Alimenti esotici o esoterici?

Vino di palma fermentato nella saliva delle anziane del villaggio.
Ratti fritti.
Formiche al cioccolato.

Breve viaggio in un campo dove nessuno ha la ricetta giusta.

di Anna Lombardi - il Venerdì di Repubblica - 16 dicembre 2005

«Il culatello di Parma? È meglio della renna affumicata». Subito dopo aver ottenuto l'Autorità alimentare europea, Silvio Berlusconi portò la politica in cucina con una delle sue gaffe più celebri.
Pochi mesi dopo anche il presidente francese Jacques Chirac beffeggiò la cucina di Helsinki definendola «la peggiore del mondo, insieme all'inglese».
Gli educati finlandesi si limitarono alle proteste: ma in occasione dell'ultimo G8, gli inglesi si presero una piccola vendetta servendo Haggis, tipico piatto scozzese fatto con cuore, intestino e altre interiora di pecora, bollite con verdure.
No, neanche l'Europa unita riesce ad abbattere le barriere culturali del gusto. Alla faccia della globalizzazione: ciò che in un paese è prelibato, può fare orrore al vicino.
Allan Bay nel suo ultimo libro "Le ricette degli altri" (Feltrinelli) affronta la questione manichea «buono/orrido» appellandosi al relativismo culturale: «Quel che veramente conta» sostiene, «è l'esecuzione».
In Gran Bretagna la Good Food Guide 2006, guida ai migliori ristoranti Inglesi, quest'anno ha una prefazione del documentarista Michael Palin, che racconta i momenti più difficili dei suoi viaggi: a tavola.

«Spesso» spiega «non è il sapore a disgustare, quanto il pensiero di quel che si consuma». Un esempio? Il vino di palma bevuto in Perù: «Ottimo fino a quando ho scoperto che fermentava diversi mesi nella saliva delle anziane del villaggio».

In Rete decine di forum discutono su «qual è il più strano/peggior cibo assaggiato» ma fare una classifica dei cibi più sgradevoli al mondo è impossibile. A voler proprio stilare una casistica generale, però, l'esperienza che fa più orrore a tavola è quella di affondare la forchetta in un animale vivo.
Se si muove è buono: il gourmet cinese si sintetizza così, e può variare dal cervello di scimmia viva (pasto di Indiana Jones in una delle sue avventure) al serpente presentato arzillo e poi decapitato, squamato e servito.

Serpente, scimmia e cane vanno forte anche in Vietnam: cotti, però.

In alcuni remoti villaggi giapponesi si usa onorare gli ospiti servendo pesce freschissimo appena tagliato: sussulta, perché ancora vivo, appena si prova a portarne via un boccone, tant'è che un gesto pietoso può essere affogarlo in salsa di soia.

E provate a ordinare agnello nel deserto nord africano: sentirete un attimo dopo il belare disperato dell'animale che sta per essere servito. E aspettatevi il boccone più prelibato: l'occhio.

A mettere insieme tutto quel che on line i viaggiatori affermano di aver assaggiato viene fuori un menu degno di Fear Factor, il reality show Usa che sfida i concorrenti in competizioni disgustose. Dall'aperitivo al dolce. Sorseggiate vino di riso con topolino (Cina) o tequila al verme (Messico). Accompagnate con piccoli ratti di risaia fritti (Cambogia) e Hormigas Culonas, formiche giganti tostate o coperte di cioccolato (Colombia). La zuppa di occhi di animali da latte (Kyrgyzstan) può essere supportata dal sashimi di pollo (Giappone) in salsa di coccodrillo
(Australia). A seguire? Magari un contorno di Orchidee (Buthan) e vermi del bamboo (Laos).

Non mancano i dolci: caramelle allo scorpione (Cina), sanguinaccio (Italia), ciascuno da gustare con una tazza di
Weasel coffee, chicchi di caffé masticati e rigurgitati dalle donnole (Vietnam).

Il problema, sarà trovare un digestivo...