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È NEI SOTTERRANEI DELL'ALBERGO METROPOLE. NELLE SUE SETTE STANZE, FU
SCRITTO UN PEZZO DI STORIA DELLA GUERRA DEL VIETNAM. QUELLA DEI
PACIFISTI USA. CHE SFIDARONO LE BOMBE, DALLA PARTE DEI VIETCONG. Dopo la fine delle ostilità, nel 1975, il rifugio era stato sigillato e se ne erano perse le tracce. Fino a qualche settimana fa, quando - nel corso di lavori di ristrutturazione - gli operai lo hanno localizzato e riaperto, riportando alla luce anche una bottiglia di vino, un barattolo e una lampadina. Ma, a rendere così importante quello spazio angusto e umido, sono gli ospiti occidentali che lì sotto hanno trascorso notti al buio, come quelle terribili del Natale 1972, quando i B-52 americani portarono a termine uno dei più pesanti bombardamenti sul Vietnam del Nord. Fra i rifugiati c'era la cantante Joan Baez, che si trovava ad Hanoi con altri pacifisti venuti dagli Usa per chiedere la fine della guerra e visitare i prigionieri statunitensi. I testimoni, che hanno vissuto quei momenti di terrore nel bunker, raccontano che Joan si portava sempre la chitarra e intonando le sue canzoni faceva rilassare i compagni di sventura.
Ora i dirigenti del Metropole, entrato a far parte
delta catena francese Sofitel, vorrebbero trasformare il bunker in un
museo. L'unica preoccupazione è che si formino lunghe code di visitatori
al di fuori dell'albergo, diventato uno dei simboli del lusso del nuovo
Vietnam, Nei suoi 110 anni di storia ha ospitato tante celebrità: da
Charlie Chaplin, a Graham Greene, che proprio lì scrisse una parte del
suo "Un americano tranquillo", ma anche Mick Jagger e Fide! Castro.
ALESSANDRO CARLINI - il Venerdì di Repubblica - 4 novembre 2011 |