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Il Venerdì di Repubblica - 9 dicembre 2005 Il "nemico" americano che fa studiare i ragazzi del Laos su cui gettò le bombe. di Roberto Saibene |
La strada che conduce a Phonmee, villaggio a 90 chilometri da Vientiane,
mette a dura prova le sospensioni dell'auto.
Lontani dalle rotte turistiche, qui al massimo passano i camion diretti
alla diga di Ang Nam Ngum, che oltre a fornire l'elettricità
alla capitale assicura
un'importante entrata al
governo laotiano che vende milioni di kilowatt alla
Thailandia. Nel Laos la gente ha ben altri problemi: nelle classifiche ONU che tengono conto di salute, educazione, reddito, il paese occupa le posizioni di coda. La striscia di asfalto rabberciato è circondata da risaie; tra le palme, sbuca il tetto dorato di una pagoda e subito dopo le casupole del villaggio. Una fila di ragazze in gonna blu e blusa bianca, seguite da coetanei in pantaloni scuri e camicia (quasi) immacolata: sono gli studenti della scuola superiore. Il direttore fa da guida per aule e corridoi malandati, sui balconi bandiere rosse e alle pareti i consueti ritratti di Lenin e compagni. Poi apre con legittimo orgoglio la porta della «sala computer»: una dozzina di PC, scanner, macchina digitale e collegamento Internet. Alle finestre tende per frenare il sole implacabile, un minimo di aria condizionata per non far fondere cervelli (elettronici ed umani) e tanti studenti che sotto la guida degli insegnanti locali «smanettano» al computer. In un paese col più alto tasso di analfabetismo di tutta l'Asia (dopo la Cambogia) una scuola con computer che scansionano foto o mandano mail è un miracolo. Un miracolo che si può spiegare con una sola parola: Riconciliazione. Tutto inizia nel 1970,
quando Lee Thorn, un soldato
americano che aveva combattuto in Vietnam e partecipato al bombardamenti del
Laos, entra in crisi. Durante
questa guerra mai dichiarata gli Usa, che volevano
a tutti i costi interrompere
il Sentiero di Ho Chi
Minh, sganciarono sul paese 2 milioni di tonnellate
di bombe [mezza tonnellata per abitante), più di quelle piovute su Germania e Giappone durante la
Seconda guerra mondiale.Il veterano Lee è perseguitato da incubi, rivede in continuazione esplosioni e villaggi in fiamme sfilare sotto il suo B52. Per ritrovare la serenità, partecipa alla fondazione del movimento dei veterani pacifisti. Ma ancora non gli basta: decide di fare personalmente qualcosa per il paese che aveva contribuito a martoriare. All'Inizio Invia medicinali, poi grazie all'Incontro con Bounthanh Phommasathit (una profuga che lavorava negli USA), crea Jhai Foundation, un'associazione che arruola americani (reduci del Vietnam e non) e laotiani; gli ex «nemici» di allora, diventano alleati nella lotta a povertà e ignoranza. La riconciliazione passa quindi attraverso progetti come quello della scuola «che però non è un fatto isolato» spiega Mr. Vorasone Dengka-yaphichith, responsabile della Jhai Foundation. «In realtà ci sono quattro istituti in tutto il paese che offrono a 2500 adolescenti l'opportunità di imparare a usare un computer e di parlare l'inglese». II tutto grazie ai quasi 200 mila dollari annui che, dal 1998, Lee Thorn e i suoi amici raccolgono negli USA, al lavoro di 75 volontari, al governo che offre tariffe telefoniche ed elettriche scontate. I ragazzi sono entusiasti perché vedono in questi corsi un'occasione unica per un futuro professionale un po' meno buio. Basti pensare, continua Vorasone, «che i contadini riescono a malapena a sopravvivere, che un impiegato dello stato può guadagnare tra i 15 e 40 dollari al mese mentre nel settore privato chi ha una buona educazione può sperare in salari di 50 dollari e oltre». ![]() Che a Thorn & Co. non manchino coraggio e inventiva lo dimostra un altro progetto, che anni fa fece il giro del mondo. Con l'aiuto di Lee Felsenstein (geniaccio dei computer che nel '70 lavorava con Steve Jobs, fondatore della Apple), venne creato un P.C. (ultra robusto e a prezzi stracciati) azionato dall'elettricità prodotta da una bicicletta e in grado di collegarsi a Internet. Un modo per fare uscire i contadini laotiani dall'isolamento, mettendoli in contatto col mercato globale, le previsioni del tempo o, più semplicemente, con parenti all'estero. L'accesso a Internet, l'assistenza medica, la formazione scolastica e lo sminamento sono stati per anni
i punti
di forza dell'attività di JhaI e
dei suoi volontari operanti in 25 villaggi. Recentemente però Thorn si è gettato anima e corpo in
in
altro progetto, destinato a
contadini che vivono nelle regioni di mezza montagna. Ripristinare la coltivazione del caffé (introdotta dai colonizzatori francesi) specializzarsi nella qualità Arabica, la più pregiata, partire alla conquista del mercato USA. Un sogno che sta diventando realtà: il caffé laotiano comincia ad essere apprezzato all'estero per la sua qualità perché è prodotto in maniera biologica. Inoltre grazie a Jhai i produttori ottengono prezzi 4 volte superiori a quelli normalmente percepiti nel Laos. È vedendo centinaia di contadini meno poveri, migliaia di studenti con qualche chance in più che Lee Thorn e gli altri veterani hanno ritrovato il sorriso. E altrettanto hanno fatto i superstiti laotiani dei bombardamenti. Per tutti la guerra e i suoi incubi sono stati ricacciati nel passato. |