Claudio Bussolino
PERCHÉ UN VIAGGIO IN VIET NAM?
Fino a cinquanta anni il nome Viet Nam era praticamente sconosciuto in Italia.
Fece la "prima"dei quotidiani solo nella primavera del 1954 quando grossi titoli annunciarono che i paracadutisti francesi e gli uomini della Legione Straniera si erano dovuti arrendere in uno sconosciuto posto chiamato Dien Bien Phu ad un ancor più sconosciuto generale di nome Vo Nguyen Giap.
Si seppe poi che dopo questa sconfitta militare la Francia abbandonava quel lontano paese il cui presidente della Repubblica era un certo Ho Chi Minh.

Venti anni più tardi quei nomi erano ormai noti a tutti. La "guerra del Viet Nam", persa dagli Americani, fu il primo evento della storia che grazie olle riprese televisive, spesso in diretta, ebbe una vera risonanza mondiale e non ci fu casa in cui non entrarono quelle sconvolgenti immagini di morte e distruzione che resero familiari i nomi di Hanoi, Danang, Saigon.

Venne poi la pace e si schiusero le frontiere. Fu sicuramente la curiosità a muovere i primi viaggiatori, che avevano ben poco materiale a disposizione per saperne qualche cosa di più su quel paese di cui avevano conosciuto il nome solo attraverso i reportage di guerra.

Ricordo lo stupore di quelle persone quando, dopo aver visto il corpo di Ho Chi Minh imbalsamato nella teca del Mausoleo, varcavano la soglia del tempio di Tran Vu e si trovavano immersi nel mistico silenzio di una scura sala velata dai fumi dell'incenso attraverso i quali appariva il bronzeo volto del gigantesco genio. A Danang, le immagini delle carcasse di blindati e la distesa di terra bruciata dal napalm ancora rammentavano a tutti la guerra e nessuno poteva immaginare di trovare subito dopo le raffinate immagini di danzatrici scolpite nella pietra degli altari conservati nel museo Cham. A Saigon, gli occhi di tutti andavano a cercare il massiccio edificio della ex-Ambasciata americana, ma il vero animo del popolo vietnamita lo sentivano poi aleggiare fra le spirali di incenso, le ceramiche e gli altari della pagoda Thien Hau a Cholon.

Questo accadeva più di venti anni fa. Farebbe piacere pensare che questo stesso entusiasmo per la scoperta di qualche cosa di non conosciuto e di inatteso possa cogliere anche il viaggiatore che oggi arriva in Viet Nam, pur se questi già sa quanti tesori d'arte e quali bellezze naturali il paese tiene in serbo.

Oggi, purtroppo, i tempi sono ormai talmente accelerati che non sono molti i giorni che generalmente possono essere dedicati alla visita di una terra che inviterebbe invece a percorrerla con i tempi di quei giramondo dell'Ottocento che si spostavano su velieri e carrozze a cavallo.

D'altra parte, rileggendo queste pagine mi sono reso conto di quanti sono i luoghi di cui ho fatto solo un breve accenno e quanti altri ho anche ignorato. Non sono sicuramente fra i siti più importanti, ma sono purtuttavia luoghi che meriterebbero una sosta, anche senza avere il "mal d'Asia" o particolari interessi di carattere etnologico od artistico. Anche nello scrivere, quindi, si subisce la necessità di concentrare le informazioni e le indicazioni, per il valore che comunque queste possono avere.

Dopo il mio primo viaggio in Viet Nam, ci sono ritornato non so quante volte. Molti sono i paesi nel mondo che però meritano di essere visitati e conosciuti. Non invito quindi nessuno a ripetere questa mia "monomania indocinese" che mi ha portato anche a vivere stabilmente in Cambogia. Mi auguro però che queste modeste note possano aiutare il viaggiatore a percorrere il Viet Nam, conoscerlo, apprezzarlo e ripartirne, non con il progetto, ma anche solo con un tenue desiderio di forse ritornarci per rivedere meglio quanto già ha visto e scoprire quanto ancora non ha potuto vedere.
Claudio Bussolino