L'orto subacqueo del signor Kay
reportage di   Marina Forti

 

Tra gli abitanti del Laos sommerso dalle nuove dighe idroelettriche.
La diga in costruzione su un affluente del Mekong minaccia la vita di 120mila persone.
Ma qualcuno ci guadagnerà...

Nakai (Laos) - Nakai ha l'aspetto di un avamposto. E' un semplice villaggio del Laos centrale, sull'altopiano tagliato dal fiume Nam Theun, affluente del Mekong. Due file di case lungo un'ampia strada sterrata, un piccolo mercato di baracche di legno dove si vendono ortaggi, televisori, ricariche per telefonini. Tra le case spuntano le antenne paraboliche, frequenti nel Laos rurale. La strada è impolverata da un gran traffico di camion, bulldozer, veicoli 4x4 con il logo di Edf (Energie de France) o Ntpc: Nam Theun Power Company, il consorzio che sta costruendo una diga all'estremo nord dell'altopiano.

Quella diga sta cambiando la fisionomia dell'intero Nakai Plateau. A cominciare dalla strada che sale dalla piana del Mekong in un paesaggio di risaie e colline a pan di zucchero, poi piega verso nord e si inerpica sull'altopiano: non è (ancora) asfaltata ma è un'ottima strada, larga, solida, ed è stata costruita per permettere l'accesso ai cantieri. Poco oltre Nakai, dove i bulldozer sono ancora al lavoro, si può apprezzare la differenza: la vecchia strada è stretta e tortuosa, con torrenti da passare a guado, difficile nella stagione secca, impraticabile con le grandi piogge. La strada rende meno isolato il Plateau, ha portato a Nakai novità e «forestieri» (camionisti e maestranze della diga che si fermano a mangiare nel mercato). Ha anche facilitato l'accesso alle motoseghe, come testimoniano i camion che scendono a valle carichi di grossi tronchi.

Attorno a Nakai si incontrano case di legno su alte palafitte, pareti di bambu intrecciato, solide, nuove. Un giorno di marzo a Nakai-tai, appena a nord del borgo principale, l'intera comunità banchettava con fiumi di birra per inaugurare il nuovo villaggio: quello vecchio, appena abbandonato, sarà presto sommerso dal lago creato dalla diga. Buona parte del Plateau scomparirà sott'acqua. L'opera che sbarra il Nam Theun non è gigantesca ma inonderà una superfice di 450 chilometri quadrati; l'acqua sarà deviata attraverso grandi chiuse, farà girare le turbine di una centrale idroelettrica, infine sarà rilasciata in un altro affluente del Mekong, il Xe Bang Fai. La centrale avrà una capacità di 1070 megaWatt, e secondo il governo del Laos rappresenta «un'opportunità unica» per lo sviluppo del paese (vedi in questa pagina).

A Nakai la prospettiva è diversa. Non tutti i villaggi della «zona di sommersione» sono ancora trasferiti, benché stia cominciando la stagione delle piogge. E il progetto procede a tappe forzate: entro la fine del 2008 la diga sarà ultimata e l'invaso comincerà a riempirsi. Ci sono famiglie che hanno le nuove case ma continuano a coltivare nella zona di sommersione, e viceversa. In tutto saranno evacuate 6.200 persone: numeri piccoli, di fronte al mezzo milione di sfollati della diga di Narmada in India, o al milione e mezzo della diga delle Tre Gole in Cina. E però nel piccolo Laos - 6 milioni di abitanti su una superficie pari quasi alla Gran Bretagna - anche seimila persone sono una popolazione degna di nota; perderanno risaie e campi nella zona più fertile, si risistemeranno ai bordi del Plateau, lungo la nuova strada ma con meno terra e meno fertile di quella persa; gli è stato detto che potranno coltivare ortaggi per venderli, ma non è chiaro dove. Gli è stato promesso un boom della pesca col nuovo lago: ma l'azienda non taglierà la vegetazione prima che la zona si allaghi, costerebbe troppo, così la decomposizione della massa vegetale ucciderà la vita acquatica.

L'impatto della diga Nam Theun 2 andrà ben oltre l'altopiano: la popolazione a valle dei due fiumi, il Theun e il Xe Bang Fai, ne risentirà di più. A valle della diga arriverà meno acqua; a valle della centrale idroelettrica, ondate d'acqua a temperatura innaturale; il regime delle piene sarà modificato. Sul solo Xe Bang Fai oltre 200 villaggi ne risentiranno. L'azienda ha calcolato 75mila persone nei suoi programmi di «risarcimenti e riadattamento»; indagini indipendenti citate dalla rete ambientalista International Rivers Network stimano che 120mila persone subiranno un impatto negativo. Un laotiano su 50 subirà le conseguenze di quella diga.

Solo un metro d'acqua
«Ci hanno detto che l'acqua salirà appena di un metro», dice il signor Kay. Siamo a Mahaxai, grande borgo rurale sulle sponde dello Xe Bang Fai: un mercato, un tempio buddista ombreggiato da grandi alberi, qualche edificio di muratura e diversi agglomerati (ban, «villaggi») di case di legno e bambù in riva al fiume. Kay è il «capo villaggio» di circa 300 famiglie, oltre duemila persone. «Sono venuti parecchie volte a fare sopraluoghi. Costruiranno argini e faranno un impianto per pompare acqua potabile. I lavori però non sono cominciati, dicono che sono finiti i soldi»...

Negli ultimi due anni gli addetti della Nam Theun Power Company hanno visitato Mahaxai e altri villaggi del Xe Bang Fai; nella sede della compagnia, a Vientiane, opuscoli patinati riferiscono delle «consultazioni». «Ci hanno chiesto cosa volevamo», dice la signora Khone seduta su una stuoia davanti a casa - taglia foglie di banano verdi e lucide che arrotola in piccoli coni, da decorare di fiori per le offerte cerimoniali al tempio. «Noi vogliamo una cosa: l'acqua potabile». Indica gli orti, giù verso il fiume: «Non potremo più coltivare qui, dovremo cercare altra terra». Ogni anno, quando finisce la stagione della piena, in tutto il bacino del Mekong i fiumi lasciano scoperte scarpate coperte di limo che vengono coltivate a ortaggi, cipolle, melanzane, da raccogliere prima della nuova piena: quegli orti permettono alle famiglie rurali di mangiare e vendere qualcosa al mercato. Pochi metri di sponda fangosa sono la «sicurezza alimentare» di villaggi come Mahaxai.

«Dicono che l'acqua salirà», ripete Khone. Le inondazioni sono un fatto consueto: nel 2005 Mahaxai si è trovata sotto un metro d'acqua, c'è un segno su un palo della luce per ricordo. «I raccolti sono andati persi e la compagnia ha distribuito del riso», racconta Khone; dal villaggio molti sono andati a cercare lavoro come operai, a tagliare alberi, nelle segherie, o a Thahkek, il capoluogo provinciale giù sul Mekong. Cosa succederà quando la centrale idroelettrica entrerà in funzione? Gli abitanti del villaggio non sanno rispondere.

Risponde invece Shannon Lawrence, attivista dell'International Rivers Network, raggiunta al telefono: il livello del fiume non salirà solo di un metro, spiega: «Secondo i calcoli che ci ha dato la compagnia stessa, l'acqua salirà di poco più di un metro nella stagione delle piogge ma fino a 5 metri nella stagione secca». Addio orti. «Ormai anche l'azienda ammette che le piene su quel fiume saranno più massicce e imprevedibili che in passato». E l'impatto maggiore sarà subito a valle della centrale, proprio a Mahaxai e nei villaggi vicini.

Arrivano i risarcimenti
Certo, ci sono dei risarcimenti. Mahaxai è uno dei villaggi scelti per un «progetto pilota». L'azienda ha stanziato 2,5 milioni di kip per famiglia (10.000 kip fanno un dollaro, dunque 250 dollari). Il denaro va in un fondo comune per lo sviluppo del villaggio. Per attingervi ogni famiglia deve presentare un progetto, spiega il capovillaggio (che è responsabile della gestione del fondo). «Metà delle famiglie hanno già preso i soldi, chi non li ha ottenuti è perché non ha ancora saputo pensare a un progetto economico». C'è chi ha messo su un allevamento di maiali, un progetto di coltivazione in stagione secca, allevamenti di pesce - si è anche formata una cooperativa per vendere il pesce in città, «sappiamo che in futuro non sarà facile pescare nel fiume e per questo faranno più allevamenti».

Quando il capo villaggio si allontana, le donne si fanno i conti in tasca. Il denaro prelevato dal fondo comune non è «gratis»: bisogna restituire 75.000 kip al mese di solo interesse, e in sei mesi restituire anche il capitale. E' un tasso del 3% mensile: non è un po' esoso? «Dicono che è un fondo di solidarietà per i villaggi che hanno meno», risponde Khone. E' cominciato tutto appena tre mesi fa, spiega; per ora tutti pagano regolarmente, nessun «fallimento». Però la signora Nuna dice che ha difficoltà a pagare quei soldi ogni mese. Qualcuno si è già venduto il bufalo, per pagare le rate; c'è chi ha venduto la motocicletta e chi si è ipotecato l'atto d'assegnazione della terra. Un bufalo può valere 1 milione e mezzo di kip (150 dollari), spiega Nuna: lei l'ha dovuto vendere, ora le restano otto mucche, polli e anatre. Allevare i maiali è oneroso, il mangime costa 9 dollari al giorno e poi i maialini comprati dall'azienda erano vaccinati ma quelli comprati al mercato no, così molti sono morti. Costa meno l'allevamento di pesci, non c'è bisogno di mangimi, basta macinare gli scarti alimentari.

Altri risarcimenti sono arrivati al villaggio sotto forma di un nuovo ponte, carrozzabile, in costruzione - ora le due sponde del villaggio sono collegate solo da un ponte di bambù che oscilla in modo preoccupante. C'è la promessa di un impianto di irrigazione: «La compagnia dice che dovremo stare lontano dal fiume durante la piena e coltivare di più nella stagione secca», spiega Khone: «Ma allora avremo bisogno di acqua per irrigare. Dicono che faranno un canale, e che nella stagione secca ci abbasseranno il costo dell'elettricità per le pompe. Ma non c'è nulla di ufficiale, solo discorsi».

Nessuno qui ha fatto obiezioni alla diga - almeno, non pubbliche. Neppure le donne di Mahaxai, nonostante le lamentele. Del resto, in Laos non c'è stampa indipendente né associazioni di cittadini, nulla di ciò che si chiama «società civile organizzata». Solo reti internazionali come l'International Rivers Network e qualche organizzazione thailandese si sono assunte il compito di monitorare il progetto Nam Theun 2. Shannon Lawrence fa notare che tutto procede a tentativi: «In teoria, l'intera zona vivrà felicemente con nuovi allevamenti, cooperative di pescatori, raccolti moltiplicati grazie all'irrigazione. Ma è tutto in ritardo. In un recente sopralluogo, in alcuni villaggi a malapena sapevano della diga. E il tempo stringe: nel 2009 contano di produrre energia». E sarà allora che il peso della diga si sentirà davvero.

A Mahaxai per ora è tutto una novità: c'è solo da sperare che funzioni, altrimenti il villaggio continuerà a vendere i suoi bufali per ripagare ciò che doveva essere un risarcimento.