|
(SIEM REAP)
In tempi di monsoni le palafitte del villaggio cambogiano di Chey,
perso ai margini delle immense e inquietanti rovine khmer di Angkor-Vat,
sembrano pennoni di barche lasciate alla deriva, tolde di lamiera e legno
sulle cui assi sottili stanno accovacciate coppie di contadini con sette,
otto bambini di diverse età e un fuoco acceso per bollire riso e verdure.
Spesso solo riso.
Am Niwai vive in una capanna in basso, proprio sull'acquitrino formato
dalle piogge torrenziali e dorme in un letto dalle lunghe gambe che lo
salva dall'acqua sul pavimento ma non da quella che filtra dal soffitto.
Il baldacchino che divide con due gemelli, un altro fratello e i genitori
chiude più di metà dello spazio sottostante, rigurgitante di oggetti,
utensili e attrezzi di campagna.
In condizioni più o meno simili vivono gran parte degli studenti delle
nuove generazioni cambogiane nati dopo gli stermini del regime comunista
di POL POT. Ma il quindicenne Am ha avuto la fortuna di essere scelto per
frequentare una scuola d'arte gestita da un'O.N.G. italiana, il CIAI,
riconosciuta dal governo cambogiano e sostenuta dal Ministero della
Cultura e dall'Accademia Reale delle Belle Arti.
La storia di questo bambino e dell'organizzazione che lo sta aiutando a
diventare un musicista classico - sempre più rari in Cambogia - è una
delle più educative e pacificamente rivoluzionarie nel panorama di
desolazione culturale in cui versa il paese, dove intellettuali e
insegnanti, medici e artisti sono stati sistematicamente sterminati
durante gli anni tra il '75 e il '79.
Il CIAI è partito dalla impressionante constatazione che il 90% dei
danzatori, dei musicisti e degli attori sono finiti in qualche fossa
comune con la conseguente scomparsa della memoria storica di arti
trasmesse, ma solo oralmente, di generazione in generazione da maestro a
discepolo.
Il CIAI che gestisce in molti paesi iniziative umanitarie rivolte
soprattutto all'assistenza all'infanzia, ha avuto l'idea di collaborare
con una analoga organizzazione francese, Enfants d'Asie Aspeca, al
recupero di quella memoria oggi considerata dall'UNESCO patrimonio
intangibile dell'Umanità per trasmetterla direttamente ai giovani
cambogiani. Un progetto che ha incontrato subito l'attenzione del
Ministero della Cultura dal quale sono stati scelti i rari insegnanti dei
suoni e movimenti segreti fatti risalire ai maestri indiani e alle
successive elaborazioni della cultura autoctona animista e buddista dei
khmer.
Am, grazie a tante fortunate circostanze ha potuto prendere lezioni di
musica da una di queste leggende viventi, SIEN SAN, un ometto basso e
umile di 55 anni che non ha mai imparato nient'altro che i pezzi del
repertorio classico "pin peat", l'orchestra ritmica di tamburi e
metalli che presuppone la perfetta conoscenza da parte di ogni strumento
del punto di armonia nei tempi e nei toni con il resto del gruppo. Solo il
maestro è per il momento in grado di dominare tutti gli strumenti, ma Am
spera che un giorno, quando si sarà impadronito del segreto, inizierà a
suonare il cerchio di gong "Kong Touch", lo xilofono detto "Roneat
Ek", l'oboe "Sralay" e magari dirigere una sua orchestra per
celebrare, nella pagoda del villaggio; matrimoni e battesimi, funerali e
giorni sacri del calendario buddista.
I ritmi tradizionali che ormai vanno scomparendo in tutto il paese
risuonano per ore oltre il giardino del complesso CIAI lungo la strada che
porta al più vasto sistema di templi hindu dell'Asia e forse del mondo. Il
laboratorio di Am è solo uno dei tanti che ogni giorno si alternano con
classi diverse di età e, soprattutto, di bravura. Sono quasi in 150,
danzatori, danzatrici e musicisti tra gli otto è i 16 anni ad alternarsi
nei grandi saloni degli edifici stile indocinese che spiccano col loro
rosso vermiglio tra prati umidi d'un verde accecante. Vengono tutti dalle
famiglie più povere della periferia di Siem Reap, una cittadina che col
turismo di Angkor Vat, da pochi anni relativamente sicuro, è diventata
polo di attrazione culturale per l'intero paese.

Sono due delle danzatrici più celebrate ai tempi dei Balli di Corte,
spesso trasmessi dalle prime tv, che oggi insegnano loro i passi e i
movimenti magici degli Apsara, danzatori maschili e femminili e degli Yaki,
gli spiriti protettori dall'aspetto feroce. Le due donne, che hanno
superato con grazia e freschezza i sessanta anni, non vivono d'altro che
della loro arte. Madame Sokham alloggia in una misera capanna come i suoi
studenti e ogni giorno si trasforma con loro nella divinità elegante e
piena d'ornamenti che danza in onore del Buddha e del monarca. Da bambina
aveva vissuto alla Corte del reè Norodom finché sua nonna, una delle
decine di concubine, non fu trasferita all'estemo del Palazzo per far
posto a un'amante più giovane. Grazie al suo status, riuscì comunque ad
entrare nell'esclusiva Accademia Reale di Balletto classico. Un privilegio
che poteva costarle caro durante le epurazioni di artisti del regime di
Pol Pot che obbligò tutti a tornare contadini.
Le sue mani e le dita flessibili esercitate a ripiegarsi nei gesti rituali
della danza, il portamento e il carattere erano un segno evidente di poca
dimestichezza con la terra. «Sarei stata uccisa — racconta — se un leader
locale dei khmer rossi, amante della danza classica, non mi avesse
nascosto nella sua casa senza che potessi mai uscire». Subito dopo
l'arrivo dei "liberatori" vietnamiti, Madame Sokham — riconosciuta per
strada come un'eroina per le sue apparizioni televisive ai tempi del re —
tornò subito a Phnom Penh e scoprì che l'Accademia Reale cercava
urgentemente lei e tutti gli artisti sopravvisuti per ricostruire il corpo
di Ballo e soprattutto il legame con la tradizione. Ma gran parte di loro
aveva dimenticato molte delle difficili posture e dei repentini movimenti
del viso e delle mani che caratterizzano le danze degli Apsara.
Tutte tranne Kim Borann, nipote di un'altra concubina del re, "assoldata"
dalla scuola del CIAI, che durante le lunghe e paurose notti degli anni di
PolPot danzava senza emettere suoni dietro la zanzariera che la divideva
dagli altri "compagni". Kim oggi è una donna benestante, ma cuce
personalmente i bottoncini d'oro sulle camicie candide dei danzatori che
si trasformano in esseri del cielo fino a identificarsi completamente
nella nuova dimensione lontana dagli acquitrini e dai campi di riso.
Il progetto è per statuto destinato infatti ai bambini più poveri — una
rivoluzione culturale in un settore esclusivo per principesse e concubine
— con l'unico requisito
di dover essere sufficientemente dotati dello spirito di una musa
dell'arte chiamata Pis Nokar che anima i corpi e le menti al momento della
danza o del suono. «Il CIAI ha pensato che servissero futuri
ritrasmettitori di una conoscenza antichissima — spiega Emanuela Minniti,
responsabile dell'organizzazione che ha diversi altri centri specializzati
in diversi campi dell'educazione in Cambogia — e offrire questa
opportunità al maggior numero di bambini possibile, non solo a una casta
di eletti del Palazzo».
Per poter sostenere il progetto, affidato alle cure di un'etnologa che
parla khmer,la franco-spagnola Marie Christine Uguen, il CIAI raccoglie le
sponsorizzazioni per il
mantenimento dei giovani artisti anche nelle scuole pubbliche sotto forma
di sostegni a distanza. Ma i soldi raccolti finora grazie a istituzioni
bancarie filantropiche italiane già non bastano a soddisfare le richieste
per arrivare a conquistare questo grande privilegio, che darebbe un
mestiere a centinaia di bambini nelle future scuole di danza o nelle
catene di alberghi che sorgono come funghi attorno allo splendido
complesso di templi hindu e buddisti costruiti tra il IX e il XIII secolo.
Angkor Vat per la Cambogia è molto più che una fonte di valuta estera
grazie al turismo. E' la culla della civiltà di un popolo che ricerca tra
quelle rovine la propria identità religiosa e culturale. E infatti proprio
le 1700 diverse figure di Apsara, scolpite magistralmente nelle loro pose
plastiche su mura e colonne, hanno permesso di riavvolgere il nastro della
storia che Kim Borann trasmette ai suoi allievi. I ragazzi e le ragazze
diventano presto capaci di muovere le mani e il collo, le gambe e gli
occhi in un alternarsi impercettibile di figure statuarie che sedussero un
visitatore cinese attorno aliamela del 1300, quando vide gli Apsara
danzare nei fasti di un corteo snodato nelle foreste in onore
dell'imperatore divino Jayarvarman, Signore e amante di una buona parte
delle centinaia di danzatrici-concubine, tradizione adottata anche dalle
generazioni di re successive fin a Sianhouk.
La scuola "laica" delle ONG italiana e francese si caratterizza anche per
questo risultato collaterale e importante, come lo definisce la curatrice
del progetto Marie Christine, ovvero l'abolizione di sistemi feudali, che
ancora in altre forme persistono, e la scolarizzazione di bambini
destinati altrimenti al solo lavoro dei campi. L'idea del CIAI è comunque
che non si possa far pesare sulle famiglie una iniziativa umanitaria, e
parte dei soldi sono investiti per compensare il mancato apporto del
minore all'economia domestica. Una goccia nel mare di un destino segnato
per gran parte dei cinque nuUoni di bambini sotto i 15 anni poco
scolarizzati e malnutriti che costituiscono un terzo della popolazione
nazionale. Ma anche la goccia dell'adozione a distanza di un piccolo
artista significa aiutare un essere umano a diventare un uomo migliore.

Gli orfani della guerrae
dei khmer a scuola di spettacolo per dimenticare
IL
PROGETTO della scuola d'arte di Siem Reap è il più recente di una serie
di iniziative del Ciai per l'assistenza all'infanzia in Cambogia. La
città dei bambini di Battambang è un complesso dove sono ospitati
soprattutto gli orfani e i mutilati dalle mine della guerra, finanziato
coi proventi di un concerto di Pavarotti and friends che ha pagato anche
la costruzione di un'ala della scuola d'arte.
A Phnom Penh la ONG costituita nel 1968 per i diritti dell'infanzia
gestisce un centro per sostenere 140 bambini di un orfanotrofio
governativo e un centro di recupero dei bambini di strada. A Pailin,
sede dei residui khmer rossi, aiuta le famiglie per impedire lo
sfruttamento del lavoro minorile.
Principalmente i fondi vengono raccolti con il sostegno a distanza che
costa 310 euro l'anno e con le donazioni private nelle quali va indicata
sempre la destinazione dei soldi.
Per conoscere nei dettagli le attività del CIAI in Cambogia e altrove si
può andare al sito www.ciai.it. spedire una
mail a raccoltafondi@ciai.it o telefonare allo 02848848841. Il numero di
conto corrente per i versamenti è intestato
a "Ciaionlusbancaeticamilano", c/c bancario 160160, codice Abi 5018, Cab
01600.
|