Dighe sui fiumi ed elettricità:
le rischiose ricchezze del Laos
Marina Forti  - il manifesto del 18 Aprile 2007

 Spinti dalla Banca Mondiale i laotiani hanno puntato tutto sullo sfruttamento del potenziale idroelettrico della valle del Mekong

Vientiane - La diga di Nam Theun 2, in Laos, è presentata come progetto modello, «base per lo sviluppo e la crescita economica» del piccolo paese indocinese. Per la Banca Mondiale (Bm) e la Banca asiatica di sviluppo (Bas), che finanziano l'impresa, è la chiave delle «strategie di riduzione della povertà» - espressione cara alle istituzioni finanziarie internazionali.

Il Nam Theun 2 Hydropower Project è un progetto da 1,45 miliardi di dollari; comprende una diga alta 39 metri e lunga 435 sul fiume Theun e una centrale idroelettrica da 1.070 megaWatt , capace di produrre 5.900 gigaWatt/ora di energia all'anno, in gran parte da esportare nella vicina Thailandia attraverso un elettrodotto di 138 chilometri. Non per nulla la Thailandia è tra i principali investitori nel progetto, di cui è capofila Electricité de France. Costruttore, proprietario e gestore dell'opera è la Nam Theun Power Company (Ntpc), di cui sono azionisti EdF (35%), Electricity Generating Public Company, (Egco, thailandese, 25%), Lao Holding State Enterprise (Lhse, 25%), e Ital-Thai Development Public Company (italo-thailandese, 15%). Secondo i contratti firmati, l'ente elettrico thailandese Egat acquisterà il 95% dell'energia prodotta e Electricité du Laos il 5%.

Il progetto si è trascinato per una decina d'anni, tra le proteste di organizzazioni non governative internazionali, polemiche e colpi di scena (a un certo punto EdF si era ritirata): finché nel marzo 2005 la Banca Mondiale ha deciso di dare la sua approvazione. E' stato il via definitivo: insieme ai soldi della Banca sono arrivate le garanzie al credito, gli investimenti privati e i prestiti di nove banche internazionali e sette thailandesi (fonte delle informazioni fin qui citate è la Ntpc). Tutto procede a ritmo serrato: per onorare i contratti, entro il 2009 Nam Theun 2 deve produrre elettricità.

Nam Theun 2 è il più grande dei progetti idroelettrici avviati dal Laos a partire dagli anni '90, incoraggiato da stuoli di esperti stranieri, investitori privati e istituti di credito internazionali, per sfruttare i suoi fiumi e farne una merce da export. Il bacino del Mekong è considerato dai pianificatori (non solo in Laos) un potenziale sottoutilizzato da sfruttare. Negli anni '90, quando la regione usciva da un ciclo pluridecennale di guerre, Bm e Bas hanno investito in grandi progetti infrastrutturali, in primo luogo energia e strade; hanno anche coniato la definizione di Greater Mekong Subregion, che comprende i paesi rivieraschi: Yunnan (Cina), Birmania, Laos, Thailandia, Cambogia e Vietnam, un bacino con oltre 260 milioni di abitanti. Dopo lo Yunnan (dove parecchie dighe sono costruite o in cantiere) il Laos è il paese col maggiore potenziale idroelettrico.

Così, con poche altre risorse su cui basare la sua economia, il Laos ha pensato di sfruttare gli affluenti che scendono nel Mekong dalle montagne centrali e fare dell'energia la sua materia prima da esportazione: la «centrale elettrica» della regione, dicono a Vientiane. Il progetto ha subìto una brusca frenata con la crisi asiatica del 1997-'98, che ha ridimensionato le previsioni di domanda d'energia, ma poi è ripreso: in fondo l'energia laotiana ha costi concorrenziali, la manodopera incide poco e i costi ambientali e sociali non sono calcolati; è ancor più concorrenziale con l'aumento del prezzo del petrolio sui mercati mondiali.

Oggi il Laos ha sei dighe idroelettriche in funzione e 40 in progetto. Nel 2004 l'elettricità faceva il 18% delle esportazioni: la prima fonte di entrate (seguita da legname e tessili). Il valore in dollari si è mantenuto, tra il 2000 e il 2004, sui 100 milioni annui; l'entrata in produzione di Nam Theun 2 dovrebbe portare questo valore a 354 milioni l'anno.

Finora tutto l'export di elettricità è andato in Thailandia, che ha una posizione dominante nell'economia laotiana. Così il Laos dipende dalle fluttuazioni dell'economia thailandese; presto però esporterà elettricità anche in Vietnam (accordi già firmati) e prevede di esportarne in Cina e altrove: per questo conta sul progetto di elettrodotti in cui stanno investendo Bas e Bm. La dipendenza resta, l'intera politica idroelettrica laotiana è basata su investimenti esteri. Ma la Repubblica Democratica Popolare Lao è citata (forse per questo) a modello dalle grandi istituzioni finanziarie internazionali, che vi iniettano grandi somme: «Ha fatto encomiabili sforzi per aprire la sua economia», ha detto il presidente della Bm Paul Wolfowitz.

L'alta priorità accordata all'export di energia rende il governo del Laos «riluttante a imporre i necessari standard internazionali per la risistemazione degli sfollati e gli standard della Commissione Mondiale sulle Dighe», fa notare il Rapporto sullo sviluppo umano in Laos 2006. In altri termini: l'importante è esportare, quale che sia il prezzo pagato dagli abitanti del Nakai Plateau.