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l'Unità 22.11.2005
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Ci sono interi villaggi costruiti con le bombe. Sono impressionanti! Vicino al confine con il Vietnam, non lontano da qui. Laos meridionale, campagna intorno a Paksong, vicino al confine tailandese. Lee Thorn, 60 anni, gli occhi blu ghiaccio, la voce profonda, si liscia la barba bianca. È un veterano americano che, durante la guerra segreta condotta in Laos dalla CIA tra il '64 e il '73 contro i comunisti del Pathet Lao e le truppe nord vietnamite che operavano sul confine, ha partecipato a molte delle 580.000 missioni di bombardamento aeree che hanno scaricato sul Laos oltre 2 milioni di tonnellate di ordigni. Quelle stesse missioni che hanno lasciato al Laos il triste primato di paese che ha ricevuto pi bombe pro capite della storia. Lee, racconta come a lungo la sua coscienza sia stata perseguitata dai fantasmi dei bambini inceneriti. Nel 1998 ritornato in Laos per riconciliarsi con la popolazione e placare in qualche modo i sensi di colpa. Dall'incontro tra Lee e un anziano che aveva imparato le tecniche della coltivazione del caffé sotto i francesi, è nata la cooperativa Jhai Coffee, che i laotiani preferiscono chiamare associazione, per via di infausti ricordi di un recente passato. Il caffé Jhai riceverà a mesi il certificato di prodotto organico e sarà distribuito nella rete del commercio equo e solidale. Il Laos stato isolato per decenni. Ora non è semplice per queste famiglie riuscire ad assicurarsi un piatto di riso al giorno, stando alle regole del mercato globale ci spiega Lee: "Quando hanno ricominciato la produzione, dopo la guerra, era pericoloso andare per i campi. Poi, le piante si ammalavano, il raccolto poteva andare male e vendevano a prezzi bassissimi a trafficanti di passaggio o barattavano i chicchi. Ora imparano a curare la qualità secondo gli standard e potranno avere controllo sul prezzo". Mentre Lee ricorda e racconta, i membri più anziani in giacche militari dal collo di pelliccia, scendono a decine da vecchie camionette, tenute insieme dal metallo fuso delle bombe, per partecipare all'assemblea annuale. Il nostro viaggio nel Laos delle bombe inizia nella capitale. La gente di tante zone del Laos cresciuta tra le bombe come noi siamo cresciuti nel traffico delle auto ci racconta Mick Hayes, ex dirigente del Mine Action Group. Lo incontriamo a Vientiane nellufficio della locale Phoenix Clearence Limited, l'organizzazione privata che ora dirige, impegnata nella bonifica delle zone ad alta concentrazione di UXO, unexploded ordnance, ordigni inesplosi. Furono le organizzazioni menonite a spingere il governo a far partire i progetti di UXO LAO nel 1996, perché i contadini impegnati a coltivare le terre dei loro progetti di sviluppo agricolo, saltavano in aria a centinaia - spiega Mick - ma la corruzione e la burocrazia delle organizzazioni internazionali non aiutano a pulire questo paese dalle bombe. Andate nella provincia di Kham Muon, sul confine con il Vietnam se volete rendervi conto di come questa scomoda eredità di cui il paese è tappezzato, possa anche dar da vivere. Seguiamo il consiglio di Mick. In auto, Thammavong Phiphatsely di PCL, ci dice che ci vorranno sei ore per raggiungere Tha Khec, sul confine sud tra Laos e Thailandia. Altre 5 ore domani, per raggiungere il villaggio di Lang Kham. Sono solo 130 chilometri, ma la strada non bella. Durante il tragitto che porta al distretto di Bua La Pha, non si può fare a meno di chiedersi come sia possibile che un conflitto finito 32 anni fa possa ancora fare tante vittime. E si pensa a quante ne faranno in futuro le guerre di oggi. Ma i resti di tutti i raid aerei sono ancora qui, visibili sui mutilati, invisibili tra i morti e nei campi contaminati di diossina. La polvere che solleviamo con lauto nasconde un po' le immense pareti di roccia che ci circondano, ma si vedono gli squarci d'accesso alle caverne che hanno dato riparo alla gente durante i bombardamenti quotidiani. Non facevano nemmeno il fuoco per cucinare. Se usciva il fumo, arrivavano le bombe. Sono ancora milioni quelle inesplose, racconta la signora Sihouvay, 71 anni, sopravvissuta a guerre e rivoluzioni. Secondo i rapporti delle organizzazioni umanitarie, nel paese sono oltre 200 le vittime ogni anno e centinaia i feriti. Un cartello in mezzo alla strada ci costringe a fermarci. Attenzione, esplosioni in corso. Da una tuta arancione fosforescente, spuntano gli occhi di David. Viene dallo Zimbabwe, lavora per Mine Tech Australia, una compagnia privata, ingaggiata per bonificare dalle bombe il tratto su cui sta sorgendo la strada che dal confine tailandese porta ai cantieri della Ital-Thai (tailandese), una delle ditte di costruzioni che ha vinto l'appalto per la realizzazione della controversa diga Nam Theun 2. È un progetto giudicato disastroso secondo uno studio dell'International Rivers Network del 2004, che accusa il governo laotiano di non assistere le comunità danneggiate. Facciamo brillare qualche cumulo di granata ogni giorno, a volte bombe grandi, spiega David. Anche la PCL di Mick Hayes ha un contratto per eliminare gli esplosivi da un'area di oltre 10mila ettari intorno alla diga, la cui capacità generata, sembra essere gi quasi interamente destinata alla Thailandia. Ma quando sono per interessi privati, le operazioni vanno veloci. Due bambini con il metal detector che serve per trovare razzi e mortai
da vendere in cambio di riso. Arriviamo al villaggio di Lang Kham. Poche capanne di legno, paglia, lamiera ed eternit. Niente elettricità né acqua corrente. I bambini sono belli e scapigliati, seri e impolverati. Siamo vicini al famoso sentiero di Ho Chi Minh. Si sono registrate 36mila missioni aeree solo su questo fazzoletto di terra. Altrove, gli aerei scaricavano le bombe a caso, per non rischiare il rientro alla base con gli ordigni a bordo. Ci infiliamo per una strada di fango. Le palafitte di paglia sono sorrette da pilastri fatti con le grandi cluster, i cui gusci sono usati anche come vasi e mangiatoie. Qui è chiaro che, se gli ordigni uccidono e impediscono di coltivare la terra, danno anche da vivere. Cina, Vietnam e Thailandia, comprano il metallo a 0.13 euro al chilo. Così, centinaia di persone investono circa 12 euro in metal detector di fabbricazione vietnamita (che suonano allo stesso modo se sottoterra ce una bomba da 300 chili o il tappo di una bibita), e scavano per cercare razzi e mortai da vendere in cambio di un chilo di riso. Spuntano dalla foresta: il tipico cappello di giunco, nessuna protezione, la calma dell'abitudine in volto. A volte guadagno fino a 3 euro al giorno, racconta soddisfatto Nyao, 11 anni. Gli chiediamo se non ha paura. Non vado a scuola ma non sono stupido, se le trovo intere, lo so che non devo aprirle. Ci sono interi villaggi costruiti con le bombe. . Le palafitte di paglia
sono sorrette da pilastri fatti con le grandi cluster, i cui gusci sono
usati anche come vasi e mangiatoie. Le bombe sono diventati oggetti comuni, quotidiani, ma non per questo sono meno pericolose. Vengono usate per fabbricare utensili da cucina o oggetti per la casa: le granate diventano tazze o lampade, il metallo si fonde per fare vassoi e coltelli. Così alcuni incidenti avvengono per esempio perché i bambini scambiano le bombies (come chiamano qui le granate) per coppette che usano a casa per il riso. Altri si verificano quando vengono aperte per estrarre l'esplosivo e rivenderlo al mercato nero per circa 1 euro al chilo. Altre volte l'esplosivo viene invece usato nella pesca o per far esplodere altre bombe. Così muoiono oggi i nipoti delle guerre di Indocina. Continuiamo il nostro viaggio. L'auto rimane impantanata nel fango. Un bimbo in bicicletta va a chiamare qualcuno che ci aiuti. Ritorna con due militari, un meccanico e altri uomini. Il serbatoio è pieno d'acqua. Ritorniamo a piedi verso la strada principale, quella che porta al confine vietnamita che dista 18 chilometri da qui. Ci sediamo davanti alla bancarella di una giovane cinese con un bimbo piccolo, magro e con una forte diarrea che disegna sulla terra i suoi movimenti. Vende bambole, lucchetti, orologi e fucili giocattolo. Sono arrivata un anno fa. Ho portato un po' di merce e la rivendo qui. Spero di mettere da parte un po' di soldi, racconta Yi Nin. Un giovane col motorino stracolmo di materassi ha appena varcato il confine per cercar guadagni e ci dice: In questa zona del Laos non producono quasi niente, riesco a vendere diverse cose. Sulla strada c'è un costante passaggio di immensi camion che trasportano legno e persone. Ma qui i militari preferiscono che non filmiamo. La gente di tante zone del Laos cresciuta tra le bombe come noi siamo
cresciuti nel traffico delle auto. Qui chiaro che, se gli ordigni
uccidono e impediscono di coltivare la terra, danno anche da vivere.
Cina, Vietnam e Thailandia, comprano il metallo a 0.13 euro al chilo |