LAOS
la Storia della rete a pedali
Alessio Balbi  alessio@html.it
 


Nel villaggio di Ban Phon Khan, nel Laos, il telefono e l'elettricità non sono mai arrivati. I suoi abitanti sono rifugiati della guerra del Vietnam fuggiti dai bombardamenti USA.  Ora un veterano di quella guerra li farà andare in Rete grazie ad una bicicletta.

Immaginate un uomo sulla cyclette: pedala, e mentre pedala controlla la posta elettronica e le ultime notizie. Il suo computer non è collegato alla rete telefonica, come i nostri: riceve i dati tramite un dispositivo senza fili, wi-fi.
Bene. Ora immaginate un villaggio di capanne nel Laos, penisola indocinese. Il villaggio è abitato da profughi che hanno visto le loro case ridotte in crateri durante la guerra del Vietnam, quando i bombardieri americani scatenarono l'inferno sui ribelli comunisti. Nel villaggio è entrato un cittadino statunitense, un ex soldato; durante la guerra era proprio lui a preparare i bombardamenti. Gli abitanti del villaggio lo circondano.

Se avete immaginato un ricco uomo di affari che si teneva in forma ed informato in qualche lussuoso appartamento di Hollywood o di Wall Street e subito dopo un manipolo di laotiani inferociti, desiderosi di farsi giustizia dopo trent'anni, cancellate tutto. Perché sulla cyclette, alle prese con il wi-fi, c'è un bambino del villaggio di capanne; tutti gli altri abitanti, fanno festa intomo al veterano americano che, dopo averle bombardate, ha portato Internet nelle loro case.

Lee Thorn è un uomo con la barba grigia e i capelli radi. Nel 1966 era poco più che un ragazzo, quando gli fecero caricare le bombe che avrebbero straziato il Laos. Per oltre vent'anni ha sofferto i disordini da stress dovuti agli innumerevoli traumi di quella guerra. Finché, nel 1988, non ha deciso di tornare sul luogo del delitto per portare qualche medicina con la quale curare le ferite della sua coscienza. Gli abitanti del villaggio di Ban Phon Kham l'hanno accolto a braccia aperte. «Da allora, la notte ho ricominciato a dormire», racconta. Per sdebitarsi, ha progettato un metodo per portare Intemet in un luogo senza elettricità e senza telefono, dove le notizie del mondo estemo erano affidate ai racconti di qualche occasionale forestiero.

Se pensate che quelli di Ban Phon Kham avessero bisogni più urgenti che non un collegamento alla Rete, sentite che cosa ha da dire il capo villaggio, Tavee Pulaimchit: «Questo villaggio è isolato dalle città più grandi, e abbiamo bisogno di entrare in contatto con i mercanti di quelle zone». Quando gli abitanti di Ban Phon Kham sapranno qual è il prezzo di beni come il riso o la seta nella capitale Vientiane, potranno evitare di essere vessati dai mercanti che speculano sulla loro ignoranza.

Lee Thom ha così contattato Lee Felsenstein che, oltre ad essere anch'egli un veterano del Vietnam, è anche l'uomo che ha disegnato l'Osbome 1, il primo computer portatile. Dopo alcuni mesi di lavoro, Felsenstein gli ha consegnato il primo Jhai Computer. Jhai è un'espressione laotiana che significa "cuori e menti che lavorano insieme", ed è anche il nome dell'organizzazione noprofit creata da Lee Thom. Il Jhai Computer è una scatoletta di metallo di 20x25 centimetri con una tastiera, un monitor, una stampante ad aghi ed una scheda wi-fi in grado di resistere all'umidità e alla polvere delle capanne spazzate dai monsoni.
Il Jhai Computer funziona con appena 6 watt di energia, che vengono generati da una cyclette collegata ad una dinamo. Un minuto di pedalata permette cinque minuti di utilizzo.

Il primo Jhai Computer è stato posizionato in una classe della scuola locale. Sul tetto della scuola c'è un trasmettitore a microonde collegato ad un antenna posta su una montagna la quale a sua volta invia i segnali alla linea telefonica più vicina, quella di un ospedale a 30 chilometri di distanza.

Il prezzo di tutta l'attrezzatura è stato di circa 20 mila dollari, il costo mensile per la connessione e la manutenzione sarà di 21 dollari; il software è tutto open-source (Linux, KDE, ecc.). Lee Thom e i suoi compagni di avventura insegneranno ad utilizzare la Rete ai bambini della scuola; poi saranno loro ad istruire genitori e nonni.

Se pensate che i vecchi del villaggio non abbiano la voglia e la forza di mettersi a navigare pedalando, c'è un'altra volta qualcuno che può smentirvi: si chiama Pahn Vongsengtong ed ha 78 anni; i suoi figli e i suoi nipoti, come quasi tutti i giovani del villaggio, sono sparsi in giro per il mondo, fuggiti dalla guerra e dalla povertà.

"La cosa che più mi manca sono le mie figlie" spiega il signor Tavee, e quasi gli vengono le lacrime agli occhi quando pensa all'opportunità che gli sarà offerta da Internet: "Tutte le volte che mi mancheranno potrò camminare fino alla scuola e parlare con loro".