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E’ morto il compagno Franco Iachini.
Fu artefice della riorganizzazione dell'Associazione Italia-Vietnam di
Roma e del Lazio.

Una bella immagine di Franco, durante
un incontro da lui organizzato, tra l'Ambasciata del Vietnam e l'ENEA
La
grande forza e pazienza con la quale Franco Iachini affrontava la vita,
fino all'ultimo respiro, nasceva da una grande passione, che era anche
il suo metodo di lavoro, l'amore che aveva per lo studio, per la ricerca
rigorosa della verità, della materiale possibilità di conoscere e
trasformare le cose.
In questo il nocciolo duro del sue essere un comunista, un
rivoluzionario. Veniva dalla scuola di quegli intellettuali organici che
fecero grande il Pci, il movimento operaio e la democrazia in Italia
come Lucio Lombardo Radice, Ludovico Geymonat, Gianni Rodari, Ambrogio
Donini, di cui recentemente per la Federazione Romana del Prc e il
Dipartimento nazionale Formazione aveva curato un DVD con una intervista
al grande studioso delle religioni.
In ogni ambito della sua attività, a partire dal suo lavoro di
insegnante di geografia, all'attività di militante e di dirigente
politico e sindacale, fino alle ore liete ludiche, ricreative, al gioco
allegro e formativo di genitore, sempre c'era spalancata la porta per la
curiosità, per la ricerca.
Chi, durante qualche pausa in una delle frequenti riunioni che si
svolgevano nel salone del suo appartamento in via degli Opimiani, si
volgeva a osservare la sua ordinatissima biblioteca, di libri letti,
studiati e conservati con la passione del bibliofilo, aveva svelato il
segreto che lo rendeva così capace nelle lotte che dirigeva, sempre in
prima fila da protagonista, di conservare anche nei momenti più
difficili e concitati, la calma, la capacità di ragionare, di capire
come meglio fare per vincere e portare a casa il risultato migliore.
C'era inoltre una tenacia più profonda, un amore per la sua umile terra
molisana, una testardaggine contadina che solo dopo anni di permanenza
nella capitale lo aveva reso capace di innestare un po' di umorismo e di
senso dell'ironia al ceppo originario, rendendolo un compagno unico, di
quelli che Brecht diceva che sono i più preziosi perché lottano fino
all'ultimo e sanno anche farlo con allegria.
Così lo ricordiamo quando si batteva per salvare il Parco degli
Acquedotti dalla speculazione, per mantenere pubblica la clinica Don
Bosco, per organizzare le feste di "Liberazione", per evitare lo
scioglimento del Pci e mantenere un carattere di classe e di massa a
Rifondazione Comunista.
E davanti alla ruspe che volevano devastare il sottosuolo per fare i box
privati davanti alla scuola "Damiano Chiesa" fronteggiare da solo
l'escavatore e poi con l'aiuto di geologi e dei cittadini del suo
quartiere riuscire a impedire quello scempio.
Studio e impegno in prima persona come sempre nella sua vita. Come
quando nel 1998 passò l'estate intera a sistemare, pulire, riverniciare
le aule della ex scuola "Montessori" di largo Spartaco per farne un
centro sociale, una casa del popolo che nei pochi mesi di vita prima
dello sgombro era riuscita a diventare uno dei pochi spazi associativi
fruibili nel Decimo Municipio.
E infine il modo saggio e lungimirante col quale durante le fasi
processuali spiegava al giovane fascista pentito che lo aveva
accoltellato durante un attacchinaggio, l'aberrazione dell'ideologia che
lo aveva plagiato. Franco non portava il distintivo dell'Anpi per vezzo
sul risvolto della giacca, ma era uno degli animatori della rinascita
dei circoli Anpi giovani di Roma.
Così come è stato uno degli artefici della riorganizzazione
dell'associazione Italia-Vietnam di Roma e del Lazio.
Ci vorrebbe un intero numero di Liberazione per raccontare le infinite,
molteplici e varie attività di Franco.
Saremmo dei matti se nei prossimi giorni, quelli che hanno avuto il
privilegio di conoscerlo e di lottare insieme a lui non raccontassero
quello che sanno e hanno potuto vedere e imparare.
Soprattutto, quello che ci ha insegnato combattendo coraggiosamente il
male che lo aveva colpito: anche quando la sconfitta è certa, vale
sempre la pena di lottare. Anche perché non si può mai sapere come va a
finire.
Grazie, Franco! -
7 gennaio 2011
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Ringraziamo il compagno Luigi Benvenuti per le sue
parole che ci hanno fatto conoscere alcuni aspetti della vita e delle
passioni di Franco Iachini.
Ci auguriamo che l'impegno profuso nella vita sociale,
nell'insegnamento e nella politica, possa essere una fonte di luce
per quanti lo hanno conosciuto ed apprezzato.


Immagini
dell'incontro Enea/Ambasciata Vietnam

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