HANOI RITROVA IL BUNKER DOVE CANTARONO LA PACE JOAN BAEZ E JANE FONDA

È NEI SOTTERRANEI DELL'ALBERGO METROPOLE. NELLE SUE SETTE STANZE, FU SCRITTO UN PEZZO DI STORIA DELLA GUERRA DEL VIETNAM. QUELLA DEI PACIFISTI USA. CHE SFIDARONO LE BOMBE, DALLA PARTE DEI VIETCONG.
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In quel bunker di sette stanze, nel sottosuolo di Hanoi, è stato scritto un pezzo dì storia della guerra in Vietnam. Lì infatti correvano a ripararsi dalle bombe americane gli ospiti del sovrastante hotel Metropole, un palazzo di epoca coloniale scelto dal regime comunista per accogliere giornalisti e attivisti occidentali che volevano seguire il conflitto dalla parte dei nord-vietnamiti.

Dopo la fine delle ostilità, nel 1975, il rifugio era stato sigillato e se ne erano perse le tracce. Fino a qualche settimana fa, quando - nel corso di lavori di ristrutturazione - gli operai lo hanno localizzato e riaperto, riportando alla luce anche una bottiglia di vino, un barattolo e una lampadina.

Ma, a rendere così importante quello spazio angusto e umido, sono gli ospiti occidentali che lì sotto hanno trascorso notti al buio, come quelle terribili del Natale 1972, quando i B-52 americani portarono a termine uno dei più pesanti bombardamenti sul Vietnam del Nord. Fra i rifugiati c'era la cantante Joan Baez, che si trovava ad Hanoi con altri pacifisti venuti dagli Usa per chiedere la fine della guerra e visitare i prigionieri statunitensi.

I testimoni, che hanno vissuto quei momenti di terrore nel bunker, raccontano che Joan si portava sempre la chitarra e intonando le sue canzoni faceva rilassare i compagni di sventura.


Il rifugio ospitò anche un'altra icona del pacifismo americano: l'attrice Jane Fonda che appoggiò la causa di Hanoi fino al punto di farsi ritrarre in una controversa fotografia, nella quale se ne stava seduta su un pezzo della contraerea nord-vietnamita con tanto di elmetto, mentre i suoi compatrioti gettavano tonnellate di bombe su città e villaggi. Non solo, Jane lanciò una serie di messaggi radiofonici nei quali condannava la politica di Washington. Per tutto questo, fu soprannominata «Hanoi Jane», anche se dopo si pentì della sua scelta così radicale.

Ora i dirigenti del Metropole, entrato a far parte delta catena francese Sofitel, vorrebbero trasformare il bunker in un museo. L'unica preoccupazione è che si formino lunghe code di visitatori al di fuori dell'albergo, diventato uno dei simboli del lusso del nuovo Vietnam, Nei suoi 110 anni di storia ha ospitato tante celebrità: da Charlie Chaplin, a Graham Greene, che proprio lì scrisse una parte del suo "Un americano tranquillo", ma anche Mick Jagger e Fide! Castro.
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ALESSANDRO CARLINI - il Venerdì di Repubblica - 4 novembre 2011