Allen Abney e Jerry Texeiro
E adesso gli USA si ricordano di arrestare i disertori del Vietnam
Dissero no alla guerra. Trent'anni dopo l'America va a cercarli.
Per regolare i conti? Forse. Ma soprattutto per lanciare un monito ai soldati in Iraq...
 


Si allunga l'elenco dei nemici dell'America ai quali George W. Bush ha dichiarato guerra. Alla lista si sono aggiunti da poco un centinaio di signori non più giovanissimi: hanno tutti più di cinquant'anni, alcuni quasi settanta, una famiglia e, spesso, un'identità da nascondere. Sì perché il Pentagono si è rimesso sulle tracce di uno sparuto plotone di uomini che non ha mai preso in braccio un fucile o, se lo ha fatto, ha poi deciso che non ne avrebbe più toccato uno per il resto della vita.
Sono gli ultimi disertori del Vietnam rimasti alla macchia, gli irriducibili che più di trent'anni fa passarono la frontiera, chiesero asilo politico al Canada e, cambiato nome, rifiutarono l'amnistia con cui molti di loro avrebbero potuto tornare a vivere allo scoperto.
Negli Stati Uniti, la caccia al vecchio disertore è ripresa improvvisamente, serrata, come non accadeva da tempo, soprattutto tra i marine. Risultato: 34 arresti in un anno e mezzo, un centinaio di fascicoli riaperti e un messaggio indiretto («Presto o tardi, chi diserta paga») che, secondo i «braccati», l'amministrazione indirizzerebbe con un occhio a chi, oggi, è impegnato in Iraq o sta per partire in guerra.
L'ultimo degli arrestati si chiama Allen Abney e ha 56 anni. Il 9 marzo stava attraversando in auto con la moglie il confine tra il Canada e l'Idaho, indisturbato e senza pensare che la storia gli avrebbe servito il conto delle sue scelte con 38 anni di ritardo. Invece, fermato dalla polizia, è finito dritto in carcere. Accompagnato dalla solidarietà di veterani e pacifisti. La stessa sorte era toccata giorni prima a Ernest Mc Queen, 55 anni, stanato da un investigatore in incognito in un bar sotto casa, in Texas.
«In tutti questi anni, avrebbero potuto prendermi quando volevano» dice McQueen, «se l'hanno fatto solo adesso è stato per lanciare un avvertimento ai militari e ai riservisti dell'Iraq».
Abney e McQueen sono usciti dal carcere dopo qualche settimana. Per Jerry Texeiro, arrestato a 65 anni, che in tutti questi anni era rimasto negli Usa sotto un falso nome, la reclusione è durata invece cinque mesi. Anche il suo avvocato è convinto che «il governo vuole avvertire i riservisti: chi fugge oggi, sarà ricercato finché campa».
Sarà solo una coincidenza, ma la caccia ai vecchi disertori è ripresa proprio quando il fenomeno delle defezioni è tornato a essere consistente anche in Iraq. Il Pentagono ha calcolato, a marzo, che dal 2003 a oggi abbiano disertato tra gli otto e i novemila uomini, in particolare più di 4000 soldati dell'esercito, 3500 della marina, 1500 marine e un centinaio nell'aviazione. Pochi, certo, rispetto ai cinquantacinquemila del Vietnam.
Ma le associazioni pacifiste e dei reduci sostengono che quelle relative all'Iraq sono cifre da rivedere al rialzo: dall'inizio del conflitto, i disertori sarebbero infatti almeno quindicimila.
Oggi come ieri, molti di loro hanno deciso di riparare in Canada. Dove però, stavolta il governo ha più difficoltà a concedere l'asilo politico e la cittadinanza: proteggerli significherebbe richiamarne a centinaia e provocare il risentimento degli Usa, paese alleato.
Al Pentagono bollano come un'illazione il ragionamento di chi associa la ripresa della caccia al vecchi disertori al recente aumento del casi di abbandono delle armi. Spiega James Averhart, l'uomo che, nel 2004, ha impresso un giro di vite alle indagini nel corpo dei marine: «Il mio compito è prendere i disertori. Evidentemente lavoro in modo diverso da chi mi ha preceduto».
Oggi, un vecchio disertore va incontro a un processo di fronte alla corte marziale e rischia fino a cinque anni di carcere. Ma in genere, chi viene preso se la cava con qualche giorno di prigione e quello che letteralmente si definisce un «congedo non onorevole». In pratica, lo stigma sociale. Un motivo in più per attribuire a questa caccia all'uomo un valore più simbolico che repressivo. Diversamente, chi abbandona le armi oggi è un professionista volontario che rischia la pena di morte.
Agli occhi di un pacifista, la differenza tra vecchi e nuovi disertori non dovrebbe essere da poco: i secondi sono veri eroi, i primi solo dei latitanti. Eppure, le storie di McQueen, Texeiro e Abney hanno cominciato a girare il mondo. Le loro vicende si intrecciano con quelle, più attuali, di chi ha disertato l'Iraq.
McQueen racconta di avere deciso di disertare quattro giorni dopo il massacro di My Lai, con gli stupri e l'uccisione di 347 civili asiatici perpetrata dalle truppe Usa nel marzo 1968: «Vidi le foto e capii che non era per quello che dovevo stare nell'esercito. Oggi non mi pento di quella scelta». McQueen ha vissuto decenni interi nascondendo la propria condizione di disertore alle due mogli e ai figli avuti nel frattempo. Come lui ha fatto anche Jerry Texeiro, che aveva cambiato nome e identità. Le loro storie, anziché scoraggiare, stimolano l'ultima generazione di disertori, quelli che negli occhi hanno Abu Ghraib al posto di My Lai. Anche loro destinati a restare a lungo «fantasmi».
Tanti futuri McQueen, Abney e Texeiro... Forse, braccati a vita.
Paolo Casicci - Venerdì di Repubblica - 7 aprile 2006