|
Quattro secoli e mezzo fa, con una mossa
all'apparenza sconsiderata, re Setthathirat fondava l'attuale capitale
laotiana Vientiane.
A spingere allora L'antico sovrano ad abbandonare le rive settentrionali
del Mekong e a dare vita a un nuovo centro del suo potere più a Sud
lungo il grande fiume, fu la minaccia dell'invasione birmana; oggi sono
gli investimenti cinesi, thailandesi, singaporeani, giapponesi, europei
a mettere a rischio l'indipendenza del Paese, ricco di risorse, a
partire dalle sue foreste e dai suoi impetuosi corsi d'acqua. Mentre
nuove infrastrutture servono soprattutto agli interessi immediati degli
investitori e delle élite locali legate al partito unico, il reddito
complessivo non sembra risentire dei tanti progetti di origine straniera
e quello pro-capite annuo (320 dollari) resta tra i più bassi del
continente e del Pianeta.

Nonostante gli investimenti massicci, le prospettive restano incerte per
almeno due ragioni. La prima, il basso Livello di sviluppo; la seconda,
il costo che comunque queste realizzazioni hanno o avranno sulla vita
delle popolazioni in un territorio aspro e fragile. «Una nuova era di
crescita, sviluppo e riduzione della povertà»: con queste parole il
presidente della Banca asiatica per lo sviluppo, Haruhiko Kuroda, ha
salutato nelle settimane scorse l'inaugurazione del maggior progetto
idroelettrico finora costruito in Laos, quello di Nam Theun 2, con una
capacità di 1.070 megawatt. Con un'avvertenza, oltre il trionfalismo
d'occasione, che «l'importanza di questo progetto sull'economia Laotiana
non deve essere sopravvalutato».
Una cautela che gioca su due elementi.
Dopo cinque anni di lavori e con un costo di oltre 1 miliardo di euro,
l'impianto comincerà a fornire elettricità alla confinante Thailandia a
partire dalla fine di questo mese di marzo. Inizieranno così a fluire
nelle casse statali i due miliardi di dollari previsti nei 25 anni di
durata del contratto con un consorzio che include il governo laotiano,
Electricité de France e L'Azienda elettrica di Stato thailandese.
La vicenda della seconda centrale costruita sul Nam Theun, affluente del
Mekong, è a suo modo emblematica della realtà laotiana. Paese poco più
piccolo dell'Italia, senza sbocco al mare, ricco di risorse idriche e
forestali, dove convivono sette milioni di abitanti di grande varietà
etnica e linguistica, fa fatica a mantenere autonomia di scelte,
indipendenza economica e ancor più l'identità sopravvissuta al conflitto
vietnamita e, dal 1975, tra le contraddizioni del regime comunista
guidato dal partito Pathet Lao.
Una realtà fragile, che va lentamente cedendo. Crescono gli investimenti
cinesi e da Pechino arriva anche il 32 per cento del sostegno
internazionale al Laos. Con la costruzione di aree di sviluppo al
confine, ponti, strade e ferrovie, la Cina popolare sta integrando
sempre più le sue regioni meridionali con il vicino, determinante anche
per i suoi rapporti sempre più stretti con l'Asean (Associazione delle
dieci nazioni del Sudest asiatico), di cui il Laos fa parte.
Aggirati dall'economia e dalla politica, nascosti tra le pieghe dei
rapporti internazionali, restano numerosi problemi irrisolti, locali e
trans nazionali: trattamento delle minoranze, uso di stupefacenti,
persecuzione religiosa, per elencare solo i maggiori. Paese dalla molte
risorse e dalle tante etnie, ma politicamente asservito a un solo
partito, il Laos costringe, infatti, le fedi religiose presenti sul suo
territorio al silenzio, sovente nella repressione.
Enclave cristiane si trovano soprattutto tra le minoranze etniche (a
partire da quella Hmon, perseguitata per la fede ma anche per il suo
ruolo nel conflitto a fianco degli Usa) e il numero complessivo dei
battezzati è consistente (150miLa, di cui meno della metà i cattolici
organizzati nei vicariati apostolici di Vientiane, Luang Prabang, Paksé
e Savannakhet), ma il suo volto di base è buddhista e il buddhismo
costituisce per i laotiani un elemento identitario e, al contempo,
l'unica forza alternativa al potere politico.
È del tutto normale che ciascun maschio laotiano passi un certo periodo
della vita in un monastero come novizio e a questo si aggiunge
l'attaccamento della popolazione alla dottrina del Buddha e il suo
sostegno alle istituzioni buddhiste, che permette di acquisire meriti e
proseguire più spediti sulla via della Liberazione.
Ai monaci ci si rivolge per i riti quotidiani, le occasioni festive e i
momenti di passaggio della vita personale e sociale; monasteri e templi
sono sottoposti alla benevolenza del governo, che sovente nella storia
recente ha usato le armi della repressione e del ricatto per tacitarne
proteste e rivendicazioni.
Ricerca di sviluppo e mantenimento degli equilibri ecologici, modernità
e tradizione nei modi di vita, indipendenza e sempre maggiore influenza
straniera, socialismo e rivendicazioni democratiche...
I dualismi profondi del Laos si estendono anche alle sue due maggiori
città. Indaffarata e moderna, con più velleità che eccessi, Vientiane si
affaccia da una piana polverosa sulla riva del Mekong a fronteggiare
l'ingombrante e indispensabile vicino thailandese.
Quieta e tradizionale, città di templi e monumenti, Luang Prabang,
l'antica capitale, che è sbocco sul grande fiume di comunità contadine e
tribali, che popolano le valli tra le montagne ricoperte di foresta. Tra
i due estremi, un Paese in bilico sul proprio futuro.
VIENTIANE:
DA 450 ANNI BALUARDO SUL MEKONG
Lo scorso novembre, il Laos ha ricordato i 450 anni della sua capitale
Vìentiane (Vien Chang in laotiano). Quando re Setthathirat decise di
spostare il centro del suo potere da quella che oggi è Luang Prabang a
un nuovo sito, prese una iniziativa che doveva cambiare l'equilibrio
strategico dell'intera regione.
La scelta doveva però anche dimostrarsi azzeccata in termini di
sicurezza e di prosperità per la parte laotiana del suo regno, dopo
avere perduto, sotto l'assedio dell'esercito birmano di re Bayinnaung, i
suoi territori thailandesi.
Nove anni più tardi, l'altra potenza regionale, quella Thai, con
capitale Ayutthaya, sarebbe andata incontro a una disastrosa sconfitta,
lasciando il regno laotiano solo a resistere ai birmani, ma anche
gestore per molti anni degli equilibri e delle risorse di buona parte
del Sudest asiatico continentale.
Vientiahe doveva essere occupata ancora, brevemente, ma l'indipendenza
del regno fu persa soltanto contro i francesi nel XIX secolo.
Le antiche cronache riportano la presenza di un ponte sul Mekong, che
avrebbe unito Vientiane alla prospiciente Nong Khai, predecessore
dell'attuale Ponte dell'Amicizia e modello ad altri che vanno creando un
cordone ombelicale indispensabile con L'antico nemico thailandese. A
Setthathirat si deve anche L'edificazione del Wat Phra Kaew, deposito
originario del Buddha di Smeraldo, oggi nel complesso omonimo nella
capitale thailandese Bangkok. Vicende del passato, che a distanza di
secoli acquistano un'importanza più che simbolica.
Stefano Vecchia |