CHUC MUNG NAM MOI - BUON ANNO A TUTTI VOI -

 IL TET, CAPODANNO LUNARE DEL VIETNAM nei ricordi di Nguyen Quynhn Nhu, giovane signora, sociologa dell’economia, con un eccellente curriculum di studio, che vive in Italia, a Trento dove tra le altre cose fa la mamma e insegna ai suoi figli la tradizione del suo Paese di origine, il Vietnam.

Non c’è festa più grande e più significativa del Tet per il Vietnam. Il Tet è una festa sacra e tradizionale, un momento per unire la famiglia e vivere in comunità. Per i bambini è una occasione per ricevere regali; per i vecchi è il tempo di ricordare i giorni passati; per i giovani un momento di gioia, di amicizia e d’amore.
Il Tet rappresenta il capodanno lunare ed è festeggiato in primavera da vari paesi asiatici, come Cina, Vietnam, Corea ecc. Essendo basato sul calendario lunare, a dispetto del calendario solare, non ricorre in un giorno “fisso” ma cambia ogni anno.
Ad esempio, quest’anno il primo dell’anno lunare sarà il 17 febbraio 2007 e l’anno si concluderà il 6 febbraio 2008. L’origine del Tet è una festa popolare rurale. Ogni anno lunare viene definito con un segno zodiacale asiatico (dodici animali combinati con dieci elementi caratteristici). Quest’anno sarà l’anno del Maiale di Metallo – Dinh Hoi.
La gente si prepara per il Tet con grande anticipo. Un’aria nuova, allegra aleggia dentro tutte le case. Nelle città, nelle campagne, nelle strade, dentro i negozi e gli uffici…, ovunque c’è una trasformazione di colori e luci. Il padre di famiglia compra un calendario nuovo con scritti sia i giorni lunari che quelli solari. Ogni pagina del calendario raffigura un mondo spirituale con poesie, proverbi, parole sagge o i segni zodiacali. E’ tradizione dedicare un giorno per riordinare le cose sull’altare, il vaso degli incensi, il vassoio porta doni, le fotografie degli antenati, e il Cau doi. Tutta la casa deve essere ben pulita per il Tet.
Qualcuno si sentirà sicuramente fortunato se avrà l’occasione di visitare un mercato del Tet, è molto interessante e indimenticabile. E’ luogo di incontri, di appuntamenti per i giorni a venire, ma soprattutto per respirare quell’aria così gioiosa, dolce e allegra. Il mercato è come un quadro armonioso di colori, il verde delle banane, il giallo dei pompelmi, il rosso dei cachi, pesche, arance, mandarini ecc. tutto è mescolato con il rosa dei fiori di pesco. Certamente un vietnamita non può scordare mai il profumo del mercato, quel profumo di magia degli incensi, quello gradevole dei fiori, quello delicato di tanti tipi di dolce, quello delizioso dei cibi ecc. Tutti i profumi si confondono anche con la fragranza delle ragazze sorridenti, dei bambini felici, degli anziani ansiosi ma contenti e di tutta la gente che vive con gioia e frenesia della vita e la primavera è già alla porta.
Le bancarelle più affollate sono quelle di foglie di "La dong" e di "Lat tre" - il filo per avvolgere la torta tipica vietnamita Banh Chung. Per i vietnamiti non è Tet se non c’è in casa un ramo di fiore di pesco, un piatto di frutta e la torta Banh Chung. Questa torta è fatta di riso profumato e chicchi rotondi - "gao nep". Il ripieno della torta è composto di carne di maiale, soia cucinata al vapore, pepe nero schiacciato e un po’ di sale. Si avvolge armoniosamente tutto il contenuto con le foglie di “La dong” e si lega con i fili di bambù.
Banh Chung con la sua forma quadrata rappresenta il simbolo della terra. Ogni vietnamita, non dimentica mai il momento di bollire le torte, un tempo sacro che dura circa 12 ore e sempre durante la notte. Nei miei ricordi dell’infanzia, mi ricordo di un forno allargato, caldo con una pentola alta e grande piena di Banh Chung, il fuoco tremulo nella notte fredda, il suono del legno bruciato come un brano musicale della primavera. Mi siedo per ore soltanto per guardare il fuoco e per sentire il profumo delicato della pentola, delle foglie di La dong, la fragranza del riso cotto, della carne di maiale che mi fa’ venire l’acquolina in bocca. Mi immagino nel momento di assaggiare la torta più piccola che ha fatto mia madre appositamente per me; dentro aveva messo più carne di maiale, più soia e anche l’amore per sua figlia. Mettevo nella cenere calda qualche patate e aspettavo quando esse fossero cotte giocando con il mio fratellino. Certamente quel momento mi segue per tutta la vita fra i ricordi più dolci, più delicati e più amati.
Giao thua, la mezzanotte del capodanno, è il momento che marca il cambiamento dall’anno passato all’anno nuovo, i secondi più significativi e sacri di tutto anno. Tutta la famiglia si riunisce a tavola, si sente il profumo degli incensi accesi sull’altare, il profumo dei cibi sui vassoi dei doni e si ascolta il discorso in televisione del Presidente della Repubblica di saluto all’anno nuovo e si aspetta finché gli incensi si sono consumati per mangiare i dolci. Qualche anno fa, quando era mezzanotte, migliaia di botti venivano esplosi (un momento indimenticabile per i bambini) per portare fortuna e allontanare i mostri. Adesso i botti sono vietati per prevenire gli incidenti e sono stati sostituiti con i fuochi artificiali del comune. La gente, uscendo di casa, va alla pagoda per prendere un ramo di albero, si crede porti salute. Si porta anche un vassoio di cose nel cortile per pregare: sono i doni per i morti. In alcuni villaggi, si suonano pure i tamburi per convocare i santi e gli antenati perché proteggano la famiglia e la casa.
Il primo giorno del Tet, essendo un giorno importante poiché deve essere perfetto per portare fortuna durante tutto l’anno, è un giorno dedicato alla preghiera agli antenati e di festa. Durante questo giorno, non si possono dire parolacce, litigare, chiedere agli altri di restituire o prestare le cose, pulire la casa e buttare via i rifiuti (si crede porti via la fortuna). La prima persona che viene a casa tua come ospite deve essere prescelta perché superstiziosamente credendo che con lui possa arrivare la fortuna, la salute e la gioia per tutto l’anno. Dal primo giorno del Tet, i bambini ricevono i regali – i “li si”, per la tradizione vietnamita, sono sempre soldi, pochi o tanti non importa ma è il simbolo per augurare ai bambini la fortuna.
Il secondo e il terzo giorno servono per viaggiare, visitare, giocare e riposare. La strada è piena di gente; si va alla pagoda per pregare e chiedere la benedizione; si va a far visita ai parenti; a trovare gli amici. Nel cortile comune del villaggio dall’alba alla notte si giocano tanto i giochi tradizionali. Agli anziani piace giocare a scacchi, ai giovani giocare a carte, ai bambini vedere tanti tipi di divertimento come galli e grilli da combattimento, il teatro tradizionale, ma anche le marionette sull’acqua. Il Tet termina dopo il terzo giorno, però la festa normalmente dura di più. Nessuno vuole lavorare al quarto giorno malgrado la riapertura delle fabbriche, degli uffici e dei negozi. Si dice il Tet è finito soltanto quando finiscono tutte le torte quadrate.
Per ogni vietnamita, in qualsiasi parte del mondo, il Tet è sempre una festa religiosa e sacra. E’ il momento per riunire la famiglia, per fare il resoconto dell’anno passato e per sognare un futuro migliore di felicità, prosperità e fortuna.
CHUC MUNG NAM MOI! BUON ANNO A TUTTI VOI!



BUDINO DI SOIA  -  (Che Kho)
Ingredienti:
- 1kg di soia già trattata togliendo la pula (si trova in commercio)
- 0.8 kg di zucchero
- 100g burro (tradizionalmente si usa il grasso di pollo)
- 30g di sesamo bianco
- una bustina di vaniglia (quantità per una torta media)

Preparazione:
Mettere in ammollo la soia in acqua per due ore. Se per caso non avete la soia già trattata, dovrete metterla in ammollo almeno sei ore e successivamente lavarla e sfregarla sul scolapasta per togliere la pula ed eliminare i chicchi rovinati.
Lavare bene la soia e lasciare scolare bene tutta l’acqua.

Cucinare:
- Sciogliere bene tutto il burro a bagnomaria.
- Con una padella tostare il sesamo a fuoco basso fin a quando diventa un po’ dorato (occorrono pochi minuti).
- La maniera migliore di cucinare la soia è al vapore. Si può utilizzare la pentola a pressione e la rete fissa per evitare che la soia tocchi l’acqua. Con la pentola a pressione, sono sufficienti 15 minuti (come per cucinare le patate di grosse dimensioni). Altrimenti potete cucinare con la pentola antiaderente con il coperchio. Fate bollire un po’ di acqua. Una volta che l’acqua bolle, versate dentro la soia lasciando il livello di acqua sopra la soia solo 2-3 cm. Fate bollire senza coperchio per qualche minuto finche l’acqua non evapori quasi tutta (altrimenti eliminate l’acqua in eccesso). Abbassare il fuoco al minimo, chiudere il coperchio e lasciare cucinare a fuoco bassissimo almeno 20 minuti. Ogni tanto controllare aprendo la pentola che sia presente ancora il vapore e la soia si cuocia lentamente. Se manca il vapore, potete spruzzare qualche cucchiaio di acqua calda. Se il caso opposto, cioè la soia non si asciuga, allora usare due o tre fette di pane secco per eliminare l’acqua in eccesso.
- Una volta cotta la soia, deve essere lasciata a raffreddare e poi con l’aiuto di un cucchiaio macinarla (se possibile utilizzare il mortaio). Si deve ottenere un impasto ben mescolato senza grumi.
- Mescolare l’impasto di soia con lo zucchero e lasciarlo riposare circa un’ora.
- Sempre con la pentola antiaderente, cucinare a fuoco basso l’impasto, continuando a mescolare tutto il tempo finché non ottenete un prodotto pastoso e denso. A questo punto aggiungere il burro e la vaniglia e spegnere il fuoco.
- Versare il budino ancora caldo in varie piccole formine e decorarle con i sesami già tostati. Servire quando i budini si sono raffreddati.
 


Capodanno Lunare 2007
LA FESTA DELLA PRIMA ALBA
(di Emma Rondeau  - Biblioteca Enrica Collotti Pischel - TORINO)


 


L’articolo che qui presentiamo fa parte di una pubblicazione in corso. Viene qui riportato in sintesi; il testo completo è disponibile presso la Biblioteca Enrica Collotti Pischel di Torino. In caso di utilizzo dei materiali, si prega di citare la fonte.

               Il primo mattino del primo giorno
Il nuovo anno lunare vietnamita corrisponde sostanzialmente al nuovo anno cinese; vi differisce tuttavia in alcuni tratti che è opportuno considerare, anche in ragione del fatto che, da qualche tempo, giornali e quotidiani occidentali tendono a manifestare un interesse generico per questo importante momento del calendario sino-vietnamita, senza tuttavia avere cura, di evidenziarne le particolarità e talvolta banalizzando i contenuti e i significati della ricorrenza.
I lettori vietnamofoni non saranno sorpresi della presenza in questo testo di alcune parole sino-vietnamite e della loro trascrizione in caratteri nôm - poiché è così che esse apparivano nelle immagini e nelle sentenze parallele dedicate a questa festa. Per la stessa ragione, il lettore che conosce il cinese, non dovrà essere sorpreso nel constatare che certi caratteri non hanno eguale significato in vietnamita e cinese.

Il Capodanno lunare prende il nome di Têt, vocabolo che può essere tradotto come "primo mattino del primo giorno del nuovo anno". Oggi, il calendario lunario risulta uniformato in compatibilità con il calendario gregoriano; un tempo, tuttavia, esso si riferiva al calendario cinese, avviato nel 2637 prima della nostra era. Il 2007 corrisponderebbe in questo computo al 4644, sebbene, modifiche apportate nel corso della storia, tendano piuttosto ad identificare la data con il 4704 o 4705. La questione preliminare si fonda sulla data di inizio che coincide con il primo anno di regno dell’ ”Imperatore Giallo”, Huángdì, sovrano leggendario, considerato primo antenato dei Cinesi e, occorre considerare che la Cina adottò il calendario gregoriano nel 1912.

Così come nella tradizione cinese, ogni anno si ascrive in Viet Nam in un calendario segnato da dodici animali dello zodiaco e cinque elementi (Legno, Terra, Aria, Fuoco, Metallo) che vengono raddoppiati in seguito a declinazione bipolare; nel calendario vietnamita avremo: acqua naturale e acqua in uso, fuoco acceso e fuoco latente, legno nell’accezione generale del termine e legno infuocato, metallo nell’accezione generale del termine e metallo forgiato, terra incolta e terra coltivata. L’acqua fa nascere il legno, ma distrugge il fuoco, il fuoco fa nascere la terra, ma distrugge il metallo, il metallo fa nascere l’acqua, ma distrugge il legno, il legno fa nascere il fuoco, ma distrugge la terra, la terra fa nascere il metallo, ma distrugge l’acqua…

La documentazione in lingua italiana sul Têt è scarsa e incompleta. Fra la documentazione in lingua francese, si possono, per contro leggere interessanti studi, legati all’analisi della cosmogonia vietnamita e vari articoli descrittivi. Recentemente edito in Viet Nam, in lingua inglese, un volumetto curato dal celebre pubblicista vietnamita Huu Ngoc [2] è consultabile presso la Biblioteca Pischel di Torino, ove si possono trovare anche vari testi classici, come la nota e preziosa trilogia di Padre Cadière sugli usi e costumi del Viet Nam - che contiene anche saggi sul calendario vietnamita.
Sempre in questa Biblioteca, sono consultabili - in forma di “materiale grigio”- , articoli redatti in lingua francese ad opera di studiosi o ancien résidents dell’amministrazione coloniale, come ad esempio, Une cérémonie religieuse en An-nam. Le têt, di M. Paul Denjoy (Procuratore della repubblica a Bac-Lieu - Cocincina francese) [3].
Tali documenti, se considerati nella loro dimensione storica, possono essere utili strumenti di approfondimento, senza dimenticare la gradevolezza di una lettura che, sebbene segnata dal tempo e da concezioni che oggi, per certi aspetti possono farci sorridere, riesce a suggerirci la dimensione immaginaria dell’antico Viet Nam, ricca di magia e suggestione.
 


            La magia dei segni e delle immagini
Il nuovo anno vietnamita è occasione per riproporre l’iconografia popolare, così come gli antichi saperi espressi nei proverbi, nei giochi di parole e nei motti tradizionali. E’ tempo di sentenze parallele, ideogrammi e simboli, scritti, di solito, in bella calligrafia, con inchiostro nero su sfondo rosso. Alcuni si ritiene propizino salute, fortuna, armonia; altri hanno scopo apotropaico - si pensa cioè che possano tenere lontani fantasmi e spiriti maligni o che possano proteggere da infortuni, malattie.
Muri e porte d’ingresso, forniscono i principali supporti a quest’arte grafica.
Accanto alle sentenze parallele, esistono anche sentenze isolate, composte da più caratteri che rinviano ad una idea generale piuttosto che ad uno specifico enunciato. Gli esempi che seguono presentano, a titolo di esempio, un’idea che associa prosperità, buon nome della famiglia e così via…

                     Bách tu phú quí               Cento figli, ricchezza e onore
                     Dúc luu quang                 La virtù (degli avi) trasmette il suo splendore  (alle nuove generazioni)

Le sentenze parallele o câu dói, sono scritte, in caratteri nôm, anche se oggi vengono riproposte con sempre maggior frequenza in quôc ngũ. Nell’esempio che segue sono riportate due sentenze parallele che formulano:
Niên niên tang phú quí (sentenza scritta alla sinistra di chi legge) - che si potrebbe approssimativamente tradurre con
“Che di anno in anno si accrescano ricchezza e onori” e
Nh?t nh?t th? vinh hoa, (sentenza scritta alla destra di chi legge):
“Che, di giorno in giorno, aumentino longevità e distinzione”.

Vediamo ora, nella tabella qui di seguito, alcuni dei caratteri più frequenti, la pronuncia vietnamita e la traduzione italiana

thân   Genio
phúc  Fortuna
lôc     Benessere
tho     Longevità
kính   Rispetto
thành Sincerità
quí     Nobiltà - Onore
ninh   Pace
phú    Ricchezza
dúc    Virtù
nhân  Bontà
nghĩa Fedeltà
kim    Oro - Ricchezza
tín     Fiducia

Vorremmo ricordare, infine, la vastissima iconografia popolare che attinge da leggende, proverbi, detti popolari, eventi storici e che, per mezzo di simbolismi, metafore, allegorie morali e rappresentazioni, propone critica sociale, insegnamento o ammonimento morale, quando non coincide con la semplice espressione di ilarità, gioia, divertimento.
Su questo argomento si può consultare in lingua francese, Imagerie populaire vietnamienne di Maurice Durand (Publications de L'Ecole Française d'Extrême-Orient, Paris, 1960).



                 Ông Táo, Genio del focolare  -  L’Imperatore di Giada
Il Têt, come abbiamo detto, prende avvio alla mezzanotte dell’ultimo giorno del calendario lunare. Tuttavia, i preparativi della festa iniziano già nei sette giorni che precedono la festività, cioè nel ventitreesimo giorno del dodicesimo (ed ultimo) mese lunare. È in quel giorno che, secondo la credenza taoista, ha luogo il culto del Genio[4] del focolare, Táo Quân, che vede nel momento dell’ascesa al Cielo del protagonista del rito, il suo momento culminante.
Táo Quân, più popolare con il nome di ông Táo, è ritenuto una sorta di “con-abile”, valido aiutante di Ngoc Hoàng, l’Imperatore di Giada, divinità centrale del Taoismo, detto anche, più comunemente ông Tròi (Signor Cielo). A ông Táo che, nel corso dell’anno presiede il focolare domestico, tocca in questo periodo, di far rapporto sull’andamento della vita famigliare di ogni casa vietnamita, o meglio di ogni cucina, il luogo “più rivelatore” dei sentimenti familiari.
Secondo la leggenda, in quel preciso giorno, egli prende commiato dalla casa in cui ha abitato per il resto dell’anno e si reca a rapporto dal Signor Cielo. La sua assenza dalle case vietnamite, tuttavia, durerà solo pochi giorni e precisamente fino alla mezzanotte dell’ultimo giorno dell’anno lunare, momento in cui il genio farà ritorno. Il rapporto celeste, si crede, sarà in grado di modificare il destino, prolungare o abbreviare la vita, a seconda dei meriti o dei demeriti di ogni famiglia.

La società vietnamita, società essenzialmente rurale, è fortemente segnata dal tempo della festa e dal tempo del lavoro; come ricorda Huu Ngoc, il tempo della festa, innanzitutto, «segna il tempo del riposo, della pausa in cui, la risaia ed il coltivatore, gustano la gioia della calma completa, dopo dodici lune di lavoro»[5].
La settimana in cui ông Táo è assente dal focolare domestico, è un periodo di vuoto simbolico: simbolizza il tempo morto dell’inverno ma, è anche simbolo di sospensione delle costrizioni morali o, quanto meno, allentamento temporaneo di una di parte di queste…
Non è semplice risalire alla fonti di questo culto, vista anche (come risulta dagli esempi sopra citati in relazione ai suoi personaggi) la complessità degli appellativi taoisti ed occorrerebbe uno studio approfondito e comparato di diversi testi - sui quali non sempre si ritrova una versione univoca. Tuttavia, come emerge da varie versioni del culto di ông Tao, il Genio più che un singolo personaggio, come vedremo più avanti, sembra piuttosto impersonare una Triade, organizzata attorno ad un nucleo di relazioni coniugali - lecite ed illecite (o come diremmo più adeguatamente oggi, “di fatto”).
Fra detto e non detto, à assai complesso decifrare il paradigma di questo culto che, a quanto sembra emergere, veicola per certi aspetti, la rappresentazione del concetto che le reti parentali possono essere intaccate da errori involontari, magari compiuti senza avere chiara coscienza di un atto determinato; in altri termini, nel contesto dell’influente peso dell’obbligo morale - particolarmente vistoso nel caso della società vietnamita che vede sancite prescrizioni morali e di ordine famigliare, pietà filiale, rispetto e celebrazione degli avi, e così via - il culto concede per un breve periodo dell’anno, una piccola pausa, una sorta di amnistia temporanea dagli obblighi morali.
La leggenda di ông Táo - di cui esistono numerose varianti -, è nota a tutti i Vietnamiti -; si potrebbe così riassumere: una circostanza fortuita (malattia, mancanza di denaro ecc…), porta una coppia di coniugi a separarsi. Il marito resta a lungo lontano e la moglie, ritenendosi libera, trova un nuovo compagno. Per caso, tempo dopo, ritrova il suo primo marito ma, per una serie di eventi imprevedibili, il fatto è cagione della morte di tutti e tre i personaggi. Strumento di morte è innanzitutto il fuoco.
La leggenda racconta che, in seguito al triplice sacrificio, il Signor Cielo, commosso da quell’insieme di devozione e sfortuna, conferisce alla donna ed ai due uomini unità postuma, dichiarandoli Geni del Focolare domestico. Gli elementi della Triade variano a seconda delle versioni: ông Táo, il primo marito, detto anche Thô Công, viene identificato come genio della cucina. oppure genio del suolo o della terra, ma il suo ruolo sfuma e si confonde in quello di di Thô dïa, a sua volta genio del suolo, come, del resto è la compagna e sposa Thô ký.
I tre personaggi venivano anticamente rappresentati da tre pietre o mattoni, posti a supporto del fuoco, mentre più recentemente tendono a coincidere con un tripode.
Una particolare cerimonia viene dedicata al Genio del Focolare, nel ventitreesimo giorno del dodicesimo mese: gli verrà offerta una carpa, (cá chép) che gli servirà come mezzo di trasporto per compiere il tragitto verso il Cielo; la carpa, in certe leggende si trasforma tuttavia in Drago.
Secondo un’altra tradizione, le carpe sacrificate sono due, una per l’andata ed una per il ritorno. Le carpe possono essere lasciate sulla riva del fiume, dopo la cattura oppure cucinate e poste sull’altare degli antenati, insieme a tutto il necessario per compiere il viaggio: alimenti, oro e argento (finti), vestiti di carta (fra cui tre cappelli, imbottiti di ali di libellula e un paio di stivali); non sono previsti pantaloni - fatto curioso, non facilmente spiegabile, ma sancito da un apposito precetto taoista: «Ðôi mu, đi hia, chăng măc quân» (Portare il cappello, calzare le scarpe, ma non i pantaloni)).
Accade che talvolta la carpa sia invece sostituita da una cicogna, Cò bay, o da un cavallo veloce, Ngua chay.
Ông Táo assume inoltre il compito di portare con sé carta votiva.[6]
Queste versioni vietnamite della leggenda del Genio del Focolare, traggono chiaro alimento dalla cosmogonia cinese, ma, occorre ricordare che sebbene esistano indiscutibili analogie, il Viet Nam - capace, nel corso del tempo, di fare propri numerosi apporti culturali provenienti non solo dalla Cina, ma anche d a altre culture - ha adattato ed adeguato al contesto locale, la leggenda, trasferendovi significati e simbologie tipiche della propria visione del mondo.


                   I tre immortali della fortuna, i cacciatori di demoni e il cây nêu
La festa di ông Táo inaugura le attività celebrative del Têt. Nel contempo le vie principali delle città divengono vieppiù animate, con mercati improvvisati in cui si vendono angurie, legumi, spezie, petardi e soprattutto fiori: dalie, crisantemi, rose, qum kat.
Mazzi colorati e rami di pruno e di albicocco in fiore decoreranno ogni casa vietnamita. Discorso a parte occorre introdurre per i rami di pesco; al di là del significato simbolico di rinnovamento il pesco è al centro di una dimensione immaginaria particolarmente feconda. Il suo frutto, simbolo classico di longevità, si ritrova ad esempio nelle rappresentazioni iconografiche di un’altra celebre triade: phúc, lôc, tho, molto nota a cinesi e vietnamiti. Sono “i tre saggi”, i tre immortali della fortuna: si tratta della simbologia più importante e diffusa nelle case cinesi e vietnamite. I tre personaggi integrano prosperità, salute, fortuna eccezionale, potere - autorità, successo e longevità.
Phúc è la divinità che auspica fortuna e prosperità. Di solito è di taglia leggermente più grande degli altri due e deve essere sistemato al centro della triade. Lo si riconosce dall’oggetto dorato (ru yi) che tiene fra le mani.
Lôc - che talvolta porta in braccio un bambino - è la divinità di primo rango, simbolo di ricchezza. Il bambino simbolizza auspicio di buona salute, prosperità e speranza per pre-sente e futuro.
Tho è la divinità della salute e della longevità. Lo si riconosce dalla fronte prominente e dalla pesca che tiene fra le mani. La pesca fiorisce soltanto ogni tremila anni e, come si è detto, è simbolo di immortalità. Il pesco, al di là dell’aspetto estetico e simbolico, con i suoi fiori e i suoi frutti, è in realtà al centro di una “costellazione” immaginaria particolarmente feconda.
In passato, era d’uso in Viet Nam apporre sull’uscio di casa due tavolette di pesco (dào phù - il talismano in legno di pesco) con incisioni rappresentanti l’immagine dei geni Than dô (altrimenti detto Than trà) e Uât lũy.
I due perso-naggi rappresentati erano, secondo un'antica leggenda, due fratelli, cacciatori di demoni, che vivevano con le loro truppe sotto un pesco del monte Ðô sóc. Possedevano la capacità magica di vedere i demoni anche in pieno giorno; potevano così sorprenderli ed attaccarli, catturandoli con liane di giunco. Poi, li davano in pasto alle tigri.
Ci dice, in un vecchio libro[7], Chuong Dac Long: "Il Cielo aveva loro affidato la missione di appostarsi dinnanzi a ogni casa, soprattutto nel momento del Têt, per fermare gli spiriti maligni. E gli spiriti ne erano talmente spaventati che era sufficiente apporre sull’uscio di casa la loro immagine per essere al sicuro… Così, i due “geni dell’uscio” venivano disegnati con il volto minaccioso, su fogli di carta rossa…
Le tavolette di pesco, furono così, via via, sostitute da lunghe strisce di carta rossa, simili a quelle ancora oggi in uso per le sentenze parallele. La tradizione delle strisce di carta rossa tuttavia sembra derivare più che dalle tavolette di pesco, da altre pratiche di scrittura propiziatoria, sotto forma di talismano.


                  Il cacciatore di demoni o genio dell’uscio
Non andiamo oltre, per il momento, ricordando tuttavia che esistono interpretazioni buddiste dei vari culti che sono venute a sovrapporsi con il passare del tempo, a pratiche cultuali più antiche.
E’il caso ad esempio del cây nêu. Diffuso soprattutto nella campagne, questo rito prevede che sia apposta davanti ogni casa, una grande pertica di bambù, il cây nêu; come annotava Phan Khe Bính [8] «… viene tagliato un grosso bambù (…); si intrecciano fasci di stoppie cui si appendono sapechi di carta dorata. Oppure, si fissano all’uscio foglie di banano e ananas. Si spolvera (poi) il cortile con calce - disegnando uno scacchiere, un arco, una balestra ecc.. Tutto ciò ha lo scopo di allontanare i demoni che ‘potrebbero portare delle noie». E questa non è che una delle varianti del rito del cây nêu.
Altre interpretazioni pongono l’accento sul fatto che il rito servirà a facilitare il ritorno a casa di Ông Táo o degli avi. Infine, una leggenda buddista narra che si tratterebbe di una particolare prescrizione, legata ad un episodio occorso al Budda, aggredito dai demoni malvagi.


Bibliografia:

Libri e riviste:
HUARD PIERRE, DURAND MAURICE  Connaissance du Viêt-Nam.
École Française d'Extrême-Orient, Hanoi, Imprimerie Nationale, Paris, 1954

HŨU NGOC, Wandering through Vietnamese Culture
The Gioi - Ha Noi 2004

 Mekong notizie dal Fiume e dintorni,
Centro di studi vietnamiti, > Torino/Annate dal 1994 al 2005, passim

Siti web:
http://perso.orange.fr/geza.roheim/html/
http://www.chinesefortunecalendar.com/y2k.htm
________________________

note
[2] HŨU NGOC / LADY BORTON  - Tet Nguyen Dan. Vietnamese Lunar New Year - The Gioi, Ha Noi 2004

[3] Bulletins de la Société d'anthropologie de Paris (1894)

[4] Il termine di Dio o Genio è controverso e per alcuni autori è  questione quasi del tutto irrisolvibile. Al di là della scelta letteraria operata talvolta indistintamente, ma anche per via del fatto che il termine di Dio, cui abitualmente ci si riferisce in Occidente, indica il Creatore, unico e trascendente.
Non è lo stesso per divinità e geni della cosmogonia asiatica. Per farci un'idea della > differenza, secondo quanto raccontava il celebre sinologo Pimpaneau, in una versione del culto, il Dio (o Genio) del focolare era un giovane dall'aspetto seducente le cui avventure amorose con le dame di una celebre Regina madre avevano provocato la collera della sovrana che si era rivolta all'Imperatore di Giada. Questi, si narra, condannò all'esilio sulla terra il giovane seduttore che scelse di diventare genio del focolare, proprio poiché ciò gli avrebbe permesso di vivere in eterno in cucina in compagnia delle donne. Si veda PIMPANEAU JACQUES, Chine - Mythes et dieux, Editions Philippe Picquier, Arles -  1999, pp. 149.

[5] HŨU NGOC, Esquisses pour un portrait de la Culture vietnamienne, The Gioi 1995

[6] Nei dên, templi taoisti del Viet Nam, è facile trovare > tutto l'occorrente votivo per il culto di ông Táo.
A proposito del dên: non è facile orientarsi fra i differenti tipi di costruzioni che un viaggiatore tenderà ad assimilare a edifici religiosi. E' bene tuttavia sapere che tali costruzioni sono sostanzialmente tre:
il dên - luogo di culto dedicato ad eroi nazionali o locali o a geni protettori, come ad esempio i geni del focolare e così via; la sua struttura è simile a quella delle pagode, tuttavia il dên è, in genere, dedicato ad un solo personaggio, talvolta rappresentato attorniato da servitori o parenti prossimi;
il dinh, invece, è la > casa comune, ma anche una sorta di tempio: in genere è la costruzione più rilevante del villaggio;
infine chua, la pagoda, costruita generalmente in legno.
Le pagode del Viet Nam settentrionale ospitano un ricco pantheon taoista e buddista. E', come diremmo in Occidente, la casa di "santi e demoni". Nella cosmogonia vietnamita la costruzione di una pagoda è legata ad una ritualità rigorosa basata  sulla geomanzia, o, meglio, su quel fenomeno, oggi assai diffuso anche nel nostro Paese, che viene definito feng shui in Cina e duong co in Viet Nam.

[7] «Le Têt au Viêt-Nam», in France - Asie, n°68, janvier  1952, pp. 707
>
[8] PHAN KHE BINH, Viet Nam phong-tuc (Murs et coutumes du Vietnam), École Française d'Extrême-Orient,, Adrien Maisonneuve, tome 1, Paris, 1975, pp. 42