Alleanze vincenti
 

L'agopuntura abbinata ai tarmaci contro il mal di testa.

L'astragalo assieme all'interferone per  combattere la leucemia.

E poi: piante, funghi,  tecniche orientali...

 

A settembre parte il primo master  italiano che integra cure occidentali e medicina  cinese. Con docenti madrelingua

 

DOTTORE VADA A LEZIONE DAI  MEDICI  CINESI

(di Sara Gandolfi – Magazine del Corriere della Sera – 13 luglio 2006)

 

«LA RADICE DELLA VITA, della nascita e di tutti i mutamenti è il Qi. La moltitudine delle cose che sono nel cielo e sulla terra, tutte obbediscono a questa legge».

Parola dei Ching, il Codice della medicina ai tempi dell'Impero Celeste. Il punto di partenza, e d'arrivo, della medicina tradizionale cinese sta qui: in quell'energia cosmica (o Qi) che regola l'universo e deve scorrere con regolarità all'interno del corpo  umano per assicurarci salute e benessere.

 

Antica di secoli - c'è chi la fa risalire al III secolo avanti Cristo - questa   medicina empirica d'agopuntura e decotti d'erbe ha lentamente conquistato e diviso anche gli animi dei moderni occidentali. Da un lato chi credeva nelle sue proprietà terapeutiche e di prevenzione, dall'altro chi rimaneva a dir poco scettico.                      

I tempi sono cambiati. I cultori della   medicina cinese sono usciti da oscuri   laboratori di cui ben poco si sapeva e oggi insegnano in grandi campus - a Pechino, Shanghai, Nanchino - dove le secolari terapie sono sempre più spesso valutate e sperimentate secondo le regole della moderna scienza medica. E ora l'Occidente, Italia in prima fila, è pronto a muovere un passo in più: integrare il sapere d'Ippocrate, con cui è cresciuta la nostra medicina, con terapie apparentemente lontane che hanno però dimostrato la loro sicura efficacia.

In pratica, imparare a curare l'emicrania con l'agopuntura e, dove questa non arriva, utilizzare i triptani creati nei laboratori dell'industria farmaceutica.

Oppure, associare i chemioterapici e i nuovi medicinali biotech con un fitoterapico cinese come il ganoderma lucidum o Ling Zhi, che tonifica e incrementa il Qi nel sangue, rimuove le tossine e allevia la fatica. O ancora lottare contro la leucemia con la radice d'astragalo o Huang Qi, che drena i liquidi e aumenta la resistenza alle malattie, affiancandolo all'interferone.

Lo stesso principe Carlo d'Inghilterra ha di recente suggerito, nel suo intervento all'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), che i governi dovrebbero sostenere un «sistema sanitario integrato» che associ terapie convenzionali e alternative, con una probabile riduzione dei ricoveri e della spesa sanitaria. L'Università degli Studi di Milano fu tra le prime in Europa ad aprirsi alla medicina tradizionale cinese, nell'ormai lontano 1973. E non è un caso se proprio nelle sue aule, dal prossimo settembre, prenderà il via il primo esperimento didattico in Europa di medicina integrata cinese-occidentale.

«Un master riservato ai laureati in Medicina e Chinirgia, promosso dal ministero della Salute, in collaborazione con il Ministero dell'Università e della ricerca scientifica e l'agenzia di Stato cinese per la medicina tradizionale», spiega il professor Umberto Solimene, direttore del Centro referente dell'Oms per la medicina tradizionale e promotore dell'iniziativa.

«L'obiettivo è di fornire agli studenti l'opportunità di comprendere le basi culturali e teoriche della medicina

tradizionale cinese». Si studieranno i tre cardini terapeutici - agopuntura, fitoterapia e tecniche complementari (ginnastiche, tecniche di rilassamento e di massaggio, ginnastiche mediche) – e le loro applicazioni per la cura delle malattie più comuni.

  

IN STAGE A NANCHINO

Maestri d'eccezione saranno alcuni docenti cinesi che, al fianco di colleghi italiani, illustreranno in dettaglio anche l'approccio clinico alle più comuni malattie, sulla base delle ormai numerose evidenze riscontrabili nella letteratura scientifica, e i meccanismi d'azione delle diverse procedure terapeutiche.

La sfida, non dichiarata ma implicita, è quella di riuscire a sviluppare con il tempo programmi di ricerca comuni, in campo medico, fra Italia e Cina. E creare così un ponte fra giovani generazioni di medici che faccia uscire dall'ombra agopuntura & C. anche nel nostro Paese, aprendo magari nuovi mercati commerciali reciproci.

«Nel corso dell'anno gli studenti svolgeranno alcuni stage pratici in quattro centri lombardi che hanno già inserito ufficialmente la medicina cinese nei propri reparti come il Policlinico milanese (centro del dolore con agopuntura). Ospedale Sacco (odontostomatologia), Ospedale di Lecco (idropuntura come analgesico in sala parto) e Ospedale di Mortara», spiega Solimene.

«Ma il vero punto di forza del master sarà, a fine anno, lo stage "sul campo" di un mese, presso l'Università di Medicina tradizionale cinese di Nanchino».

 

DAL MALATO ALLA PERSONA

Nell'antica capitale di sei dinastie imperiali cinesi sorge un enorme campus di 100 ettari formato da tredici college, con 600 docenti e ricercatori, e oltre 12.000 studenti provenienti da ogni angolo della Cina, e recentemente anche dall'estero  (perfino  dalla  «rivale» Taiwan).

Gli enormi palazzoni grigi costruiti a metà anni Cinquanta in puro stampo comunista, e i dieci ospedali affiliati, ospitano uno dei più grandi poli di ricerca della Repubblica popolare che, spesso in competizione con Shangai e Pechino, sta cercando di conquistarsi la sua fetta di notorietà (e di mercato) nel mondo accademico occidentale.

«C'è una nuova generazione di professori e agopuntori che spinge per modernizzare la medicina tradizionale cinese, darle una forte base scientifica, per esempio attraverso moderni metodi d'analisi e di validazione dei fitofarmaci», spiega Solimene.

La maggior parte dei  fitoterapici cinesi, che impiegano le proprietà farmacologiche delle piante medicinali, infatti, non è ancora stata sottoposta a una seria valutazione scientifica.

E se l'obiettivo dei cinesi, oggi, è quello di vendere i propri prodotti in Europa, è necessario che essi passino i test clinici e dimostrino, oltre ogni possibile dubbio, la loro efficacia e la non tossicità.

«Vanno filtrati, e importati soltanto se c'è la garanzia che essi seguano i criteri di scientificità imposti dalla regolamentazione della Comunità europea», conclude il professore milanese.

Dalle aule di Nanchino arriva un'importante lezione per i nostri giovani medici, che ci riporta agli albori della diagnostica occidentale e a una visione olistica che pone al centro di tutto l'uomo. «Il malato è per la medicina cinese prima di tutto una persona, e non un male da curare. L'approccio è globale: c'è sempre un'attenzione molto dettagliata all'anamnesi e alla "fisicità" del paziente. Si guarda la lingua, l'olfatto, il  colore della pelle e degli occhi, come si muove e respira, come stringe la mano.

Alcuni medici valutano ancora perfino il sapore delle urine», spiega Solimene.

«Anche noi, medici occidentali, dobbiamo tornare a prestare maggiore attenzione, osservandoli attentamente, ai segni fisici di una persona».