IL MESTIERE DELLE ARMI

VIET NAM 2007: L’AGENTE ARANCIO UCCIDE ANCORA
Sandra Scagliotti [1]

Nel nostro Paese, L’Asia del Sud-Est e, soprattutto il Viet Nam, costituiscono, aree politico-culturali trascurate, sia nell’ambito della moderna asiatistica, sia nel campo dell’ informazione. Per contro, avvicinarsi alla conoscenza di questo angolo del continente asiatico, è imprescindibile non solo per attrezzare il nostro bagaglio di informazione su di un Paese che registra oggi grandi successi economici, ma anche per meglio comprendere il presente e la complessità del mondo in cui viviamo in relazione ad un’area che sempre più si rivela degna di attenzione per l’Occidente - e non solo per investitori e i turisti. Il Viet Nam - paese di ricca e antica cultura - ha celebrato nel 2005 due date importanti: i trent’anni della liberazione di Sài Gòn e i 60 della proclamazione della Repubblica. A tanti anni di distanza, questo Paese, grande press’a poco quanto l’Italia  - ma con una popolazione di circa ottanta milioni di abitanti - prosegue un’esperienza sociale ed economica di grande interesse. Se alcuni risultati economici appaiono  sorprendenti e, se è vero che il Viet Nam non ha perso la pace, come talune Cassandre dell’Occidente hanno spesso ipotizzato, è pur vero che numerosi problemi permangono oggi irrisolti. Fra questi, la gravosa eredità di un conflitto che non è finito col silenzio delle armi -  perché, non sempre le guerre finiscono quando tacciono le armi - ; ne è prova il tormentato caso dell’agente arancio - agente chimico con cui fu irrorato il Viet Nam - che da quattro generazioni continua a mietere vittime.

 Il Việt Nam si trova al limite di una nuova era: se istruzione, formazione, modernizzazione delle campagne e lotta risoluta alla corruzione sono le sfide-chiave messe in luce dall’ultimo Congresso del PCV, sul piano economico il Paese è impegnato sulla via della diversificazione e di una produttività esacerbata, corrispondente alla domanda dell’esistente mercato di esportazione. Negli anni Novanta il Viet Nam ha raggiunto un tasso medio di crescita annua superiore all’8% e nel 2004 si è affermato come quarto paese al mondo per crescita economica. Considerato il più dinamico Paese del Sud Est asiatico dalla Banca d’affari Merrill Lynch, il Viet Nam (dove l’economia privata concorre al 40% del Pil) - ha mostrato di saper far fronte alla povertà ed ai bisogni essenziali della popolazione, dando prova - come segnala il rapporto UNDP 2005 sullo sviluppo umano - del fatto che il progresso rapido adeguato è possibile. Tuttavia, numerose sono ancora le sfide con cui la dirigenza vietnamita deve confrontarsi. Una di queste è il necessario sostegno per le vittime dell’agente arancio che, a oltre trent’anni di distanza soffrono ancor a le conseguenze di un atroce crimine contro l’umanità.  

“Che mai più vi siano guerra come quelle di Hiroshima, del Viet Nam, dell’Iraq; che mai più vi siano guerre in alcuna  regione del mondo.“ - scrive in un accorato appello Nguyen Thi Binh, celebre esponente politico e presidente onorario della VAVA - (Vietnam Association For Victims of Agent Orange, Associazione vietnamita in favore delle vittime dell’agente arancio). La signora Binh chiede giustizia per le vittime e, invita ad unirsi alla sua lotta per la pace e l’eliminazione di ogni guerra chimica, ogni arma di distruzione di massa o altra sofisticata arma moderna: “i Vietnamiti - dice - non si piangono addosso, ma si rimboccano le maniche nei ‘villaggi della pace’ che ospitano le vittime e promovendo, di concerto con il governo e la Croce Rossa del Viet Nam, azioni  di informazione ed anche azioni legali, con il supporto di associazioni internazionali” - fra cui l’Associazione France -Viet Nam e quella Italia-Viet Nam…

 

Cos’è l’agente arancio
La questione dell’agente arancio prese configurarsi nel 1961, quando l’amministrazione americana autorizzò l'utilizzo di agenti chimici in Viet Nam con lo scopo di impoverire la fitta vegetazione, lasciando i combattenti vietnamiti privi di nascondigli e cibo. Si tendeva, in altri termini, da un lato, ad eliminare la copertura vegetale per impedire ai combattenti vietnamiti di nascondersi e, in secondo luogo, a distruggere i raccolti per affamare la popolazione. Prodotto da numerose industrie chimiche statunitensi, fra cui  Monsanto e Dow Chemical, l’agente arancio veniva utilizzato già negli anni Quaranta con scopi civili e percentuali di diossina assai meno elevate di quelle che poi furono utilizzate sul suolo vietnamita. I defoglianti impiegati in Viet Nam erano costituiti soprattutto dall'«agente arancio» che conteneva diossina, una delle sostanze più tossiche conosciute dall’uomo. L’agente arancio è in realtà una micidiale miscela di due acidi, il cui sotto-prodotto principale è appunto la diossina. Si tratta, nonostante l’appellativo, di una sostanza incolore, che deve tuttavia il riferimento ai fusti da 200 litri, nei quali veniva trasportata e che venivano dipinti di color arancione per differenziarli da altri erbicidi. La diossina, essendo poco solubile, resistente al calore e non biodegradabile, permane per decenni nell’eco-sistema; sebbene siano trascorsi più di trent’anni dall’epoca delle irrorazioni, vaste foreste ed aree coltivate del territorio vietnamita, continuano oggi ad essere totalmente prive di flora e fauna. Si consideri che questi terreni furono «trattati» in media cinque volte: alcune zone ricevettero fino a dieci irrorazioni successive. Il 10% della superficie del Viet Nam meridionale e il 50% delle foreste di mangrovie furono contaminati.

Tra il 1961 e il 1971, l'aviazione americana effettuò massicci spargimenti di defoglianti sul Viet Nam; i dati raccolti nel 1974 dall’Accademia delle Scienze americane, in seguito alle prime indagini, sull’uso dei defoglianti e sul loro impatto, sono da oggi ripensare - segnala uno studio condotto da Jeanne Mager Stellman della Columbia University di New York, poi  pubblicato in sintesi sulla rivista inglese Nature[2]. La studiosa, in base a più recenti indagini condotte dal suo staff, afferma che la quantità di erbicida irrorato fu ancor più massiccia di quanto denunciato in precedenza. Con il ricorso a più attuali strumenti  statistici, e sommando l'uso dell'agente arancio con quello di altre sostanze chimiche (come l'Agente porpora e l’Agente rosa), Mager Stellman rende noto che anche il numero delle persone esposte è certamente superiore alle stime precedenti, giungendo a coinvolgere da 2 a 4 milioni di individui. Se furono circa tremila le persone contaminate in seguito ad esposizione diretta, a questa cifra si deve aggiungere il computo delle  vittime della “catena del contagio” e degli”effetti collaterali”: negli organismi umani la diossina penetra e colpisce i tessuti adiposi, attraverso la respirazione, il contatto e l’assunzione di cibo. Viene trasmessa con il ciclo riproduttivo, attraverso la placenta e il feto, attraverso il latte materno o  il Dna dei genitori. Lo studio americano - che consente di delineare, con buona approssimazione, una mappa delle incursioni aeree, dei luoghi colpiti e del numero delle persone esposte - è stato condotto sulla base di un sistema incrociato di verifica che ha valutato anche i resoconti dei piloti degli elicotteri americani preposti all’irrorazione (una sorta di sintetico pro-memoria che essi vergavano al termine di ogni missione). Questi resoconti, comparati con i dati generali, gettano nuova luce sulla questione Agente arancio.

 

L’impatto sociale dell’agente arancio

La contaminazione da agente arancio corrispose ad un’autentica catastrofe sanitaria e ambientale per il Viet Nam; una catastrofe i cui effetti ancora oggi perdurano, poiché, come si è detto, la diossina si degrada in tempi lunghi e si integra nella catena alimentare. Alcuni studiosi hanno ipotizzato un legame fra l'esposizione alle sostanze chimiche utilizzate durante la guerra e le malattie diffuse oggi nel paese (tumori, malattie della pelle e del sistema nervoso, complicazioni respiratorie, anomalie nei nuovi nati).[3] Ancora oggi, in Viet Nam, intere famiglie sono affette da malattie gravi, cancro e handicap; ancora oggi, 200.000 bambini costituiscono la terza generazione di vittime colpite da malformazioni e disfunzioni gravi del sistema immunitario e nervoso.

Porre la  questione esclusivamente in termini medico-sanitari tuttavia è riduttivo, sostengono le associazioni che in Viet Nam operano sul tema dell’agente arancio. La produzione di esami del sangue e del latte materno che rilevano la presenza di sostanze chimiche han-no costi elevatissimi e non sempre è possibile poterne disporre. Gli effetti dell' agente arancio, per contro, sono facilmente desumibili dalle storie delle singole famiglie colpite: è il caso, ad esempio di coppie in cui il coniuge ha combattuto nel conflitto anti-america-no:da queste unione nascono talvolta figli sani che, tuttavia, raggiunta l’ado-lescenza, sviluppano malformazioni

Le azioni legali, intraprese sia dai viet-namiti sia dai reduci americani, rivolte contro il governo degli Stati Uniti per aver utilizzato armi chimiche nel corso del conflitto, hanno dato scarsi risulta-ti. Al momento, gli unici ad essere stati risarciti, sono i 40.000 ex-combattenti statunitensi che hanno citato in giudi-zio i grandi colossi chimici americani coinvolti, ritenuti colpevoli di aver prodotto il diserbante nocivo per l’uo-mo. All’inizio del 2004, l’Associa-zione vietnamita per le vittime dell’a-gente arancio (VAVA), con l’aiuto le-gale di avvocati statunitensi, provò ad intentare la medesima causa, ma, para-dossalmente, lo stesso giudice che ave-va accordato il risarcimento (180 milioni di dollari) ai veterani america-ni, si pronunciò in sfavore dei veterani vietnamiti, dichiarando inammissibile la causa intrapresa. Le multinazionali imputate per il caso orange, - si legge nella sentenza - non hanno violato nes-suna legge statunitense o internazio-nale; il fatto che le malattie siano state contratte da persone esposte all’agente - si afferma ancora - non rappresenta una prova sufficiente. Per le vittime dell’agente arancio, la speranza di otte-nere giustizia appare quindi remota. Dopo essere state chiamate in causa, Monsanto ed altre aziende coinvolte (sono in tutto 36), hanno indicato il governo degli Stati Uniti, come vero responsabile dell'utilizzo «improprio» del diserbante e dei danni conseguenti. In risposta, il dipartimento di giustizia americano ha chiesto alla corte federale di rifiutare l'azione legale: aprire i tribunali alle istanze avanzate da ex-nemici - si leggeva in una nota diffusa allora - avrebbe potuto rappresentare una seria minaccia al potere presidenziale di «operare in teatri di guerra». [4]

 

Informazione ed azione giuridica.
La storia recente che unisce Europa e Viet Nam.

La questione dell’agente arancio concerne i temi dello sviluppo e coinvolge differenti ambiti: uma-nitario e sanitario, socioeconomico, ambientale, politico e giuridico. Un altro aspetto è quello del-l’informazione. Ad oggi la questione dell’agente arancio, resta ancora misconosciuta dall’opinione  pubblica. Tuttavia, da qualche tempo, alcune associazioni vietnamite, di concerto con organismi europei, hanno intrapreso una poderosa azione di informazione, inaugurata nel 2005, in occasione delle celebrazioni del trentennale della fine della guerra. Il 30 aprile 2005, ha infatti preso avvio la Campagna mondiale di sensibilizzazione sui danni dell'agente arancio - guidata dall’Associazione France-Viet Nam. In numerose città del mondo - da Tokyo a New York, da Copenhagen a Sidney, da Parigi a Londra, Amsterdam e, per l’Italia, a Torino (sotto l’egida dell’Ass. nazionale Italia-Vietnam) - si sono così tenute, in contemporanea, manifestazioni in favore delle vittime dell'agente arancio, a riprova di una solidarietà internazionale mai sopita che, da trent'anni cerca di mantenere vivo il ricordo di un crimine compiuto contro l'umanità. Un’iniziativa per ricordare che, “a trent'an-ni di distanza, intere famiglie soffrono ancora degli effetti delle armi chimiche usate dagli America-ni in suolo vietnamita dal 1961 al 1971[5]. Le iniziative mondiali dell'aprile 2005 hanno promosso un’ azione simbolica per celebrare la pace e la nuova prosperità del Viet Nam, con la finalità di so-stenere l'Associazione vietnamita delle vittime dell'agente arancio/Diossina che ha intentato una causa contro le industrie chimiche americane e fatto appello affinché un aiuto sociale e sanitario sia apportato a tutte le famiglie colpite. A queste manifestazioni ne sono seguite altre che hanno dato origine al Lien VietNam/Viet Nam link, una rete di nove associazioni europee di amicizia con il Viet Nam che annovera Francia, Olanda, Danimarca, Spagna, Svizzera, Belgio, Regno Unito e l’Italia[6] ed esegue un costante monitoraggio della questione. Mentre scriviamo, nell’aprile 2007, il Lien Viet Nam, raccogliendo l’invito della VAVA, promuove la sua più vistosa iniziativa: l’Appello Interna-zionale dei giuristi per la responsabilità degli Stati Uniti e la petizione di sostegno che l’accompagna: un appello in cui sette noti giuristi chiedono agli Stati Uniti di riconoscere la loro responsabilità verso il Viet Nam, per lo spargimento dei defoglianti[7] ed una petizione di sostegno popolare all’azione giuridica.[8]

“Il capitolo finale di questa tragedia - si leggeva qualche tempo fa sul Bangkok post - [9] non e’ ancora stato scritto; le sofferenze dovute all’uso dell’Agent Orange - documentate in molti rapporti redatti da fonti indipendenti - continuano e, se questi rapporti sono corretti, continueranno certamente ad essere presenti nelle vite delle prossime generazioni non ancora nate. I Vietnamiti non rivendicano un preciso ammontare economico a scopo di risarcimento: se il loro appello venisse accolto tutti i beni delle 30 industrie chimiche non sarebbero comunque sufficienti a risarcire il danno compiuto. Ogni risarcimento avra’ un valore puramente simbolico, come riconoscimento di un danno compiuto, mai ammesso e da molti dimenticato. Questo potrebbe innescare una discussione su quali azioni siano consentite in tempo di guerra.”. Oggi anche l’ONU torna a dibattere sulla questione: lo scorso  27 marzo,  a Ginevra,  in occasione della Quarta Sessione del Consiglio dei diritti dell’uomo dell’Organizzazione delle Nazioni unite (ONU), André Bouny [10] ha illustrato «Gli effetti dell’Agent orange in Vietnam e le sue conseguenze».  Con  argomenti documentati e convincenti, riferendosi a numerose convenzioni internazionali, ha indicato l’uso dei defoglianti e della diossina durante la guerra come un crimine di guerra.

Dunque di capitolo se ne apre oggi uno nuovo, cui fa capo anche l’Appello Internazionale dei giuristi per la responsabilità degli Stati Uniti, appello che tutti noi possiamo sostenere firmando la  la petizione promossa dal Lien Viet Nam su www.aafv.fr . Il testo dei giuristi internazionali ricorda dapprima le grandi tappe dei processi contro le aziende di prodotti chimici; punto per punto, esamina gli argomenti di natura giuridica che conducono alla responsabilità degli  Stati Uniti. Il processo intentato dai Vietnamiti contro le aziende produttrici dell’ “Agente Arancio”, non è quindi che una prima, nuova tappa. A qualche settimana dall’inizio del dibattimento in appello, occorre fornire la più grande eco e diffusione all’iniziativa della VAVA ed unire attorno ad essa il sostegno, non solo degli amici del Viet Nam ma, di tutti coloro che pensano che una pace autentica non si possa  instaurare se i crimini di guerra rimangono impuniti, di tutti coloro che chiedono l’interdizione universale delle armi chimiche, di tutto coloro che “affermano la loro esigenza di un mondo umano e solidale liberato, grazie alla vigilanza collettiva, dalle tragedie come quella che ha colpito il Viet Nam.

 

Sull’agente arancio  

Qualche lettura  

- LUIGI BISANTI   (a cura di ), Gli    erbicidi: usi   civili   e   bellici. Il Vietnam, i veterani USA, Seveso. Effetti tardivi sull'uomo e sull'ambiente, Molisv- Arci-ambiente, Lega delle cooperative - Coneditor edizioni  1985
(Atti  del convegno: “Effetti tardivi sull'uomo e sull'ambiente dell'esposizione a diossine: conseguenze della guerra chimica in Viet Nam”, promosso ed organizzato dal Comitato di Milano dell’Associazione Nazionale Italia-Vietnam - 1984, Fondazione Carlo Erba con il patrocinio di Provincia di Milano, Regione Lombardia e Comune di Milano.

- “Effetto arancio sul viet nam” da “il manifesto” del 06 febbraio 2004

- “Dieci, cento, mille viet nam” da Alias  del 30 aprile 2005 - anno 8 n. 17

-  SCHOFIELD CORYELL ,“In  Vietnam, la diossina uccide ancora” da  Le monde diplomatique”, marzo 2002

- “Monsanto: dietro le scene” 16/04/2004 : http://www.polarisinstitute.org

- DIEGO COLOMBO, Quelli della diossina, Edizioni Lavoro, 2006

Numerosi articoli sull’agente arancio sono apparsi su
Mekong, notizie dal Fiume e dintorni
organo di stampa dell’Ass.Nazionale Italia-.Viet Nam

 

Siti

- Association d’amitie Franco-Vietnamienne  http://www.aafv.org/aafvint.htm

- Associazione Nazionale Italia Vietnam  http://www.italia-vietnam.it/

- Vietnam Association for Victims of Agent Orange (VAVA)  http://www.vava.org.vn
- C.O.S. (
Centro di Orientamento Sociale fondato da Aldo Capitini)
 http://www.cosinrete.it/2007_04/cosinrete3176_04.htm

 

HOANG LIEN su Nhan Dan Online, http://www.nhandan.com.vn/english/news/120305/fight.htm tradotto in italiano su  www.resistenze.org 
EVA MORLETTO su Volontari per lo sviluppo,   http://www.volontariperlosviluppo.it/2005/2005_3/05_3_07.htm

EMANUELE GIORDANA su Peacelink http://italy.peacelink.org/ecologia/articles/art_3341.html

- http://dirittodisapere.blog.tiscali.it/ww1899396/

 

[1] L’autrice, vietnamista, è membro del Consiglio di presidenza del’Ass. Nazionale Italia Viet Nam

[2] JEANNE MAGER STELLMAN et al., «The extent and patterns of usage of agent orange and other herbicides in Vietnam», Nature, Londra, 17 aprile 2003.

[3] Il legame di causalità tra diossina e alcune di queste  patologie non è sempre scientificamente dimostrato, ma le ricerche condotte negli Stati Uniti sui veterani di guerra americani hanno provato che tale sostanza è responsabile di molte patologie acute o croniche, in particolare di diversi tipi di cancro. In Viet Nam, gli studi genealogici confermano che le famiglie, in cui un ascendente ha subito le irrorazioni, sono particolarmente colpite da aborti spontanei e malformazioni congenite..

 [4] Secondo New Scientist, il giudice ritenne impossibile procedere, mancando le basi giuridiche per chiarire il legame tra l’insetticida e i danni prodotti dall’esposizione ad esso. La sentenza giunse in concomitanza con la decisione del US National Institute of Environmental Health Sciences, che cancellò i fondi di un progetto di studio per valutare la dannosità per la salute della diossina TCDD, elemento calla base del defogliante. Stando alle motivazioni ufficiali, il progetto non sarebbe proseguito a causa della inadeguata collaborazione del governo vietnamita. Per maggiori informazioni sull’argomento: www.aafv.org, sito dell’Ass.France-Vietnam, sul quale si può anche firmare  la petizione lanciata dalla VAVA (l’Associazione vietnamita per le vittime dell’agente arancio), per sostenere l’iniziativa di sette giuristi internazionali a proposito delle responsabilità degli Stati Uniti  nei confronti del Viet Nam per lo spargimento di defoglianti.

 [5] Dal depliant dell’Associaione Nazionale Italia-Viet Nam, redatto in occasione dell’iniziativa torinese del 20 aprile 2005.

[6] In rappresentanza dell’Italia, l’Associazione Nazionale Italia-Vietnam per l’amicizia, la solidarietà, gli scambi scientifici e culturali.(www.italia-vietnam.it)  

[7] Sul tema dell’agente arancio, l’Associazione Italia-Viet Nam, ha in corso di stampa un libro recente ed aggiornato. Si tratta de L'agent orange au Viêt Nam. Crime d'hier, tragédie d'aujourd'hui (AUTORI VARI-Association d’amitié France-Viet Nam, edito in Francia nel 2005). L’ edizione italiana aggiornata è a cura di S.Scagliotti e N.Mocci, del Centro di Studi Vietnamiti di Torino.  

[8] L’appello è visibile, in lingua italiana, sul sito dell’Associazione Italia-Viet Nam (www-italia-vietnam.it). La perizio-ne si può firmare, al momento  sul sito www.aafv.fr .

[9] 15 Agosto 2004

[10] Thu Hà Nguyên/CVN http://lecourrier.vnagency.com.vn/d...
 

STORIA DI HUE  - Tranches de vie

di Nguyên Quang Đat*

Nella provincia di Quang Tri, il reddito delle famiglie con un membro portatore di handicap, è della metà inferiore a quello delle famiglie non colpite; i costi medici sono elevati ed occorre reinserire le persone colpite aiutandole ad entrare nella vita economica e sociale del Paese, fornendo loro i mezzi per far fronte alle necessità di base. Si può ad esempio indirizzarli verso alcuni mestieri, sostenere la crescita del reddito familiare fornendo, ad esempio, la possibilità di allevare animali (maiali, vacche, bufali). Il governo prende parte attiva in questo progetto, ma occorre la solidarietà internazionale.

A Quang Tri, intere regioni rimangono oggi impraticabili e dunque non coltivabili. Il terreno è povero e produce una vegetazione rada, chiamata in Viet Nam «erba americana». Il suolo non coltivabile, comprese le foreste di mangrovie, deve quindi essere sottoposto a urgente rimboschimento. La ricaduta sociale del dramma dell’agente arancio costituisce un pesante fardello che sollecita all’attenzione ed al sostegno di tutti, a livello internazionale. Porto ad esempio il caso di due famiglie che stanno soffrendo traumi psico-fisici: la guerra è finita da oltre  30 anni, ma il dolore, sia fisico che mentale, oggi perdura. 

Nella sola provincia di Thai Nguyen - una delle zone più colpite del Nord Viet Nam - si contarono oltre  14.000 vittime di armi chimiche. Qui vive  Hue, una bambina di 14 anni. Non è in grado di gestire le sue attività quotidiane, Hue. Sa solo piangere, urlare e rompere qualsiasi cosa le capiti sotto mano. Suo padre  Pham Quang Thinh mi ha raccontato che nel 1973, era arruolato nell’esercito vietnamita; combatteva  a Tay Nguyen (Sud Viet Nam). Subì le irrorazioni americane. Nel 1980, Thinh tornò al paese natio e si sposò con la speranza di un futuro sereno, ora che c’era la pace. Nel 1992, nacque Hue, una bambina adorabile, apparentemente sana e vispa. Quando la piccola compì 3 anni, tuttavia, prese a mostrare sintomi preoccupanti: mordeva e aggrediva sua madre, digrignava i denti e dormiva pochissimo…  Thinh e sua moglie da quel momento in poi dovettero dedicare tutto il loro tempo alle cure per la piccina. L’ospedale Thuy dien, diagnosticò l’epilessia. Dall’età di cinque anni, la mente di Hue è come vuota e la sua salute no fa che peggiorare. L’ex-soldato Luu An Binh, originario della cittadina Hoa Thuong - sempre nella provincia di Thai Nguyen - racconta una storia non meno drammatica. Il suo primo figlio,  Manh è nato con la pelle giallastra e con le convulsioni. Da quando ha preso a camminare bighellona intorno casa, si strappa i vestiti, passa le notti in bianco. Parla a solo, con un idioma che nessuno può comprendere. Il secondo figlio di Binh ha gli stessi sintomi. E lo stesso Binh, che subì le irrorazioni,  rivela che, ad ogni cambio di stagione, la sua pelle diventa secca ed insensibile sino a cadere a placche.

Ho raccontato queste storie perché penso che sia giusto far conoscere – anche se per brevi immagini - la condizione delle vittime  dell’agente arancio. Dobbiamo tutti riflettere. E, possibilmente, dare sostegno e conforto.  

*L’Autore, Architetto, è collaboratore della Biblioteca di studi vietnamiti Enrica Collotti Pischel di Torino.



Agente arancio

 

Signor agente arancio!  Buongiorno…

Qual cattivo vento ti porta qui attorno?

Sei solo o in compagnia,

tu con la tua potente alchimia?

Da quando aleggi sul mio viso,

mangio  legumi e riso

che han sapore strano e colore incerto …

Com’è che il Cielo ci infligge tal reperto?

Un cocktail così letale

da farci stramazzare.

 

Crudele stagione delle piogge

stremò  l'agricoltura.

Quella stagione ancora perdura.

La diossina è senza anima   

Eppur contamina.  

E nel mio  paese prodigioso,

 il manto erboso

trabocca di vegetali inquinati,

maleodoranti e intossicati.

 

Qual  genitore, lo dico in un bisbiglio,

vorrebbe nutrire con sostanze tossiche  suo figlio? 

Malattie genetiche e  handicap inguardabili

infettano i  nostri giovani, rendendoli disabili.

 

Ad ogni nuova luna, tu lo sai

questa storia non cambia mai..

Ma io  affermo, pur  senza rabbia alcuna,

che aver due teste, non è meglio che averne una.

 

                                               Vincent Bouchard, cooperante di
                                                       CECI-Vietnam, 
6 juin 1997

                                  Testo liberamente tradotto da Emma Rondeau