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Il VIETNAM è una nazione che ha un aspetto
fisico delizioso come il corpo di una bella donna, lungo e largo al nord
e al sud ma stretto al centro. Ogni sua parte ha una città
rappresentativa. Al nord c’è Hanoi, la capitale di oggi. Al sud c’è
Saigon (ora Città di Ho Chi Minh ed ex capitale del VietNam del Sud
quando il Viet Nam era diviso) che attualmente è il centro propulsore
dell’economia del paese. Al centro troviamo Hue, già capitale al tempo
della dinastia Nguyen ed ora luogo tra i più antichi e romantici della
nazione e, sempre più, visitato dai turisti.
Hanoi e Saigon, a più di trent’anni dalla
fine della guerra civile, sono state trasformate in molti aspetti: più
moderne, più ambiziose... come un ammalato guarito che cerca di
recuperare il tempo perduto. Ma Hue, il cuore del centro del Viet Nam,
ha avuto uno sviluppo diverso: qui il cambiamento non ha stravolto
l’antico, anzi antichità e modernità mantengono un accettabile
equilibrio. Possiamo paragonare Hue alla bellezza di una signora nobile,
seria ma anche seducente. Le poesie dedicate a Hue, che i poeti hanno
scritte, sono tante ma forse non sono sufficienti a farci immaginare il
fascino che emana da questo luogo di cui tutti i vietnamiti sono
orgogliosi.

Indietro nel tempo, dobbiamo pensare a
Hue come ad un luogo qualunque, uno dei tanti centri abitati situati nel
Viet Nam centrale, sede però della casata Nguyen il cui imperatore Gia
Long era impegnato in un conflitto con il regnante Quang Trung. L’esito
della guerra civile fissa nel 1802 l’inizio dell’era della dinastia
Nguyen e Hue nuova capitale dell’impero. Da quel momento sono stati ben
9 i rappresentanti di quella dinastia che hanno regnato; l’ultimo, Bao
Ðai, fino al 1954 quando è stato costretto ad abdicare.
Fisicamente l’aspetto naturale di una
pianura circondata da montagne, un fiume e il mare: ecco questa è Hue,
un quadro acquerellato bellissimo. Ascoltiamo lo storico Le Thanh Khôi
mentre ne parla (secondo lui Hue è una delle città più affascinanti del
mondo):
”A due leghe dalle scintillanti lagune di Thuen An, si stende in
tutta la sua lunghezza sulla sponda del Fiume dei Profumi, all’ombra
delle cesalpinie e dei lillà del Giappone al riparo della doppia cerchia
dei monti annamitici. Ma la grandezza mistica di Hue è dovuta alla forza
soprannaturale conferitale da un luogo ove convergono influenze
invisibili, e dalla sottile potenza delle difese magiche, siano esse
naturali o erette dall’uomo, che la circondano e la proteggono in ogni
parte: la collina di Thiên Me, la Tigre Bianca a ovest, il Drago Azzurro
a est, l’altura Nge Bình “schermo del Re” a sud. Ma per il profano, il
sortilegio ‘hueen’ emana dal luogo stesso: il cielo
di volta in volta splendente e offuscato, le dolci colline con i loro
scuri pini, l’orizzonte vaporoso con le montagne mutevoli al chiarore
del crepuscolo e dell’aurora, i casolari nascosti dietro le siepi di
bambù; tutto ciò compone una sinfonia a mezze tinte in cui ogni nota
ispira l’armonia e il raccoglimento. E il Fiume dei Profumi, con le sue
curve indolenti che bagnano gli antichi templi e i monumenti invasi dal
muschio, aggiunge ancora un po’ di sogno, la sera, quando scivolano i
sampan carichi di sottili rematrici, e il vento porta al viaggiatore il
suono della campana di Thiên Me e il canto lontano di un gallo, che
viene dal The Xuong.
Ma a Hue la costruzione più importante è la cittadella della dinastia
Nguyen, con i suoi dieci chilometri di torri, costruita dal 1804 al
1819; la sua cinta esterna, una vera e propria fortezza essa stessa, ha
suscitato l‘ammirazione dei viaggiatori europei che la consideravano
l’opera più importante dell’Asia orientale. Gli Nguyen hanno costruito a
sud della città le loro ultime dimore nei terreni lambiti dal Fiume dei
Profumi. Non sono semplici tombe, ma grandi gruppi di monumenti
racchiusi in luoghi bagnati dal Fiume dei Profumi. In queste dimore, da
essi scelte quando erano in vita, gli imperatori dormono il loro ultimo
sonno sotto un incolto colle disseminato di pini, in un angolo a tutti
ignoto.” (*)

Ma non c’è niente che rimane con il tempo e anche la dinastia Nguyen è
finita con l’ultimo imperatore Bao Ðai nel 1954. Terminata un’era reale,
Hue guardava ai fatti come avesse gli occhi di una vedova triste. La
guerra contro gli stranieri invasori, poi una continua contrapposizione
ideologica fra nord e sud Viet Nam, a tutto danno del paese in generale
e per Hue in particolare. Lo splendore della cittadella di Hue è ormai
solo un bel ricordo, in gran parte è stata distrutta, i monumenti e le
tombe alquanto trascurati. Ma per fortuna, la montagna Ngo Bình, il
Fiume dei Profumi, la Pagoda Thiên Mi, il Ponte Truong Tien sono sempre
lì ma soprattutto gli abitanti di Hue hanno avuto la pazienza di
aspettare il giorno in cui gli occhi della vedova triste sarebbero
tornati a brillare.
Si dice che “Il desiderio del popolo è la
voglia di Dio”, i vietnamiti più che mai sognavano la pace e forse il
cielo ha sentito il bisogno di farli contenti e così il 30.4.75 è
arrivato, segnando la fine della guerra civile militare e ideologica,
rendendo il Viet Nam unito dal nord fino a sud. Ha Noi – Hue – Saigon
sono ora collegate da una linea ferroviaria e si realizza il sogno di un
popolo che ha troppo sofferto per il Paese a lungo diviso.
Dopo la guerra è arrivato il momento
della ricostruzione, migliaia di mani con un’unica voglia di rifare il
Viet Nam – un nuovo Viet Nam – con un’economia forte ed una cultura
rappresentativa per far vedere al mondo la forza e la positività dell’
unione. Passo dopo passo, le cicatrici sono quasi sparite tutte, i segni
della guerra sono stati sepolti sotto i campi di riso, facendo sorgere
fabbriche produttive, grattacieli, scuole, sistemi di viabilità, musei,
località turistiche, ecc... Il malato è guarito, si è stiracchiato e si
è alzato, il dragone Viet Nam sta per volare in alto come i suoi vicini
di Thailandia, Taiwan, Singapore... Chi ha conosciuto il Viet Nam al
tempo della guerra sicuramente, se oggi ritornasse in questo paese,
rimarrebbe meravigliato e sorpreso nel constatarne la modernità e gli
obiettivi raggiunti.
Di questa modernità se ne trova molta a Hanoi o Saigon mentre a Hue si
pone attenzione nel conservarne l’aspetto originale tentando il
ripristino del complesso monumentale della città. L’UNESCO ha confermato
l’importanza storica e artistica della cittadella di Hue inserendola tra
i patrimoni dell’ umanità. La vedova triste di una volta adesso può
togliere il velo nero per sorridere a tutti.
Si è dato vita anche al Festival di Hue,
una festa organizzata da qualche anno e che si ripete ogni due anni.
Quest’anno è cominciato il 3.6 ed è terminato l’11.6 con un ricco
programma, sia in ambito culturale antico che moderno: dallo spettacolo
alla passerella di moda, dalla cucina all’ artigianato, e poi lo sport,
e via dicendo.
Il primo giorno c'è stato uno spettacolo che evocava l‘imperatore Quang
Trung e la sua vittoria nella guerra contro i cinesi. Tutti sanno che la
storia del Viet Nam racconta l’odio fra i due imperatori Nguyen Quang
Trung e Nguyen Gia Long e come quest’ultimo si sia comportato tanto
crudelmente alla morte del rivale facendone distruggere le dimore
funebri e proibendone persino il ricordo.
Hue è la culla della dinastia Nguyen Gia Long dove nessuno può pensare
di cantare i momenti più belli del nemico Nguyen Quang Trung. Ma tutte
queste erano divisioni appartenenti al passato, oggi Hue non è la casa
di nessuno ma è la terra della cultura, di ricordi belli per il popolo.
Il fantasma dell’odio che si nutre del passato non può dominare una
dolce città come Hue, l’anima di Nguyen Gia Long ora dovrebbe stringersi
a quella di Nguyen Quang Trung e celebrare la fine dell’odio,
suggellando la riunificazione di un popolo (quello vietnamita) che non
ha bisogno di rivivere quei momenti di scontri fratricidi.
Da oggi Hue è il luogo di incontro per tutti, dei vietnamiti provenienti
da ogni luogo che possono giungere qui come figli che ritornano a casa,
mentre gli stranieri possono fermarsi come ospiti e scoprire la bellezza
di una delle città più affascinanti e suggestive del mondo.
Il passato delle divisioni fra le due dinastie è rimasto solo
nella storia, noi adesso possiamo scrivere per Hue una pagina nuova, una
pagina più bella e più umana che sappia abbracciare sia oggi che il
futuro.

HUYNH NGOC NGA – MUSCARELLO ANTONINO Torino – ITALIA - 31.10.2006
(*) da Storia del VIET NAM di LE THANH KHOI (Ed.
Einaudi 1979) |