François Bizot


IL CANCELLO

PONTE ALLE GRAZIE © 2001   (pp.275)
Prefazione di John Le Carré

Il cancello non divide solo l'ambasciata francese da un viale del centro di Phnom Penh: separa un prima da un dopo, evoca la frattura lacerante che ha attraversato la vita di Bizot - trentenne ricercatore francese trapiantato in Cambogia sulle tracce delle più antiche tradizioni buddiste - quando il caso  lo ha precipitato in un vortice di avvenimenti drammatici, cui semplicemente è sommo privilegio l'essere sopravvissuti.
Arrestato dai khmer rossi nell'ottobre 1971, mentre la sanguinosa guerra civile comincia a divampare nel paese, Bizot passa tre mesi in catene, in balia di uno dei più orribili carnefici del XX° secolo, responsabile della morte di 40.000 persone, ma che incredibilmente lo risparmierà, unico tra i prigionieri del campo.
Quattro anni dopo, quando i khmer rossi conquistano la capitale, Bizot si trova a svolgere la funzione di interprete ufficiale fra il console francese e le autorità occupanti, destreggiandosi in un'ardua attività di mediazione in una Phnom Penh sconvolta ed evacuata.