finalmente
la tormentata penisola, i ricordi (e le cicatrici) possano essere ancora
così vivide. La realtà, che a poco a poco scopre, è che in quella guerra
erano morti sessantamila soldati, ragazzi per la maggior parte sui vent'anni;
che su quelle risaie erano state sganciate bombe per un tonnellaggio
dieci volte superiore a quello caduto sull'Europa nell'intera seconda
guerra mondiale.
L'iniziale diffidenza tra i due svanisce, subentra una specie di
scontrosa confidenza; lunghe conversazioni durante le quali parlano di
libri e di letteratura. Un giorno Rodney gli dice: «Nessuno muore per
aver fallito, mentre è impossibile sopravvivere con dignità al
successo... se proprio vuoi diventare scrittore rimanda il più a lungo
possibile il successo».
Poi, il giovane scopre il segreto di Rodney. Durante quella sporca
guerra, dopo la morte del fratello dilaniato da una mina, Rodney è
entrato in un corpo speciale che si è macchiato di atroci massacri, mesi
d'inferno dai quali Rodney Falk non s'è più ripreso anche perché il
passato continua in modo subdolo a minacciare la sua vita.
Il giovane catalano rientra in Spagna, riprende a scrivere, ha un grande
successo. Allora scopre che l'orrore non è prerogativa dei campi di
battaglia, che un diverso orrore può macchiare la vita privata, lacerare
gli affetti più profondi. Le pagine sull'esperienza vietnamita chiudono
lo stomaco, l'analisi della psicosi da successo ha amaro sapore di
verità.
In Soldati di Salamina, Cercas raccontava un gesto di generosità durante
la guerra civile spagnola; qui racconta come un uomo normale possa
arrivare a compiere, quando le circostanze lo sospingono, incredibili
atrocità.
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