Colonialismo in frantumi
Storia del sogno francese di creare un predominio in Asia

Quando nel pomeriggio del 7 maggio 1954 il generale Giap, uno dei geni militari del XX° secolo, ordinò di issare sul bunker di Dien Bien Phu la bandiera rossa del Viet Minh (Fronte per l'indipendenza del Vietnam), la vicenda del colonialismo francese in Indocina era ingloriosamente finita. Lo stupore era stato grande, poiché la vittoria delle truppe di Ho Chi Minh era apparsa quasi incredibile. La Francia dovette allora lasciare nelle mani degli americani le chiavi dell'Indocina. Ma non imparò la lezione e si cacciò poco dopo in quell'altra "avventura" disastrosa che fu la guerra d'Algeria.
I francesi erano penetrati inizialmente nella regione nel 1859 per iniziativa di Napoleone III e nel 1887 avevano costituito l'Unione Indocinese, comprendente Vietnam, Cambogia e Laos. Il loro potere era durato ininterrotto per poco più di mezzo secolo, fino a quando nel luglio del 1940 i giapponesi si installarono militarmente nella regione, pur lasciando alle autorità di Vichy la sovranità formale.
Nel marzo 1945 il Giappone abbatté la finzione e distrusse l'amministrazione francese. Il colpo inferto ai francesi ebbe l'effetto di dare grande vigore ai movimenti nazionalistici indocinesi, tra cui un ruolo di primissimo piano aveva il Viet Minh, guidato da Ho Chi Minh, il quale aveva la sua base principale nel Nord e nel settembre del 1945, costituito un governo provvisorio, proclamò l'indipendenza del Vietnam.
Insegne FrancesiMa la Francia era ben decisa a ricostituire il proprio dominio, pur scosso alla radice dai modi in cui essa aveva governato come potenza coloniale. I francesi avevano eretto una struttura di dominio di carattere rigidamente centralistico e burocratico. Tenevano in mano tutte le leve del potere, ricorrevano ad una repressione capillare nei confronti di qualsiasi opposizione. Linee invalicabili di discriminazione dividevano la minoranza francese dagli indocinesi, cui erano negate le libertà politiche e civili. Nessun diritto di associazione e di espressione, assai ristrette le possibilità di istruzione e di formazione professionale, penose le condizioni sanitarie, occupazione e salari a seconda degli interessi dei padroni coloniali. La strategia economica della Francia fu di subordinare completamente la produzione alle proprie esigenze, far prevalere il sistema delle monoculture coloniali, spremere le popolazioni con un opprimente fiscalismo, ridurre ad una sostanziale servitù le poverissime masse contadine. Sintomi eloquenti il fatto che alla vigilia della seconda guerra mondiale il 10 per cento dei ragazzi vietnamiti avesse accesso all'istruzione elementare e che il 30 per cento dei bambini morisse nel primo anno di età. Con una simile politica il colonialismo francese scavò la propria fossa in Indocina. Chi voleva opporsi non aveva altra strada aperta, in assenza di ogni possibilità riformistica, se non quella della clandestinità e della lotta rivoluzionaria.
Fu la via seguita da colui che doveva diventare l'eroe dell'indipendenza del Vietnam, il fragile, sempre malaticcio, ma dallo spirito indomabile, Ho Chi Minh, il quale nel 1930 fondò il Partito comunista vietnamita, destinato a diventare la maggiore forza politica e militare di opposizione nell'intera Indocina. Crollato il Giappone, nel 1945 la Francia si illuse di riprendere saldamente il controllo dopo aver ottenuto l'appoggio di Stati Uniti, Gran Bretagna e Cina nazionalista.
Il disegno era un'Unione francese a struttura federale comprendente Laos, Cambogia e Vietnam. Quest'ultimo costituiva il luogo decisivo della partita; e i francesi la giocarono facendo leva sui gruppi malleabili, emarginando i nazionalisti di destra e combattendo frontalmente quelli di sinistra. Per piegare le forze di Ho Chi Minh, che chiedeva la piena indipendenza del suo paese, i francesi procedettero a fine 1946 ad una spietata repressione nel Nord, ottenendo in cambio l'appello alla lotta armata e la costituzione del governo della Repubblica Democratica del Vietnam deciso a condurre una lotta senza quartiere; lotta che, sul piano militare, divenne una prospettiva vincente quando la Cina, divenuta comunista nel 1949, prese a fornire alle truppe di Giap le risorse necessarie. La Francia a sua volta ottenne aiuti via via maggiori dagli Stati Uniti, ma per quanto massicci questi non furono in grado di evitare la fine di un dominio coloniale che sprofondava di fronte alla determinazione dei suoi avversari e al consenso politico e sociale da essi ottenuto nella popolazione.
La caduta di Dien Bien Phu segnò, nel contesto della generale eclissi del colonialismo europeo, la grande vittoria di un esercito di formiche asiatiche su un esercito di professionisti bianchi. Era così stato scritto un nuovo fondamentale capitolo di quello che è stato definito "il risveglio dell'Asia": un processo destinato a mutare l'intero quadro della storia del mondo.
Non sarebbe passato molto tempo, e ai francesi sarebbero succeduti in Indocina i ben più forti bianchi d'America; ma anche questi vennero, alla fine, costretti dai Vietcong e dall'esercito di Giap e Ho Chi Minh a raccogliere armi e bagagli e ad andarsene.

(Massimo L. Salvadori - la Repubblica 5 maggio 2004)


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