
TRENTACINQUE anni di prigione per Kaing Guek
Eav, alias "compagno Duch", l'uomo che con spietata ferocia diresse il
carcere S-21 dove dopo orrende torture morirono 14 mila persone. É
questa, 31 anni dopo la fine del regime dei Khmer Rossi, la prima
sentenza contro un esponente di primo piano della tirannide di Pol Pot
in Cambogia. In meno di quattro anni, tra il 1975 e il 1979, un quinto
della popolazione cambogiana, circa 1,7 milioni di persone, fú
sterminata dai Khmer Rossi.
In quegli anni, Kaing Guek diresse il luogo-simbolo del genocidio: un
centro di torture ricavato nel liceo di Tuol Sleng a Pnom Penh, in cui
morirono suppliziati uomini, donne e bambini.
Ex professore di matematica, il "compagno Duch", oggi vecchio e
malandato, ha ammesso di aver ucciso detenuti e torturato personalmente.
Ma, come hanno fatto prima di lui altri aguzzini in altri analoghi
processi, per discolparsi Kaing Guek ha detto che il suo crimine é stato
soltanto quello di obbedire a ordini che piovevano dall'alto. «Mi sono
ritrovato a servire una banda criminale ma non potevo più tirarmi
indietro: ero come un ingranaggio di una macchina», ha detto più volte.
Duch é stato riconosciuto colpevole di omicidio, tortura e crimini
contro l'umanità. Tuttavia,
visto il "potenziale per la riabilitazione", la collaborazione e il rimorso del condannato, i giudici
hanno mitigato la pena richiesta
dall'accusa, comminandogli
una prigionia limitata nel tempo,
piuttosto che il carcere a vita. Duch ha ascoltato la lettura del verdetto impassibile, mentre in aula i sopravvissuti e le famiglie
delle vittime del carcere S-21 sono
scoppiati in lacrime.
I sopravvissuti hanno anche
protestato perché Duch non
sconterà 35 anni di carcere, visto che il tribunale ha ridotto la sentenza di 5 anni perché era stato
detenuto illegalmente, e di altri
11 per il periodo già passato dietro le sbarre. Alcuni hanno calcolato che fará appena 11 ore di galera per ogni persona uccisa.
Il tribunale sotto l'egida dell'Onu sta adesso considerando
l'idea di aprire un procedimento
contro altri cinque altri quadri del
regime. Deve peró scontrarsi con
le pressioni politiche del premier
Hun Sen, un ex Khmer rosso che
poi disertò, nel cui governo siedono diversi ex funzionari del regime. Quanto a Pol Pot, il sanguinario dittatore conosciuto come
"fratello numero 1", è morto il 15
aprile del 1998. Senza aver mai risposto delle atrocità commesse.
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