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SI MUOVONO a piedi nudi, leggeri e silenziosi, alle prime luci
dell'alba. Avvolti nelle loro tuniche arancione camminano in fila
indiana per le strade di Luang Prabang, e sembrano fantasmi quando
spuntano dalla nebbiolina umida che sale dai due fiumi - il leggendario
Mekong e il Nam Khan - che circondano la cittadina.
Ogni mattina verso le cinque i monaci buddhisti escono dai trenta
monasteri che punteggiano Luang Prabang - l'antica capitale del Laos - e
in perfetto silenzio vagano in file ordinate nelle strade della città
per chiedere l'elemosina. Ad attenderli in ginocchio sui marciapiedi ci
sono centinaia di laotiani e di turisti che offrono riso, frutta e
verdura: i monaci accettano l'offerta di cibo (ma rifiutano i soldi), la
pongono nella ciotola che ciascuno tiene in mano, ringraziano con un
cenno del capo e riprendono il cammino nelle strade costeggiate da
templi, giardini e vecchie ville coloniali francesi.
È questo uno dei tanti incantesimi che si
possono godere oggi a Luang Prabang, una lussureggiante cittadina di
piccole dimensioni - meno di 25 mila abitanti - ma con un glorioso
passato che le ha regalato un aspetto magnifico.
Era già da secoli capitale di un regno laotiano (chiamato il Regno del
Milione di Elefanti e del Parasole Bianco) quando, nel 1867, venne "scoperta"
dagli esploratori francesi Doudart de Lagrée e Francis Garnier. Pochi
anni dopo divenne tributaria della Francia, per passare poi a far parte
dell'Indocina Francese come colonia. E tutte le fasi della sua Storia
hanno contribuito a farne uno dei centri più incantevoli (eppure meno
visitati) dell'Asia.
La lunga monarchia buddhista le ha lasciato in eredità fastosi templi
del XVI secolo come il Wat Xiang Thong, tempestato d'oro e pietre
preziose, o il Palazzo Reale oggi trasformato in museo, o luoghi di
grande fascino come la collina sacra di Phou Si, punteggiata lungo i
sentieri boscosi da statue dorate del Buddha.
Il periodo coloniale invece ha lasciato eleganti ville circondate da
palme e giardini e oggi trasformate in boutique hotel, e a gran parte
della città uno stile architettonico tipicamente franco-indocinese. Se a
ciò si aggiunge lo stile di vita languido e rilassato tipico dei
laotiani, si comprende perché oggi Luang Prabang sia considerata un
luogo unico, "per intenditori", capaci di apprezzare quell'atmosfera da
antico "sogno d'Oriente" che in altri Paesi dell'Asia è sempre più
difficile trovare.
Nel 1975, quando i guerriglieri comunisti del Pathet Lao presero il
potere, la capitale fu spostata a Vientiane, che oggi è una città in
pieno sviluppo economico ed edilizio; niente di tutto questo a Luang
Prabang che - messa ai margini dal regime - è rimasta uguale a se
stessa, raffinata e sonnacchiosa, senza scempi urbanistici né modernità
frenetica, un luogo dove i laotiani e i turisti girano solo in
bicicletta o al massimo in motorino. Un luogo dove è bello passeggiare
con calma, guardandosi intorno.
Ma a salvare definitivamente Luang Prabang dalla speculazione edilizia è
stato l'Unesco, che nel 1995 l'ha inclusa fra i Patrimoni dell'Umanità.
Così l'architettura tradizionale è stata rispettata, gli hotel e le
spa per i massaggi alle erbe sono
stati aperti all'interno di residenze coloniali restaurate, e Luang
Prabang ha potuto mantenere il proprio spirito e lo stile di vita da
vecchia città fluviale.
Luang Prabang è piccola ma merita una visita di più giorni, per
apprezzare non solo i templi o i tesori d'arte ma l'atmosfera e la vita
quotidiana, «perché la nostra città richiede rispetto: va vista
come una dama orgogliosa che non si concede a tutti», dice
sorridendo Mr. Phouthasack, titolare di una delle tante piccole gallerie
d'arte che nell'ultimo decennio sono sorte qui. Phouthasack ha ragione:
Luang Prabang non è fatta per il turismo di massa mordi-e-fuggi, però fa
innamorare quei viaggiatori che amano un contatto autentico con la gente
e la cultura di un Paese.
Viaggiatori - spesso giovani - che la sera non cercano una discoteca,
bensì il relax di una cena a lume di candela in uno dei ristorantini
sulle rive del Mekong, da cui ammirare il tramonto che infiamma le
acque. Viaggiatori che magari arrivano qui per riposarsi, dopo aver
fatto canoa o kayak sui due fiumi, oppure dopo essersi avventurati
nell'impervio nord del Laos, là dove la parola "globalizzazione" è solo
un'eco lontana.
Per dare un'idea di quanto il Laos sia ancor oggi "fuori dal mondo",
infatti, bastano pochi dati: coperto per l'80% da foreste, è grande due
terzi dell'Italia ma ha solo sei milioni di abitanti. In particolare,
l'immensa foresta che copre il nord del Laos è abitata da un mosaico
multietnico di 60 piccoli popoli che vivono in villaggi di palafitte
seguendo ancora i costumi tradizionali e praticando religioni animiste.
Ed è proprio a Luang Prabang - l'unico luogo del Laos settentrionale
degno del nome di "città " - che questa gente viene a vendere i prodotti
del proprio artigianato. Il luogo di ritrovo per tutti - anzi per tutte,
perché sono le donne dei villaggi che vengono qui a vendere - è il Night
Market, aperto tutte le sere dalle 17 alle 22 nei pressi dell'arteria
principale della città,Thanon Xiang Thong. Qui, sui marciapiedi
illuminati da lampade a gas, centinaia di donne vestite negli abiti
tradizionali della propria etnia - Hmong, Yao, Akha, Lanten - stendono a
terra dei lunghi teli per esporre le proprie merci: stoffe
coloratissime, gioielli d'argento, oggetti d'ogni genere in carta di
gelso, gonne, bracciali. Tutto per la gioia dei turisti ma anche di
questi "piccoli popoli" che possono vendere direttamente: dal produttore
al consumatore. Un autentico mercato "equo e solidale". Luang Prabang,
oggi, è anche questo.
TOUR OPERATOR
www.mosaicotouroperator.it
www.tucanoviaggi.com
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ALBERGHI
www.grandluangprabang.com
www.villamaydou.com

SPA - Il piacere del massaggio laotiano
E' UNO DEI PIACERI della vita. Stiamo parlando dei massaggio
laotiano, meno famoso del massaggio thailandese, ma non meno piacevole e
benefico per il nostro organismo.
I turisti che passeggiano per le
strade di Luang Prabang, l'antica e raffinata ex-capitale del Laos,
vengono inevitabilmente attratti da una delle tante piccole spa che
offrono la tradizionale sauna alle erbe laotiana seguita da un'ora di
massaggio con unguenti medicamentosi, il tutto al costo dì pochi
dollari. Le spa sono ricavate in case tradizionali laotiane, o in ville
coloniali francesi, o in stanze attigue ai monasteri buddhìsti (perché
purificare il corpo è importante anche per lo spirito) e perfino... nella
sede della Croce Rossa.
E' Mr. Pheng, direttore della sauna della
Croce Rossa dì Luang Prabang, a spiegare come mai questa prestigiosa istituzione ha preso l'inconsueta decisione di aprire una
spa: «La sauna alle erbe e il massaggio fanno parte della tradizione
laotiana, e così diamo lavoro a gente del luogo. Ma soprattutto con i
ricavi del centro benessere finanziamo le nostre attività benefiche:
costruiamo sistemi di purificazione dell'acqua nei villaggi di campagna,
diamo assistenza sanitaria, finanziamo le scuole di villaggio...».
E i
turisti accorrono, felici dì fare qualcosa di bene per sé ma anche per
gli altri.
LAO RED CROSS - LUANG PRABANG BRANCH - SAUNA MASSAGE Ban Visoun,
Luang Prabang. Laos
Telefono 00856.71.253388.
di: Marco Restelli - I Viaggi di
Repubblica - 18 dicembre 2008
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